Il nostro grande amico, caro fratello, Jean-Marie Muller, filosofo e attivista nonviolento, si è spento il 18 dicembre in seguito a una malattia che lo aveva indebolito da diversi anni.

La famiglia di AUNOHR è profondamente addolorata. È con grande rammarico che annunciamo la triste notizia, soprattutto agli studenti che hanno continuato i suoi corsi di filosofia e a coloro che lo hanno conosciuto e ammirato in Libano e nel mondo arabo.

Lascia questo mondo ancora “malato di violenza”, come ha ben espresso durante il suo discorso all’inaugurazione del progetto pilota dell’università nel 2009, lasciando la Francia e l’Europa in particolare per continuare questa lotta nonviolenta.

Docente all’AUNOHR fino al 2015; la sua prima parola all’università e ai suoi fondatori è stata una congratulazione e una determinazione a “ripensare la violenza… e pensare la nonviolenza”. (Vedere il testo completo alla fine)
Dopo Gandhi, Muller ha insistito nel “battezzare” il termine NON VIOLENZA in filosofia, con 44 libri e pamphlet pensati e scritti nel corso dei suoi 50 anni di vita attiva.

Jean-Marie Muller è stato prima di tutto l’amico dei fondatori dell’università, Walid Slaybi et Ogarit Younan, dal 1989, lquando si sono conosciuti a Parigi.E fin dall’inizio, hanno preso l’iniziativa di introdurre Muller nel mondo arabo, cominciando dal Libano naturalmente, dal 1990, “il suo secondo paese” dice, poi in Siria, Giordania, Palestina, Iraq e Kurdistan. Una buona parte dei suoi libri e testi filosofici e strategici, tradotti in diverse lingue, sono stati tradotti anche in arabo, e recentemente i suoi amici in Francia hanno scoperto essere il più tradotto in arabo.

Nel 2019, l’ultima visita alla sua casa di Chanteau; l’ultimo scambio telefonico il 21 ottobre 2021, per il suo 82° compleanno; e gli ultimi due libri tradotti in arabo che usciranno presto sono su Camus e Mandela.

Le nostre sincere condoglianze alla sua famiglia, a sua moglie Hélène e ai suoi due figli, agli amici del movimento francese della nonviolenza di cui Muller è stato uno dei principali fondatori, così come ai membri dell’università, ai suoi professori, agli studenti e agli amici.
Addio, Jean-Marie Muller;
La famiglia di AUNOHR (Università Per la Nonviolenza e i Diritti Umani a Beirut)

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Testo del discorso di Jean-Marie Muller al lancio del progetto pilota AUNOHR nel 2009:

Quando i miei amici Dr. Ogarit Younan e Dr. Walid Slaybi mi hanno annunciato, durante il nostro incontro nel luglio del 2008 a Beirut, che avrebbero creato l’Università Araba per la Nonviolenza, è stato con grande gioia che ho accolto questa notizia.

Questa creazione è il culmine di molti anni di lavoro durante i quali Ogarit e Walid hanno continuato a scavare un ampio e profondo solco nel quale hanno seminato i semi della nonviolenza. Permettetemi di rendere omaggio alla loro determinazione e perseveranza che ci hanno consentito di riunirci oggi.

È stato nel settembre 1990 che sono venuto per la prima volta in Libano, invitato da loro. Ricordo che la guerra civile non era ancora del tutto finita e molti dei miei amici francesi mi sconsigliarono vivamente di accettare un invito che consideravano troppo pericoloso. Naturalmente non mi sono mai pentito di non averli ascoltati. Durante le tre settimane in cui sono rimasto, mi sono innamorato del Libano, e così resto.

Con Ogarit e Walid, abbiamo avuto molte occasioni d’incontro, sia in Francia che in Libano, e abbiamo stretto tra noi legami di profonda amicizia, legami tanto più forti perché intessuti dalla stessa convinzione che la nonviolenza esprime sia la verità dell’uomo che la speranza dell’umanità.

È quindi con grande emozione che mi trovo oggi in mezzo a voi.
Il Libano è malato di violenza. Il Medio Oriente è malato di violenza. Il mondo arabo è malato di violenza. L’Occidente è malato di violenza. Il mondo è malato di violenza.

Da nessuna parte la violenza è in grado di fornire una soluzione umana agli inevitabili conflitti che dividono e oppongono esseri umani, comunità, popoli e nazioni.

Da nessuna parte, mai, la violenza è la soluzione. Sempre, ovunque, la violenza è il problema.

Da nessuna parte la violenza scioglie il nodo del conflitto. Sempre, ovunque, non fa che peggiorare la situazione.

Da nessuna parte, mai, la violenza porta giustizia. Sempre, ovunque, la violenza raddoppia l’ingiustizia.

Da nessuna parte, mai, l’omicidio stabilisce la pace. Sempre, ovunque, l’omicidio favorisce la vendetta. Indefinitamente.

Da nessuna parte, mai, la violenza porta alla vittoria. Sempre, ovunque, la violenza è una sconfitta, un dramma, una disgrazia, una tragedia.

Tutti pretendono di difendere la loro causa. Ma uccidere un uomo non è difendere una causa, è uccidere un uomo. E pervertire qualsiasi causa.

Da nessuna parte, mai, la violenza mantiene la sua promessa di un futuro luminoso. Sempre, ovunque, la violenza porta le lacrime nell’oggi.
Quindi, la sfida che devono affrontare le donne e gli uomini di buona volontà all’inizio del XXI secolo è di avere l’intelligenza di inventare una soluzione al problema della violenza. Durante i corsi che si terranno in questa Università, si proporrà di cercare questa soluzione evidenziando le possibilità offerte dalla strategia dell’azione nonviolenta.

Da quel momento in poi, la sfida è quella di costruire una filosofia della non violenza. Una filosofia di vita. Una filosofia della speranza. Una filosofia, cioè una saggezza pratica che invita all’azione.
Sono proprio queste le sfide che l’Università Araba per la Nonviolenza vuole raccogliere.

È arrivato il momento di ripensare la violenza.

È arrivato il momento di pensare alla nonviolenza.

La vocazione di questa Università è quella di offrire alle generazioni che hanno già la responsabilità del futuro dell’umanità, la possibilità di acquisire la formazione intellettuale che permetterà loro di individuare i principi e i metodi della nonviolenza attraverso gli scritti e le azioni dei grandi testimoni della nonviolenza.

C’è infatti già una storia di resistenza nonviolenta che ha la sua letteratura e i suoi atti di nobiltà. Una storia scritta da donne e uomini che hanno rifiutato di rassegnarsi all’ingiustizia che oltraggiava la loro dignità e violava la loro libertà e che hanno saputo immaginare altri mezzi di resistenza oltre a quelli della violenza assassina. Più volte le loro lotte nonviolente si sono dimostrate efficaci.

A mani nude, sono riusciti a disarmare i loro nemici. Purtroppo, la loro storia è sconosciuta, ignorata, oscurata. Attraverso il prisma deformante dell’ideologia della violenza, la nostra memoria collettiva ha conservato solo la storia delle rivoluzioni armate e delle guerre assassine. L’Università Araba per la Nonviolenza vuole permettere ai suoi studenti di ricordare questa storia di lotte nonviolente e di appropriarsene.

Nel cuore di ciascuna delle nostre culture c’è l’esigenza della nonviolenza che conferisce ad ogni essere umano dignità, grandezza e nobiltà. Ogni nostra cultura è invitata a scoprire questa esigenza che è stata coperta dalle scorie dell’ideologia della violenza. Ogni nostra cultura è invitata a costruire una filosofia della nonviolenza e a dialogare con tutte le altre culture per esprimere insieme l’universale umano. Ciascuna delle nostre culture darà il proprio colore alla sua filosofia, che diventerà parte dell’arcobaleno della nonviolenza, annunciando una nuova alba nel cuore delle tenebre che ricoprono i mondi.

Non ho dubbi che questa Università della Nonviolenza contribuirà a portare quest’alba nel mondo arabo. Permettetemi di confidarvi che sono particolarmente felice di essere al vostro fianco per partecipare a questa emozionante avventura.
Grazie.

Jean-Marie Muller

Libano, 17 Agosto 2009