Nonostante la data non facile (il sabato prima di Pasqua), erano tante le bandiere multicolori per la pace e le bandiere No Tav che hanno marciato oggi (16 aprile) nel vento e nel sole della Val di Susa per il Corteo contro la guerra e contro le devastazioni. Sventolanti insieme a quelle di Potere al Popolo, di Rifondazione, dei CARC, del Movimento NoMuos, dei Fridays For Future, Cambiare Rotta, OSA: erano parecchie migliaia i manifestanti arrivati anche da Milano, da Pisa, da Trento, da Roma, e soprattutto da Torino, per ribadire una volta di più e soprattutto in questi tempi di guerra, il più convinto NO, a un paradigma economico che non può che essere di aggressione, nei confronti dei territori e delle popolazioni che li abitano.

Appuntamento, come in tante altre occasioni in passato, alla piazza del mercato di Bussoleno, tappezzata di striscioni, dove Alberto Perino (storico leader del movimento) ha pronunciato poche e chiarissime parole: “Mi hanno chiesto: cosa volete dire ai politici con questa marcia? Una cosa sola: andatevene a casa! Avete fatto veramente schifo! State solo cercando di arrivare a novembre per garantirvi in ogni caso la pensione e siete disposti ad approvare qualunque cosa!”

Presente anche questa volta una nutrita delegazione di sindaci NoTav, che hanno sfilato con la fascia tricolore fino allo spiazzo di San Didero, Località Baraccone: di fronte a quel vergognoso fortino che da oltre un anno (da quella notte di drammatici scontri, tra il 12 e il 13 aprile dell’anno scorso) è difeso giorno e notte dalle Forze dell’Ordine. In pieno lockdown, approfittando di una situazione ancora emergenziale sul piano sanitario, decine di veicoli militari fecero irruzione quella notte in valle, procedendo alla requisizione di un’area boschiva estesa come nove campi di calcio, che negli anni era cresciuta intorno a una costruzione ormai abbandonata da anni che il Movimento NoTav aveva risanato e adibito a presidio – una ferita che la Val di Susa non ha mai metabolizzato.

E una ferita contro la quale anche oggi i manifestanti hanno rumorosamente protestato con fragorose battiture: contro quelle recinzioni imposte con la forza, manu militari, senza alcune consultazione con l’Amministrazione Locale – e a tutt’oggi completamente fini a sé stesse, fortificazione dell’ennesimo cantiere mai partito, a parte la più selvaggia deforestazione di un area che era l’unico polmone verde in bassa valle.

Una manifestazione quindi, quella di oggi, che più che mai ha insistito sul tema della guerra: guerra all’ambiente, guerra al pianeta, guerra tout court “perché la cifra del capitalismo è la guerra” ha sottolineato in particolare Nicoletta Dosio.

“La deforestazione messa in atto dai promotori della Torino-Lione” citiamo da uno degli ultimi post del sito www.notav.info “ha raggiunto livelli preoccupanti, circa 5mila piante abbattute. Un solo albero può soddisfare il fabbisogno di ossigeno di dieci persone ed è in grado di assorbire dai 20 ai 50 kg di Co2 presenti nell’aria. Nel prossimo futuro in Val Susa a causa dei lavori legati alla costruzione del tunnel di Chiomonte potrebbero essere emesse nell’atmosfera ben 12 milioni di tonnellate di Co2! (… ) Per non dire dei costi: quanti soldi che potrebbero essere destinati a scuola, sanità, servizi, sostenibilità e reddito dobbiamo ancora sprecare?…”

Per non dire delle finalità anche militari del TAV, come in effetti gli stessi documenti EU non avevano mai nascosto – e come diventa più che mai chiaro oggi, con una guerra ormai in corso da 50 giorni in Ucraina che potrebbe facilmente estendersi al resto dell’Europa, o deflagrare in Guerra Totale.

“Per questo la giornata di oggi non è solo per ribadire il nostro NO al Tav, ma per dichiarare il nostro più deciso NO alla guerra” ha sottolineato nel suo intervento Nicoletta Dosio. “Una guerra nei confronti degli esseri umani, nei confronti della natura, una guerra che è continuo consumo di suolo, continuo assedio dei territori. Il messaggio che vogliamo lanciare oggi non è solo di generica opposizione, ma è un messaggio di lotta al capitalismo, che precisamente sulla guerra agli essere umani e alla natura basa il proprio infinito profitto. Un sistema che ha continuamente bisogno di distruggere, perché solo così potrà avere qualcosa da ricostruire – e che precisamente sulla distruzione fonda la forza del proprio dominio. Tutto questo ci fa dire che la nostra lotta non è solo contro un treno, contro una Grande Opera inutile e dannosa – ma è più che mai giusta e indispensabile. Dire NO alla guerra significa per noi dire NO alla militarizzazione che da decenni vede sotto assedio i nostri territori, NO alla prigioni che si riempiono dei nostri compagni, oltre che dei poveri di questo mondo come è sempre stato. E soprattutto NO alla NATO. Oggi diciamo con forza: Fuori l’Italia dalla NATO, fuori la NATO dall’Italia! La NATO deve scomparire, in quanto principale responsabile di un espansionismo che non può che condurre alla guerra, che anzi letteralmente la prepara. Perciò oggi vogliamo ribadire anche la nostra più sentita solidarietà nei confronti di quei lavoratori che concretamente, con le loro azioni, riescono in qualche modo a sabotare questa guerra: fermando il traffico delle armi, la loro produzione… Oggi qui in Val di Susa vogliamo dire che siamo in tante e tanti a opporci a questo regime di morte e che dobbiamo tutti insieme più che mai impegnarci, perché altrimenti non potrà esserci futuro per nessuno…”

La Marcia della Resurrezione l’aveva definita Alberto Perino qualche giorno fa, durante una delle tante Assemblee preparatorie. “Non c’è dubbio che il Movimento NoTav sia un punto di riferimento per la democrazia e per la libertà nel nostro paese” gli ha fatto eco Giorgio Cremaschi. “Da 30 anni la Val di Susa subisce una narrazione violenta e criminalizzante, precisamente la stessa che oggi subiamo tutti quanti: una logica guerrafondaia, di propaganda, ferocemente allineata agli interessi dell’industria della morte. Per questo è naturale legare la lotta contro il TAV alla lotta contro la guerra e contro la NATO, perché è proprio la stessa lotta. Oggi qui in Val Susa noi capiamo che parallelamente alla lotta contro il TAV che dura da 30 anni, si sono combattute tutte le guerre contro cui abbiamo tentato di opporci, da 30 anni a questa parte – e tutte guerre volute dalla NATO, o funzionali agli interessi che ne giustificano l’esistenza.”

Su questo parallelismo il Movimento NoTav ha recentemente pubblicato un mini dossier, dal titolo “Il Tav all’interno dei corridoi di mobilità militare europea” curato in particolare dal giovane ricercatore Luca Bardino e che merita tutta la nostra attenzione. Tra i contributi più interessanti, quello di Sergio Cararo che non a caso si intitola: “La persecuzione contro il Movimento NoTav ha la NATO tra i suoi mandanti”. Ecco, appunto… à suivre!

Foto di Nicoletta Ouazzene