Marco Piracci, teorico dell’ecologia radicale e libertaria, autore di Anarchia Verde (Bepress, 2016), nel suo ultimo libro “Cyborg” (La Fiaccola, 2020) ci parla dei rischi di una società sempre più autoritaria, tecnocratica e postumana. Un libro scritto nel 2020 in piena pandemia, ed ogni giorno più attuale.

Perché questo titolo, che cosa è un cyborg?

E’ un miscuglio del nostro corpo naturale con innesti hardware, protesi tecnologiche e altri impianti. L’Associazione Italiana Transumanisti descrive il postumano come un discendente di un essere umano che è stato incrementato fino al punto di non essere più umano perché in grado di resistere all’invecchiamento e superare tutte le malattie. La prospettiva transumanista delinea, però, orizzonti non omogenei. Infatti, se alcuni teorici come Kevin Warwick propongono una semplice modifica del nostro corpo tramite dispositivi in grado di aumentare il livello della performance, altri puntano a rinunciare a gran parte del corpo, ad esempio mantenendo solo il cervello trasferito all’interno di macchinari in grado di sopportare temperature estreme e dosi di radiazioni che altrimenti risulterebbero fatali…

Sembra fantascienza… lo è?

Magari fosse solo fantascienza, purtroppo queste proposte sono sempre meno le aberrazioni di una ristretta élite intellettuale e sempre più degli obiettivi prospettici che, con più o meno convinzione, fasce di popolazione sempre maggiormente estese condividono. Per rendercene conto possiamo pensare alle oltre 10.000 persone che in Svezia hanno deciso di installarsi dei chip sottocutanei per poter pagare senza utilizzare le carte di credito o al crescente numero di persone che si sta impiantando dei micro-dispositivi per stimolare le sensazioni corporee. Ricordiamo anche Neuralink, una delle tante società di Elon Musk, che sta sperimentando (su poveri scimpanzè) un microchip da impiantare nel cervello per collegare telepaticamente uomini e macchine.

Nel tuo libro approfondisci il ruolo della scuola in questa esaltazione acritica della tecnoscienza.

La scuola ha un ruolo centrale, sia perché abitua alla separazione, al predominio del razionale, a ciò che è calcolabile, sia perché sempre di più si utilizzano device tecnologici. Poco spazio è lasciato alle emozioni, alle intuizioni, alla percezione di unità con la natura interna ed esterna. Inoltre i bambini devono imparare ad essere silenziosi, attenti, ordinati, composti e compassati. Ecco perché lo spirito critico va represso e la contestazione non è ammissibile. Se ci pensiamo bene, a scuola vengono mortificate perfino le esigenze biologiche più elementari. Infatti, per andare in bagno, le bambine e i bambini devono sottoporre un’esigenza corporale all’approvazione di un’autorità esterna che concede o meno il permesso. La forma organizzativa a cui la scuola abitua non è altro che il pilastro centrale dell’espansione della tecnoscienza, quella che Giorgio Agamben definisce, giustamente, la nuova religione. Ovviamente ci sono ottime e valide eccezioni, grazie a maestre e maestri che mettono al primo posto empatia ed umanità.

Siamo sempre più incapaci di vivere in armonia con la natura. Questo ci porta a trovare surrogati tecnologici di ciò che distruggiamo?

E’ così. Pensiamo ad esempio ai problemi legati all’infertilità. Alcuni studi, come quello di Dominique Belpomme, ipotizzano che tra qualche decina di anni si arriverà ad una sterilità quasi generalizzata dello sperma maschile soprattutto a causa degli inquinanti organici persistenti. L’élite di governo pensa ad eliminare gli inquinanti organici persistenti o le altre sostanze inquinanti? No… Ecco che allora la risposta alla sterilità diviene la procreazione medicalmente assistita o in un futuro non troppo lontano forme di ectogenesi cioè la fecondazione dell’ovulo in laboratorio e lo sviluppo dell’embrione all’interno di alcuni macchinari. È proprio l’affermazione di quel sistema tecnico di cui parlava Jacques Ellul, per cui senza un macchinario l’uomo non riesce neanche più a riprodursi.

La tua critica al transumanesimo parte da una prospettiva libertaria, anarchica, ecofemminista…

Nel mio saggio è presente una parte che potremmo definire di ricerca dei dati e un’altra maggiormente orientata a presentare le varie teorie che propongono delle alternative all’esistente. Tra queste ho ristretto il campo a quelle impostazioni rispettose della dignità umana escludendo, invece, quelle in continuità con il classismo, l’autoritarismo, il razzismo, il maschilismo, con i quali ovviamente, sono in forte disaccordo. Bisogna però tenere presente che anche all’interno del femminismo e dell’animalismo, si sono sviluppate componenti che si proclamano fieramente tecno materialiste. Fortunatamente, di pari passo, sono nate anche componenti con tutt’altro orientamento come la decrescita, l’ecologia profonda, l’anarco primitivismo ed è proprio a queste che rivolgo il mio sguardo. Occorre avere una visione complessiva del processo in corso, provare ad andare alla radice dei problemi, ricordando che abbandonare una prospettiva di cambiamento più ampia potrebbe significare abbandonare il cambiamento stesso.

Che società ti aspetti dal prossimo futuro?

Ogni anno si estinguono circa 27.000 specie animali e vegetali, altri milioni di animali vengono massacrati nei laboratori per la vivisezione, miliardi torturati negli allevamenti intensivi. In questo tipo di società ogni anno aumenta il tasso dei suicidi, l’uso di psicofarmaci, i bambini e le bambine soffrono di analfabetismo emotivo. Oltre a questo, il cambiamento climatico, la crisi ecologica…Eppure per molte persone il problema ha una sola soluzione: quella tecnologica. Pensiamo alla proposta del ministro Cingolani (e della tassonomia UE) di introdurre la produzione di energia nucleare per uso civile o usare la tecnologia per catturare CO2. Si va verso uno scenario in cui le macchine assumeranno il totale controllo, anche in forma altamente ibridata con noi esseri umani. Paradossalmente le proposte transumaniste prendono forza dall’attuale debolezza dell’essere umano. Potrei spaventarmi per questo scenario e abbracciare una visione pessimistica ed arrendevole, poiché siamo in un punto in cui potremmo non avere una seconda possibilità. Al pessimismo della ragione, però, non potrei non opporre il richiamo dell’ottimismo della volontà, come ci ha ricordato Antonio Gramsci. In fondo, qualsiasi cambiamento sociale per quanto improbabile non è mai impossibile.

(Il libro può essere richiesto scrivendo una mail a: info@sicilialibertaria.it)