Il Primo Ministro Abdalla Hamdok ha esortato la popolazione a scendere in strada contro il tentativo di colpo di Stato. Segnalati blocchi alla rete Internet.

Messo stamane agli arresti da un gruppo di militari, il Primo Ministro del Sudan, Abdalla Hamdok, ha esortato la popolazione civile a “scendere in strada” per “difendere la rivoluzione” in modo pacifico dal tentativo di colpo di stato in corso. Lo si apprende dal profilo Facebook del Ministero dell’Informazione e la Cultura, che ha rilanciato il messaggio del capo di governo. Alle parole del premier ha fatto eco l’Associazione dei professionisti sudanesi, un’organizzazione che rappresenta 17 tra i maggiori sindacati del Paese, che tramite Twitter ha lanciato un appello “ai comitati di resistenza di quartiere e alle forze rivoluzionarie professionali e sindacali” a resistere al “brutale colpo di Stato”, anche “erigendo barricate” e “occupando le strade”.

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IL GENERALE AL-BURHAN SCIOGLIE IL GOVERNO E DICHIARA
L’EMERGENZA

Emergenza, dissoluzione del Consiglio sovrano e del governo di transizione ed elezioni per il luglio 2023. Ad annunciarli è stato il generale Abdel Fattah al-Burhan, che era a capo del Consiglio, a poche ore dal colpo di stato militare che si è verificato oggi in Sudan. Secondo al-Burhan, che ha parlato al Paese in un discorso diffuso sulla televisione nazionale, l’accordo di condivisione del potere tra civili e militari alla base della transizione si era tramutato in uno scontro che metteva a rischio pace e sicurezza del Paese africano.

LE MANIFESTAZIONI IN STRADA A KHARTOUM

Sui social media stanno circolando le prime immagini di persone scese in strada in diversi quartieri di Khartoum per manifestare contro il golpe. La casa del Presidente del Consiglio è stata circondata da militari alcune ore fa. Oltre al premier sono stati arrestati almeno due ministri, quelli dell’Informazione e dell’Industria, il governatore della capitale Khartoum e i portavoce di esecutivo e Consiglio sovrano. Quest’ultimo organismo, guidato a fasi alterne da esponenti dei militari e della società civile, gestisce insieme al governo la transizione del Paese da quando, nell’aprile 2019, una rivolta popolare e un intervento delle forze armate hanno messo fine ai trenta anni al potere dell’ex presidente Omar al-Bashir. In assenza di una rivendicazione ufficiale da parte dell’esercito, i militari che stanno tentando il golpe sono descritti come “non identificati” dai media sudanesi.

Nella più importante città del Paese si starebbero verificando diverse manifestazioni contro il golpe, stando a quanto riferiscono media concordanti. Il responsabile per il Sudan della ong Norwegian refugee council (Nrc), William Carter, ha pubblicato su Twitter un video che mostra un corteo di persone che avanza lungo un’arteria di Khartoum, mentre sempre su Twitter stanno circolando filmati di strade bloccate dai dimostranti con dei pneumatici dati alle fiamme.

I fatti di stamane seguono di circa un mese un tentativo fallito di colpo di stato. Il contesto è segnato da settimane di tensioni tra l’ala militare e quella civile della transizione nonché dalla crisi economica e di approvvigionamento di beni essenziali e carburante. Dal Sudan arrivano notizie di blocchi alla rete internet e di telefonia mobile, manifestanti contro l’intervento militare in strada e massiccia presenza di soldati e milizie vicine alle forze armate nella capitale Khartoum, i cui principali punti di accesso sarebbero stati chiusi dai golpisti.

Il premier arrestato Hamdok, stando a quanto riferiscono media internazionali, si sarebbe anche rifiutato di pubblicare una dichiarazione a favore del pronunciamento, come gli era stato richiesto dai militari. Stando a quanto riferisce il sito internazionale di monitoraggio della rete internet Netblocks, si osserva “una significativa interruzione del servizio Internet in Sudan a partire dalla mattina di oggi”. Ricostruzione confermata anche dall’agenzia Dire, che ha potuto verificare che contatti presenti a Khartoum, al momento, non riescono a ricevere i messaggi.

Secondo il corrispondente dalla capitale dell’emittente Al Jazeera inoltre, “le vie e i ponti di accesso” alla città sarebbero stati chiusi. Nel frattempo il Ministero dell’Informazione ha reso noto tramite Facebook che i militari avrebbero fatto irruzione nelle sedi di radio e televisione statali a Ondurman, un sobborgo di Khartoum. Per adesso inoltre, i principali media del Paese, compresa l’agenzia Suna, non sembrano aggiornare i loro canali di comunicazione. L’emittente Radio Dabanga, ad esempio, sta solo rilanciando contenuti pubblicati da altri.

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