Alla vigilia dell’udienza contro la decisione di un tribunale del Regno Unito di non estradare Julian Assange negli Usa, la segretaria generale di Amnesty International Agnès Callamard ha chiesto alle autorità statunitensi di annullare le accuse nei confronti dell’imputato e alle autorità britanniche di non estradarlo e scarcerarlo immediatamente.

Callamard ha reiterato queste richieste dopo che un’indagine di Yahoo News ha rivelato che i servizi statunitensi avevano valutato di rapire o uccidere Assange mentre si trovava all’interno dell’ambasciata dell’Ecuador di Londra. Queste rivelazioni indeboliscono ancora di più le già inaffidabili assicurazioni diplomatiche fornite dagli Usa che, se estradato, Assange non sarebbe posto in condizioni equivalenti a maltrattamento.

“Le assicurazioni che il governo Usa non porrebbe Assange in una prigione di massima sicurezza né lo sottoporrebbe alle Misure amministrative speciali, sono state contraddette dall’ammissione, sempre da parte degli Usa, che queste garanzie potrebbero venir meno. Il fatto che la Cia abbia preso in considerazione di rapire o uccidere Assange solleva ancora maggiori dubbi sulla credibilità delle promesse statunitensi e mette ulteriormente in evidenza le motivazioni politiche che si celano dietro questa vicenda”, ha dichiarato Callamard.

“A quasi 20 anni di distanza, nessuna delle persone sospettate di crimini di guerra commessi dagli Usa nelle guerre dell’Afghanistan e dell’Iraq è stata incriminata né tantomeno condannata, mentre colui che ha rivelato tali crimini rischia di trascorrere il resto della sua vita in carcere”, ha aggiunto Callamard.

L’udienza del 27 e del 28 ottobre dovrà esaminare le cinque motivazioni su cui si basa l’appello presentato dagli Usa contro la decisione presa a gennaio da una corte di grado inferiore di non estradare Assange. Soprattutto, dovrà giudicare la credibilità delle assicurazioni fornite dagli Usa circa il trattamento di Assange, che Amnesty International giudica inaffidabili.

Gli Usa accusano Assange di aver cospirato, insieme all’analista delle forze armate Chelsea Manning, per ottenere illegalmente informazioni riservate. Ai sensi dell’Atto sullo spionaggio e dell’Atto sulle frodi informatiche, rischia fino a 175 anni di carcere.

L’incriminazione di Assange costituisce una grave minaccia per la libertà di stampa, tanto negli Usa quanto altrove. Assange ha svolto attività professionali proprie dell’esperienza quotidiana del giornalismo investigativo. L’eventuale estradizione di Assange criminalizzerebbe comuni prassi giornalistiche e permetterebbe a quello degli Usa e ad altri governi di prendere di mira giornalisti e scrittori al di fuori delle loro giurisdizioni per aver denunciato le loro malefatte.

“L’incessante caccia ad Assange da parte del governo degli Usa è evidentemente una misura punitiva ma in gioco non è solo la sorte di una persona: in pericolo sono la libertà di stampa e la libertà d’espressione. Il giornalismo e l’editoria d’investigazione sono di fondamentale importanza per tenere sotto controllo e denunciare l’operato dei governi e chiamare a rispondere chi viola i diritti umani. Per questo, l’appello degli Usa va respinto, le accuse devono essere annullate e Assange dev’essere scarcerato”, ha concluso Callamard.