A Palermo nasce il “Laboratorio Sociale Malaspina”, da una azione sociale che secondo noi si configura come una rivendicazione de facto di quel diritto della CittadinanzAttiva negato, in uno con il principio di sussidiarietà costituzionalmente riconosciuto, ma da sempre disatteso dal ceto politico istituzionale, con l’eccezion fatta per quelle “forme di partecipazione riconosciute”, riconducibili all’autoreferenzialità ed alla riproducibilità stessa del quadro cetuale esistente.

Ma veniamo ai fatti. Nella mattinata del 5 gennaio un gruppo di studenti ha occupato l’ex asilo di via Arrigo Boito, i quali scrivono: «Possiamo dire, senza possibilità di essere smentiti, che le uniche volte in cui lo spazio è stato utilizzato è stato solo grazie a forme di occupazione e uso diretto da parte dei cittadini. Le istituzioni comunali, in particolare la proprietà dello IACP (Istituto Autonomo Case Popolari), durante lo sgombero del 2010, avevano annunciato fantomatiche associazioni pronte a riaprire lo spazio e offrire, entro un mese dallo sgombero, servizi al quartiere. Nel gennaio del 2020 il direttore generale dello IACP aveva annunciato che l’ex asilo sarebbe stato affidato “a un’associazione che si occupa di recupero scolastico e attività ludiche”. Dopo quasi due anni l’immobile è ancora vuoto, sigillato e deserto; nessun servizio per il quartiere è stato attivato».

Orbene, premessa l’inerzia colpevole delle istituzioni, gli studenti proseguono nella loro dichiarazione precisando che: «Nelle settimane scorse abbiamo raccolto centinaia di firme nella zona e la volontà degli abitanti del quartiere è chiara: questo spazio, che il Comune sta sottraendo alla collettività, deve essere riaperto. Questo quartiere è conosciuto soprattutto per la presenza del carcere minorile, un luogo di marginalità, di chiusura e costrizione. Noi invece vogliamo costruire un laboratorio sociale di protagonismo e di cura delle necessità degli abitanti. In particolare, vogliamo restituire lo spazio ai tanti studenti che frequentano le diverse scuole qui intorno e che hanno diritto a un luogo in cui studiare, organizzare iniziative e momenti di confronto, socializzare. L’immobile offre davvero tante possibilità di attivare servizi gratuiti e necessari per il quartiere. È questo che faremo. E noi, a differenza delle istituzioni, le promesse le manteniamo!».

In effetti quanto vergato dal neonato Laboratorio Sociale Malaspina difficilmente troverà qualcuno pronto a smentire quanto da essi asserito. Anzi già cominciano a manifestarsi in loro favore diverse prese di posizioni solidaristiche a sostegno della risposta sociale all’inerzia istituzionale. Fra i primi si sono espressi quelli dell’ ex di Laboratorio Zeta, già promotori della via autogestionaria ed oggi impegnati nell’esperienza politico-culturale della bibliofficina di quartiere booq alla Kalsa. Nel comunicato-booq leggiamo: «Molte delle storie legate a booq partono proprio da quella casa che per anni chiamammo Laboratorio Zeta. Sapere che quelle quattro mura oggi tornano a respirare ci ricorda la necessità di spazi e luoghi di cura in città. Sapere che lo fanno attraverso un’occupazione ancora di più. Ogni centimetro strappato alla logica del profitto, rappresenta una luce di speranza per questa città. Auguriamo un buon cammino al Laboratorio Sociale Malaspina».

Altra presa di posizione di consenso, all’azione sociale intrapresa dal basso, è quella degli attivisti del gruppo Ecologia Politica di Palermo che in una comunicato postato nella loro pagina social dicono: «Questo spazio sarà anche uno spazio ecologista dove immaginare e mettere in pratica azioni e contro saperi per la difesa della nostra Terra». In altri termini questa nuova generazione di ambientalisti mette il dito nella piaga del nostro tempo, quella del surriscaldamento del clima che le governance locali, nazionali e sovranazionali, a parole – nei vari simposi internazionali – cercano di risolvere, salvo poi propinarci ancora una volta il nucleare come panacea energetica, così come vorrebbe l’Unione europea che, in questi giorni, nel capitolo sulla cd. “transizione ecologica” a cui sono subordinate le risorse del Recovery plan, ha ritenuto di dovere inserire nella tassonomia delle fonti energetiche alternative – utili al sistema economico dominante – sia l’estrazione di gas sia la fissione nucleare dell’atomo.

Insomma questi nuovi ambientalisti palermitani ci ricordano, con molta più convinzione delle generazioni passate, quanto sia insostenibili questo modello produttivo basato sulla emissione di CO2 , date le nefaste ricadute interconnesse provocate dall’effetto sera – sia sulla società che sull’intero pianeta – oramai al limite del punto di non ritorno: «La Sicilia – dicono – è la regione in cui gli effetti della crisi climatica nell’ultimo anno sono stati più devastanti. Le istituzioni non agiscono in nessun modo per mettere in sicurezza i territori, né mettono in campo azioni di contrasto all’emergenza climatica. In più nella nostra città l’ amministrazione comunale firma accordi con Eni su temi come la sensibilizzazione ambientale e l’economia circolare. Da oggi facciamo da noi!».

Anche il Comitato di lotta per la casa 12 Luglio, da anni punto di riferimento delle famiglie senzatetto in cerca di una sistemazione abitativa dignitosa, si è schierato a fianco del Laboratorio sociale “Malaspina”, postando anche loro sulla pagina social del comitato una nota giustamente polemica contro l’amministrazione comunale orlandiana che – con due sindacature a disposizione, una di seguita all’altra – non ha trovato il tempo per una regolamentazione del patrimonio comune: «Riappropiarsi di spazi – secondo la presa di posizione del Comitato “12 Luglio” – lasciati all’abbandono e riadattarli ad un uso sociale è una pratica giusta che va sostenuta. Da troppo tempo si parla di beni comuni, da troppo tempo rimane nel cassetto una proposta di regolamento comunale sui beni comuni e sul loro riuso sociale, ora è arrivato il momento di porre con forza la questione!»

Per chiudere, diciamo che probabilmente questa vicenda non risponde alle dinamiche della politique politicienne: i bisogni sociali e i desideri della moltitudine sono disposti in una temporalità e in uno spazio asimmetrici rispetto alle risposte che il Politico è in grado di dare, ammesso che si vogliano riconoscere autonomie soggettive altre da quelle omologhe costituite.