Siamo d’accordo con questa affermazione di Greta Thunberg e della madre Malena Ernman tratta dal loro libro “di famiglia” La casa in fiamme. E come loro crediamo che per una transizione ecologica efficace, sia fondamentale “sfidare quelle strutture e quei valori che hanno creato la crisi in cui oggi ci troviamo”.

Quelle strutture e quei valori sono quelli del patriarcato contro cui il femminismo lotta da sempre.

Una lunga tradizione femminile lega, inoltre, le donne e il femminismo alla questione ambientale. Ne fanno parte:

  • la biologa e zoologa Rachel Carson, che con Primavera silenziosa nel 1972 dette origine all’ambientalismo di cui è riconosciuta madre fondatrice;
  • Laura Conti, medica e scienziata che ha segnato del suo amore per il sistema vivente l’impegno sui temi ambientali, in particolare dal disastro ambientale che colpì Seveso nel 1976;
  • Carolyn Merchant che rilesse la storia della scienza mostrando le trasformazioni culturali che hanno portato alla scienza moderna caratterizzata dalla volontà di dominare la natura, la stessa volontà di dominio esercitata sulle donne (La morte della natura, 1979);
  • il vasto movimento di donne formatosi dopo il disastro nucleare di Cernobyl nel 1986 e che unì alla critica del modello di sviluppo, la formulazione del concetto di “coscienza del limite”;
  • Maria Mies che ha mostrato come al centro della crisi ambientale stia la negazione della dipendenza dalla natura, dal corpo e dalla riproduzione, il falso senso di autonomia maschile sotteso all’antropocentrismo (1986);
  • la scienziata, femminista e attivista indiana Vandana Shiva che riuscì a condensare nella nozione di mal(e) development l’intreccio di cattivo sviluppo e genere maschile.

Queste donne – e non solo loro – sono nostro riferimento primario per orientarci rispetto alle questioni ambientali. Anche per l’eco-femminismo, infatti, esistono diverse declinazioni di pratiche e pensiero. In continuità con le elaborazioni di quelle che consideriamo nostre maestre, oggi avvertiamo una forte urgenza a prendere la parola

per denunciare i limiti di una politica

  • che esalta in astratto il valore della vita e concretamente minaccia le vite reali delle specie che abitano il pianeta;
  • che tende a considerare la riduzione delle emissioni questione di mera pertinenza tecnica e scientifica, senza una sostanziale trasformazione delle ideologie e delle economie;
  • che sembra ignorare le ragioni principali del cambiamento climatico – la mercificazione della natura e il sovraconsumo dei paesi del Nord del mondo – e si fonda sulla logica della mitigazione e dell’adattamento invece che favorire una prospettiva di riduzione e prevenzione;

 

ed affermare l’improrogabile necessità di passare

  • da una società dominata dall’ordine simbolico della morte a una orientata verso la vita;
  • da un modo di pensare astratto, dominato dalle opposizioni ad un modo di pensare reticolare;
  • da una politica fondata sulle categorie universalistiche, ad una fondata sul simbolico del materno: il dare e nutrire come simbolo e modello di un’altra economia fondata sull’etica della cura, di un’altra società in armonia con la natura.

 

comunicato Biblioteca delle donne e Centro di consulenza legale UDIPALERMO onlus