Rubrica settimanale su eventi e fatti in Sicilia -a cura RedPA-

 

Catania, quale futuro per San Berillo? ASSEMBLEA PUBBLICA questa mattina in Via Carro

Nei mesi scorsi è stato avviato, dal Comune di Catania, il processo di approvazione per lo Studio di dettaglio che permetterebbe ai proprietari di quaranta edifici nello storico quartiere di San Berillo di abbattere o di ristrutturare ignorando i vincoli architettonici che attualmente vigono nel centro storico della città. L’approvazione dello Studio di Dettaglio rischierebbe di portare all’abbattimento di palazzi architettonicamente importanti, di aprire le strade alle solite speculazioni immobiliari, di estromettere dal quartiere le e gli attuali abitanti rendendolo definitivamente un luogo conquistato alla movida ed alla economia del turismo. Noi pensiamo che un altro futuro sia possibile per San Berillo per questo invitiamo tutt@, domenica 19 Dicembre, ad una giornata di discussione in quartiere. INFO

Sei zampe su Palermo? Incontro pubblico sul protocollo Eni – Comune

lunedì 20 alle ore 18:30 – CRE.ZI. PLUS (Cantieri Culturali alla Zisa)

Sembrava che il Comune avesse adottato la linea dell’inazione rispetto alla questione ambientale, invece qualche giorno fa – il 7 dicembre – la Giunta comunale, su proposta del Sindaco Orlando, ha approvato un protocollo di intesa proprio su questi temi. E chi mai potrà avere interpellato la nostra amministrazione in merito a sostenibilità ambientale, riduzione delle emissioni, economia circolare e gestione dei rifiuti, tematiche così centrali nell’epoca della più devastante crisi climatica mai affrontata e che sta già colpendo la nostra isola e la nostra città con conseguenze devastanti?

ENI? Si esatto, proprio lei, la multinazionale del petrolio, il cane a sei zampe sputafuoco!

Una delle più grandi compagnie mortifere del mondo, responsabile dei peggiori disastri socio-ecologici, sia nella nostra isola che nel resto del pianeta. Coinvolta (e in alcuni casi già condannata) in decine di inchieste internazionali per disastri ambientali, tangenti, corruzione e persino pubblicità ingannevole. Responsabile in Sicilia di tragedie ecologiche come quella di Gela, che conta tra i più alti tassi di tumori e malformazioni infantili d’Europa.
L’affidamento di progetti sulla sostenibilità ambientale ad ENI, in ogni caso, può suonare come una barzelletta, ma per tante comunità danneggiate dalla multinazionale diventa un vero e proprio insulto. Forse al nostro Sindaco e alla sua Giunta saranno sfuggite le centinaia di articoli, servizi giornalistici, inchieste, mobilitazioni contro l’operato di Eni e contro i suoi più disparati tentativi di greenwashing. Noi vogliamo lasciare il beneficio del dubbio.

comunicato integrale di Ecologia Politica – Palermo \ Legambiente Palermo \ Fridays For Future Palermo \ Extinction Rebellion Palermo – Sicilia \ A Sud Sicilia

 

Seconda giornata di studio su “Storia neoliberista delle istituzioni europee”

Palermo, lunedì 20 ore 17:00 Lab. “A. Ballarò” (Largo Rodrigo Pantaleone 9)

Seconda parte del seminario organizzato da Caffè Filosofico “Beppe Bonetti” e dalla Redazione locale di Pressenza, presso il Laboratoro “Andrea Ballarò”, attorno alla tematica – introdotta nella prima giornata da Antonio Minaldi – dell’«economia sociale di mercato», categoria ideologica imposta dall’ordoliberismo nel corso del processo di costruzione dello spazio comune europeo che avrebbe assunto la centralità comunitaria nell’edificazione dell’UE, conquistando la scena della governamentalità, facendo assurgere il “libero mercato” a fondamento giuridico costituente dell’Unione, come principio-base naturale delle libertà dell’uomo ed eternamente non sopprimibile. Possiamo dire che l’influenza di questo nuovo corso, rappresentato soprattutto dalla Germania e dalla sua ascesa, è stato tale che oggi le istituzioni europee e il loro funzionamento, possono essere considerate emblematiche dei nuovi modi dell’affermarsi di un mercato sempre più “libero e spoliticizzato”, e sempre più dominante sulle compagini statali. Il dibattito potrà essere seguito anche in remoto su piattaforma (da smartphone occorre avere la app) Google Meet-codice: yztfjozxrx. Diretta online anche sulle pagine FB del Laboratorio Andrea Ballarò \ Caffè filosofico B. Bonetti\ Associazione culturale Malaussène

 

“Diamo il benvenuto all’inverno”. Laboratorio teorico pratico giocoleria di fuoco: l’importanza di saperlo utilizzare bene di rispettarlo come elemento sacro della natura – comunicato

Castellammare del Golfo, martedi 21 ore 10:00 – Residenza d’artista Fraginesi

La giocoleria con il fuoco è una delle discipline dell’arte circense. Il fuoco come parte di uno degli elementi della natura, sarà sempre mistico, poetico, scioccante, estetico e un gioco rischioso. Il fuoco nell’arte mantiene un’estetica visiva e la giocoleria richiede giochi diversi. In molti paesi, la mancanza di economia per acquisire questi giochi, ha fatto sì che la creatività sia aumentata e che gli artisti progettano i propri strumenti e si destreggiano giochi a basso, bassissimo costo con materiali economici, cose che abbiamo in casa e materiali riciclabili.

In questo senso, il nostro obiettivo è creare almeno 1 o 2 fuochi a basso costo e creare una base per l’ingegno e la creatività per gli strumenti futuri. a fine laboratorio ci sarà una dimostrazione pubblica il laboratorio sarà realizzato esclusivamente all’aperto saranno garantite le disposizioni covid (Materiali inclusi). [info]

 

Basta femminicidi! basta morire per mano di uomini violenti. È ora di pretendere immediatamente un reale contrasto alla violenza maschile: “gridiamo a tutta la città la nostra rabbia”

Mercoledì 22 ore 18.30 – presidio NUdM Catania (Villa Bellini )

Per Jenny, per Vanessa e per tutte le altre, torniamo in piazza. Torniamo ad attraversare le strade della città di #Catania dove si è consumato l’ennesimo femminicidio. L’ennesima donna freddata da un colpo di pistola di un uomo. Jenny lascia una bambina, lascia la sua vita che senza chi l’ha ammazzata sarebbe stata ancora lunga. Ancora una volta dobbiamo leggere di una sorella uccisa, uccisa da una doppia mano: quella di un uomo violento, e quella del patriarcato.

Abbiamo bisogno di luoghi sicuri per le donne, abbiamo bisogno di finanziamenti ai centri antiviolenza, abbiamo bisogno di un’educazione femminista e transfemminista, abbiamo bisogno di essere LIBERE! Scendiamo in piazza perché non accettiamo più di subire in silenzio: un’altra sorella è morta e siamo tutte coinvolte!

Per tutte le donne che più non hanno voce! Per tutte noi CI VOGLIAMO VIVE, CI VOGLIAMO LIBERE! comunicato Non Una di Meno – Catania

 

Monte Po – Acquicella, per fare un parco ci vuole un seme

Giovani e meno giovani, con la bandiera rossa della LIPU e quella bianca del WWF su cui spicca il logo del Panda, ma anche appartenenti ad altre associazioni e cittadini sensibili al tema ambientale hanno partecipato domenica mattina, 12 dicembre, alla manifestazione “Piantiamo un fiore” presso la foce dell’Acquicella.

Hanno interrato semi di pancrazio, il giglio di mare, pianta autoctona, tipica della nostra fascia dunale costiera, e piantato giovani esemplari di piante pioniere come la santolina delle spiagge e il ginestrino delle scogliere.

Quello che i volontari sono andati a fare è, nella apparente modestia dell’iniziativa, molto di più che piantare un albero che potrebbe essere estraneo all’ecosistema in cui viene inserito con il potenziale rischio di “inquinamneto genetico”.

Per rispettare le caratteristiche dell’ecosistema locale, i semi piantati sono stati presi proprio in quello stesso luogo, così come sono autoctone le piante pioniere che dovranno sopravvivere senza altri aiuti e le cui radici devono andare in profondità e raggiungere l’ambiente umido per resistere alla siccità estiva. [argocatania]

 

“A quando le risposte per fronteggiare l’emergenza abitativa a Palermo?”. Intervento del Comitato Casa “12Luglio” sulla vendita dell’ex “Casa-Guzzetta” dalla Regione alla Fondazione Sicilia

«Con la parola arte si giustifica tutto, anche aver buttato per strada una decina di famiglie senza casa nel 2010, per lasciare l’immobile abbandonato, al punto che venne occupato da altri senza casa poi sgomberati anche loro», questo il commento dello storico Comitato di lotta per la casa 12 Luglio (informalmente costituito dal basso che da oltre un decennio si occupa dell’emergenza abitativa in città) e che è stato pubblicato nella loro pagina social, a seguito della compravendita dell’immobile di Piazza Guzzetta, situato all’interno del centro storico palermitano e che in passato era stato occupato da un gruppo di famiglia di senza-tetto. Così come riporta l’edizione locale palermo.repubblica.it, l’acquisto di “Casa-Guzzetta” – da parte della Fondazione Sicilia – dovrebbe essere destinato ad attività culturali e «consentirà di riqualificare i circa 2mila metri quadri della struttura per aprirla a contaminazioni artistiche, sull’onda di quanto già iniziato dalla Fondazione Sicilia per i due poli museali di Villa Zito e palazzo Branciforte»

 

Non una di meno – Palermo: “Noi siamo al fianco di Maya Senza se e senza ma… Siamo il grido altissimo e feroce di chi non ha più voce!

Tribunali e Polizia si confermano essere i mezzi attraverso cui lo Stato esercita l’ oppressione machista e la violenza di genere. Ed è successo ancora una volta, a Torino, con la sentenza del Tribunale che condanna Maya a 4 mesi di reclusione e assolve il poliziotto che lei stessa aveva denunciato in seguito alla violenza subita da questo durante un fermo. La condanna di Maya è la condanna per aver raccontato pubblicamente quello che le è successo ed è questo il trattamento dei tribunali per le donne che denunciano le violenze che subiscono quotidianamente. comunicato

 

AGGIORNAMENTI

 

USB firma a Siracusa accordo sulla sicurezza con la Direzione provinciale delle Entrate – L’Unione Sindacale di Base, dopo aver chiesto la cancellazione delle clausole contenute nelle linee guida Regionali, ha chiesto, associandosi alla richiesta della RSU che sia il Direttore Provinciale, in qualità di Datore di lavoro, ad autorizzare eventuali rientri in eccedenza e che gli stessi debbano avere carattere di eccezionalità e sopravvenienza. Ha chiesto, inoltre, che l’eventuale rientro dovrà ( e non “potrà” come scritto dalla DR) necessariamente prevedere la rimodulazione della programmazione per i soggetti interessati. D’altronde, dal momento che si andava a sottoscrivere un accordo sulla prevenzione e sicurezza dei Lavoratori in ordine all’emergenza COVID 19, è apparso ad USB logico che il soggetto responsabile fosse individuato e specificato solo ed esclusivamente nel datore di lavoro ovvero nel Direttore- Direttrice Provinciale e non nei responsabili. Cosa che è stata ottenuta togliendo ai responsabili dei vari uffici un’arma pericolosa e un potere discrezionale che, aggiunto a quelli che già hanno avrebbe potuto determinare una cambiale in bianco sui rientri in presenza. D’altronde, in una Regione come la Sicilia, con gli organici ridotti all’osso, le esigenze di servizio sono tutt’altro che un’eventualità.

Per i “rientri ulteriori” si è chiesto che, solo dopo aver verificato l’assoluta e motivata indisponibilità del personale apicale a far fronte alla sopravvenuta esigenza di servizio, il datore di lavoro potesse richiedere al lavoratore, applicando un principio di rotazione, una prestazione in presenza pari ad una sola giornata lavorativa ulteriore rispetto ai rientri programmati, con un anticipo non inferiore a 48 ore invece delle 24.

La vittoria è a metà ma ad USB interessa che sia stato messo un argine a tale discrezionalità e che la possibilità di rientri ulteriori non sia stata riconosciuta ai responsabili ufficio ma all’unico soggetto responsabile per la sicurezza: il Direttore- Direttrice Provinciale.

Ciò non solo per ragioni di simmetria dei diritto e dei doveri ma anche perché spesso le misure di sicurezza vengono interpretate da certe POER (Posizioni Organizzative di Elevata Responsabilità, ndr) come un omaggio al lavoratore e ci si sente autorizzati ad effettuare assegnazioni abnormi che vanno oltre l’umano possibile.

Occorre partire da un principio, altrimenti si cade nell’ipocrisia: il lavoro va distribuito in maniera equa, gli orari vanno rispettati, le fasce di contattabilità vanno rispettate.

[leggi comunicato intregrale Agenziefiscali.usb.it]

 

Ex ospedale Vittorio Emanuele, i cittadini denunciano un iter illegittimo. Qual è il progetto di recupero? Informazione a “spizzichi e brandelli”: Musumeci vuole il Museo dell’Etna al padiglione San Marco; 16 saranno demoliti; 7 riqualificati per interesse storico-artistico; 40mila mq destinati a parco urbano – Associazioni e residenti hanno espresso l’esigenza che vengano destinate a presidi sanitari territoriali, a servizio di un quartiere ormai abitato per lo più da anziani con difficoltà di spostamento. Delle strutture sanitarie territoriali è previsto il potenziamento a livello nazionale e a questo sono destinati consistenti finanziamenti europei (anche, ma non solo, del PNRR) da utilizzare anche per strutture di nuova tipologia come gli Ospedali di Comunità e le Case della Comunità, pensati per fornire tutti i servizi sanitari di base e garantire ricoveri brevi per casi non acuti.

Utilizzare a questo fine alcuni padiglioni dell’ex OVE è una delle proposte avanzate nel documento “Un Progetto di Futuro per Catania” presentato recentemente alla città. Una ipotesi che garantirebbe assistenza di prossimità alla popolazione e permetterebbe di utilizzare per scopi sanitari il padiglione Costanza Gravina, donato da privati con questo vincolo di destinazione d’uso. Un dibattito cittadino su questo non c’è stato e non sembra profilarsi, avendo i nostri “politici del fare” la tendenza a presentare gli interventi quando sono già stati decisi nelle segrete stanze, senza che i cittadini possano partecipare alle scelte su come utilizzare gli spazi comuni. leggi articolo integrale su ARGOCATANIA

 

Mediterraneo, 163 migranti morti. 333 in attesa di un porto: i naufragi nello scorso fine settimana. Ocean Viking e Sea-Eye 4 vicine a Porto Empedocle, dall’Italia nessuna comunicazione – Almeno 163 migranti hanno perso la vita durante lo scorso fine settimana davanti alle coste libiche. Nella notte tra venerdì e sabato il primo incidente, che ha riguardato un barcone in legno al largo di Sourman (70 chilometri a ovest di Tripoli). Dei 110 migranti a bordo ne sono sopravvissuti soltanto otto, tutti gli altri risultano dispersi ma le possibilità di trovarli in vita sono praticamente inesistenti. Dalla vicina Sabratha, invece, sono partiti due barconi tra sabato e domenica: in totale 210 migranti sono ancora vivi, mentre di 61 sono stati recuperati i corpi. Non si sa se siano morti sull’imbarcazione o in mare e in generale le informazioni rispetto a queste nuovi stragi sono scarsissime.

La Notizia è stata data ieri dall’Organizzazione internazionale per le migrazioni (Oim). «Sono 1.508 le persone morte nel 2021 lungo la rotta del Mediterraneo centrale, la più pericolosa nel mondo», ha scritto ieri su Twitter il portavoce dell’Oim Flavio Di Giacomo.

Lunedì l’organizzazione aveva diffuso gli ultimi dati sulle intercettazioni da parte della sedicente «guardia costiera» libica dei migranti in fuga dal paese nordafricano. In una sola settimana, tra il 12 e il 18 dicembre, sono state 466. Nel corso del 2021 hanno toccato la cifra record di 31.456. In quei numeri anche 2.360 donne e 1.278 minori (di cui circa il 70% di genere maschile). Nei dodici mesi del 2020 i libici avevano intercettato 11.891 migranti.

Nel Mediterraneo centrale si trova in questo momento la nave Geo Barents di Medici senza frontiere, mentre la Ocean Viking di Sos Mediterranée e la Sea-Eye 4 dell’omonima Ong attendono un porto sicuro di sbarco da quasi una settimana. Fino a ieri sera dal Viminale non erano arrivati segnali. La Ocean Viking ha soccorso 114 persone all’alba del 16 dicembre. Tra i naufraghi ci sono due donne con i loro bebè partoriti due e tre settimane fa. Quattro le richieste totali di Pos. Sea-Eye 4, invece, ha tratto in salvo 223 migranti in diversi interventi nel corso degli ultimi sei giorni. Quattro persone sono state evacuate d’urgenza per ragioni sanitarie. Entrambe le navi si trovano vicino alle coste di Porto Empedocle.

A Tripoli, intanto, la protesta dei circa duemila rifugiati che presidiano il Community day centre dell’Unhcr è arrivata all’ottantaduesimo giorno. Chiedono di essere protetti ed evacuati verso un qualsiasi paese sicuro, perché temono di finire nuovamente nei centri di prigionia o di subire altre violenze. Nessuno ha voluto ascoltare la loro voce, mentre intorno la situazione politica generale dà segnali sempre più preoccupanti. (leggi articolo integrale su il manifesto)

 

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