Domenica 20 novembre 2022 al Presidio Leonard Peltier di San Didero l’avvocato Flavio Rossi Albertini, legale del militante anarchico Alfredo Cospito, ha partecipato ad un incontro organizzato dal collettivo Caza Feu (lo spazio autogestito da qualche mese attivissimo a Bussoleno) all’interno delle mobilitazioni in solidarietà con Anna Beniamino e Alfredo Cospito, a seguito delle sentenze per il processo Scripta Manent confermate in Cassazione il 6 luglio scorso.

Un processo con un nome che ci riporta alla massima latina così spesso citata dagli insegnanti di liceo, che scherzosamente ricordavano: “Scripta manent, verba volant…” per sottolineare la necessità di comprovare con delle “verifiche” l’apprendimento degli alunni e delle alunne. Peccato che in questa vicenda giudiziaria ci sia poco da scherzare.

Dopo più di sei anni dagli arresti motivati da questo grave teorema accusatorio nei confronti di militanti anarchici e anarchiche, siamo ora in attesa del ricalcolo delle condanne, rispetto alla sentenza già emanata dalla Corte di Cassazione, e la data sarà il 5/12/2022 al tribunale di Torino.

“Siamo qui per questo, in una partita a dadi senza fine tra l’autorità e la sua negazione” leggiamo in uno scritto di Anna Beniamino, imputata nel processo insieme ad altri compagini e compagne per questo giudizio. Una frase che descrive come meglio non si potrebbe la situazione. Il processo Scripta Manent è infatti un processo prima di tutto agli anarchici e alle anarchiche, a priori individuati come pubblici nemici. Gli inciampi, i rimbalzi, le forzature e le storture del sistema giuridico italiano, in questo come simili eventi, sono evidenti.

Non a caso un gruppo che inizialmente contava solo 20 avvocati, diventati in seguito più di 200, si sono pronunciati in un testo che denuncia pubblicamente un’evidente volontà sanzionatoria contro l’appartenenza politica all’anarchismo in Italia, rispetto alle condanne derivanti il processo.

Stiamo parlando di fatti in cui non ci sono né feriti né vittime né danni ingenti, che però ‘giustificano’ per gli imputati Alfredo Cospito e Anna Beniamino, una condanna definitiva per Strage politica, ai sensi dell’articolo 285 del codice penale, reato punito con l’ergastolo ostativo. Circa l’illegalità di questo pronunciamento che equivale in pratica a una condanna a morte, si è recentemente espresso anche Luigi Manconi, sulle pagine de La Repubblica e de Il Riformista.

In Italia non occorre avere una gran memoria per ricordare le Stragi di Stato che inaugurarono la Strategia della Tensione, negli anni delle contestazioni politiche seguite al 1968: piazza Fontana a Milano, Piazza della Loggia a Brescia, la bomba alla Stazione di Bologna, solo per citarne alcune. Come non occorre riandare tanto a ritroso nel tempo, per ricordare la Strage di Capaci o di Via D’Amelio, solo per citare i casi più eclatanti. Ebbene, in nessuna di queste vicende che causarono parecchi morti e feriti, oltre alla devastazione di aree pubbliche, che furono causa di spargimento di sangue e di infiniti strascichi nelle piazze e nelle strade italiane, non c’è mai stata nessuna condanna per il reato di Strage Politica.

Senza incorrere in tecnicismi (un linguaggio peraltro famigliare per chi ha seguito negli anni i diversi processi che hanno coinvolto i movimenti di contestazione in Italia), non possiamo non rilevare la gravità di teoremi accusatori, che inchiodano gli imputati non tanto alla ‘colpa’ circa specifici fatti peraltro rivendicati, ma elevano a ‘colpa’ il solo fatto di appartenere a una determinata area politica, aprioristicamente imputabile in quanto antagonista. Qualunque sia la condotta e il profilo individuale (nel caso di Alfredo Cospito andrebbe sottolineata la produzione di articoli, scritti, la pubblicazione di ben due libri, benché detenuto in carcere), in un reato associativo tutto diventa imputabile per il solo fatto di appartenere a un’area di pensiero criminale, secondo il teorema stesso. Purtroppo sono numerosi i casi che hanno come accusa l’associazione sovversiva finalizzata al terrorismo (270 bis): un ambito legale in cui la custodia preventiva, le intercettazioni, il massiccio uso di dispositivi di controllo intrusivi nella vita di militanti politici e politiche, sono a priori autorizzati data la gravità dell’impianto accusatorio.

Il carosello mediatico negli anni si è accodato ad una riproposizione acritica del punto di vista dell’accusa, senza alcuna messa in discussione o sollevazione di criticità: un copia-incolla finalizzato a rinforzare la demonizzazione degli accusati.  Su questo inquietante aspetto si è soffermato in più occasione l’ex magistrato Livio Pepino, recentemente anche al convegno che si tenuto a Bussoleno il 16/10/2022 sul tema “Associazione a resistere, proteggiamo la protesta”, per commentare le vicende oggetto dei maxi processi che vedono da anni inputati molti attivisti No Tav per non dire del procedimento in corso contro l’intera attività del CSA Askatasuna di Torino. Un intervento, quello di Livo Pepino, che sottolinea una vera e propria “ridefinizione delle tecniche di governo della società di fronte al dissenso, alla protesta, alle lotte sociali”.

A partire da aprile 2022 Alfredo Cospito è stato sottoposto al regime del carcere duro noto come 41 bis: una condanna concepita per i condannati a reati mafiosi refrattari a collaborare con la giustizia e che per la prima volta è stato riservata ad un militante politico. Questo tipo di regime carcerario è identificabile con la tortura, per le condizioni di totale deprivazione, di contatti con l’esterno, per non dire sensoriale, inflitte al condannato.

Per questa ragione, il 20 ottobre scorso, Alfredo ha iniziato uno sciopero della fame e alla data di oggi ha già perso più di 20 chili, con gravi conseguenze sulla sua salute fisica parzialmente mitigate dall’assunzione di integratori alimentari che gli sono stati concessi solo dopo la visita al carcere di Bancali di Mauro Palma, Garante Nazionale per i Diritti delle persone private della libertà personale.

E dal 7/11/2022 è in sciopero della fame anche Anna Beniamino, detenuta al Carcere di Rebibbia a Roma.

Ciò che occorre con urgenza affrontare è la questione delle condanne esemplari attribuite ad Anna e Alfredo che si trovano nelle patrie galere solo per scontare la colpa delle loro idee, e delle azioni connesse con la loro appartenenza politica. In questo tetro scenario, non è mancata la solidarietà anche internazionale e la denuncia di queste vicende che potrebbero sembrare lontane dalla quotidianità, ma non lo sono.

Le voci dissonanti contro le grandi opere, le devastazioni ambientali, il modello ultraliberista, contro la repressione del dissenso politico, aprono scenari di altri mondi non normati dalle logiche di potere che possono superare queste barriere e continuare a circolare anche grazie e attraverso la fermezza dei prigionieri e prigioniere che non si arrendono allo stato di cose presenti.

Solidarietà con Anna, Alfredo, Juan e Ivan in sciopero della fame.

Viola Hajagos