Poche ore fa, un tweet di Wikileaks ha avvertito tutto il mondo che la Suprema Corte inglese ha negato l’appello chiesto da Julian Assange. Ciò significa, in altre parole, che il caso ritorna direttamente nelle mani del Segretario di Stato britannico Priti Patel.

La decisione della Corte Suprema del Regno Unito di negare a Julian Assange la possibilità di ricorrere contro una precedente decisione dell’Alta Corte che ne autorizzava l’estradizione negli Usa è, secondo Amnesty International, un colpo alla giustizia e allo stesso Assange.

“La Corte Suprema ha perso l’opportunità di fare chiarezza sulle rassicurazioni fatte al Regno Unito dagli Usa, i quali avevano garantito che Assange, in caso di estradizione, non sarebbe stato torturato: si tratta di rassicurazioni del tutto infondate” – ha dichiarato Julie Hall, vicedirettrice delle ricerche sull’Europa di Amnesty International.

“L’isolamento prolungato è una caratteristica principale della vita di molti detenuti nelle prigioni di massima sicurezza degli Usa. Per il diritto internazionale equivale alla tortura. Il divieto di tortura è assoluto e le vane promesse di un equo trattamento di Assange da parte degli Usa costituiscono una minaccia a tale divieto” – ha proseguito Hall.

“La decisione della Corte Suprema è anche una brutta notizia per la libertà di stampa, poiché conferma la deriva intrapresa dagli Usa di processare per spionaggio chi pubblica informazioni. Pretendere che gli Stati, come in questo caso il Regno Unito, estradino persone che hanno diffuso informazioni riservate di interesse pubblico rappresenta un pericoloso precedente che dev’essere respinto. Gli Usa devono immediatamente annullare le accuse contro Assange”, ha sottolineato Hall.

Altro per ora non si sa; si conosce solo il documento ufficiale in cui viene chiarita la decisione. Qui di seguito la traduzione delle parti più importanti:

Il 22 gennaio 2022, la Suprema Corte inglese certifica che un’istanza legale di estrema importanza era stata sollevata da Mr. Julian Assange […] Un panel di tre giudici della Suprema Corte ha preso in considerazione il problema e questo pomeriggio (il 14 marzo 2022) ha rifiutato (ad Assange n.d.r) il permesso di appellarsi sulla base di tali assunti: “La richiesta non è basata su alcuna valida questione legale”. Siamo spiacenti che l’opportunità (di permettere ad Assange di appellarsi n.d.r) non sia stata presa in considerazione date tali circostanze problematiche, nelle quali (invece n.d.r) lo Stato richiedente può dare garanzie dopo la conclusione di una completa audizione. Nel caso di Assange, la Corte aveva rilevato l’esistenza di un rischio reale di non accesso ai trattamenti (medici n.d.r) nel caso di una sua estradizione. […] Il caso […] viene ora rimesso presso la corte di Westminster, la cui funzione sarà successivamente limitata a rimettere la decisione nelle mani del Segretario di Stato Priti Patel. È del Segretario di Stato dunque la decisione se accettare o rifiutare l’estradizione (di Assange n.d.r) negli Stati Uniti sulla base di determinati assunti legali. La difesa ha la possibilità di fare richieste (legali n.d.r) al Segretario di Stato nelle prossime quattro settimane, prima che la stessa emetta la sua decisione finale.

Attualmente Julian Assange, giornalista noto per essere stato il fondatore, l’anima e il portavoce di Wikileaks, è rinchiuso dal 19 aprile 2019 presso il carcere di Belmarsh, nel Regno Unito, da dove rischia di essere estradato negli Stati Uniti. La sua colpa è di aver diffuso documenti secretati relativi alle guerre in Iraq e Afghanistan, contenenti le prove di crimini compiuti dagli Stati Uniti durante queste guerre imperialiste e di averne “rovinato” l’immagine promossa dalla retorica dell’American dream e dall’ebrezza dell’American style of life. Per tutto questo, Julian Assange rischia la detenzione a vita, o meglio 175 anni di carcere.

https://twitter.com/wikileaks/status/1503410106297376769?cxt=HHwWgoCzmdfhl90pAAAA

https://www.amnesty.it/appelli/annullare-le-accuse-contro-julian-assange/