Martedì 28 settembre il Presidente del Messico Andrés Manuel López Obrador, quattro segretari di Stato, sottosegretari e direttori di diverse agenzie hanno iniziato il loro viaggio a Ciudad Obregón, nello Stato di Sonora, per partecipare alla “cerimonia del perdono” al popolo Yaqui.

Già a inizio settimana Papa Francesco aveva inviato una lettera riconoscendo gli “errori del passato” ed esprimendo la sua richiesta di perdono per i “peccati personali e sociali” commessi dalla Chiesa, ma finalmente sono arrivate anche le scuse istituzionali. Le comunità indigene “hanno subito la repressione più brutale che sia stata registrata nella storia del Messico” ha affermato Obrador in un atto ufficiale, criticando duramente la persecuzione degli indigeni avvenuta sotto la dittatura di Porfirio Díaz (1877-1911), durante la conquista spagnola.

Negli anni della dittatura, Porfirio Díaz strinse un patto con le élite agrarie e il padronato latifondista degli hacendados che si assicurarono il controllo degli ejidos, ovvero delle terre pubbliche comunali, sfruttando i peones, riducendo gli spazi di libertà civile e politica e reprimendo il movimento operaio attraverso la proibizione degli scioperi.

Gli Yaqui hanno tentato più volte di acquisire l’indipendenza dal Messico. Intorno al 1820, guidati da Juan Banderas cercarono senza successo di riunire le tribù Mayo, Opata e Pima per costituire una entità autonoma; a tale tentativo di sollevazione seguì una dura repressione delle autorità messicane. Un altro tentativo venne compiuto nel 1866 da José Maria Leyva, detto il Cajemé, il quale, dopo la sconfitta, venne catturato e giustiziato, aprendo la strada a una seconda repressione che portò alla deportazione massiccia degli Yaqui verso la penisola dello Yucatan. Dal 1887 i conquistatori spagnoli erano impegnati in una campagna militare contro gli Yaqui che si erano ribellati al governo nazionale e il vice governatore dello Stato di Sonora (nel 1904 vicepresidente del Messico), Ramon Corral, ottenne fama nazionale per il suo metodo “brutale” nel reprimerli.

“488 anni dopo l’arrivo dei conquistatori in queste terre del nord del Messico, veniamo oggi a onorare la degna storia di resistenza e dignità del popolo Yaqui” – ha affermato Adelfo Regino, direttore dell’Istituto Nazionale dei Popoli Indigeni.

Lo scorso agosto è stata insediata una commissione di giustizia per dare seguito al decreto presidenziale a beneficio degli otto villaggi Yaqui di Cócorit, Bácum, Bélem, Húribis, Ráhum, Tórim, Pótam e Vícam. Regino ha ricordato che il 6 agosto 2020, nella tradizionale guardia di Vícam Pueblo, López Obrador ha firmato il decreto che istituisce la Commissione Presidenziale di Giustizia per il Popolo Yaqui.

In questo senso è stato annunciato anche il Piano di Giustizia Popolare Yaqui che riflette le richieste storiche degli indigeni in materia di terra, territorio, acqua e sviluppo integrale, e che è stato approvato all’unanimità dal Consiglio di Amministrazione dell’Istituto Nazionale dei Popoli Indigeni (INPI). Il piano prevede un investimento iniziale di 11,6 miliardi di pesos (570 milioni di dollari) per lo stanziamento di risorse per restituirgli le terre, garantendo loro il diritto all’acqua e il suo accesso in tutti i villaggi e un programma di welfare universale. Tra le misure annunciate dall’attuale Presidente messicano, vi è la restituzione di fino a 20.000 ettari di terre al popolo Yaqui; martedì López Obrador ha firmato la consegna di 2.943, insistendo su un programma completo che includa il miglioramento urbano e un’unità medica dell’IMSS-Bienestar in ogni città di questo territorio.

“Non è un dono, non è benessere, cerca di restituirci ciò che è nostro: il territorio che ci è stato tolto, l’acqua che ci hanno limitato, la dignità che ci hanno voluto rubare” ha commentato Jesus Patricio Varela, segretario di Torim, uno dei popoli Yaqui. I leader Yaqui hanno anche presentato al presidente una proposta di riforma costituzionale delle leggi relative ai popoli indigeni e afro-messicani, firmata da oltre 650.000 membri di queste comunità. “Lo Stato messicano non deve più permettere emarginazioni, abusi o ingiustizie contro gli Yaqui o qualsiasi altro gruppo etnico o culturale nel nostro Paese” ha dichiarato il presidente durante la cerimonia tenuta con il popolo Yaqui, nello Stato di Sonora, definendo la persecuzione degli indigeni “vergognosa”, così come la “concezione razzista che è stata introdotta dall’arrivo degli invasori spagnoli”.

La visita del presidente messicano è stata annunciata martedì, esattamente il giorno in cui l’Ufficio del Procuratore Generale (FGJ) dello Stato messicano di Sonora (nordovest, al confine con gli Stati Uniti) aveva confermato che i resti umani rinvenuti il ​​19 settembre scorso nella collina di Chichiquelite corrispondono a cinque indiani Yaqui scomparsi dal 14 luglio 2021.

In una dichiarazione rilasciata attraverso i media e i social network, la FGJ riferisce di aver effettuato test del DNA e identificato scientificamente che si tratta dei resti di Fabián Sombra Miranda, Braulio Pérez Sol, Heladio Molina Zavala, Martín Hurtado Flores e Fabián Valencia Rosemary. L’agenzia ha aggiunto che continuano le ricerche di altre cinque persone segnalate come disperse (due indigeni Yaqui e tre uomini non appartenenti a quella comunità): Benjamín Pórtela Peralta, Artemio Arballo Canizalez, Gustavo Acosta Hurtado e i fratelli Leocadio e Juan Justino Galaviz Cruz.

Secondo la dichiarazione, gli esperti stanno ampliando la ricerca nei 7 chilometri lineari lungo un ruscello nell’area di Chichiquelite. La FGJ ha comunicato ai familiari dei defunti che, se desiderano maggiore certezza nell’esito, possono ricorrere a una seconda perizia comparativa del DNA, cui potranno accedere tramite il supporto del Ministero dell’Interno, della Commissione Nazionale per i Diritti Umani e di un laboratorio privato.

Secondo i media locali, i dieci scomparsi sarebbero stati rapiti lo scorso 14 luglio, presumibilmente da individui armati. Un atto violento che si aggiunge a una serie di attacchi e intimidazioni contro il popolo Yaqui, che storicamente ha difeso la propria autonomia, il proprio territorio e le risorse naturali. Tra questi attacchi ci sono l’omicidio del leader della tribù Yaqui Luis Ubando Domínguez Mendoza, avvenuta l’8 giugno e del portavoce Tomás Rojo Valencia, trovato morto il 21 giugno. Entrambi erano noti per la difesa dei diritti di Madre Terra e per essersi opposti alla realizzazione di grandi mega-progetti.

Fonti:

https://www.telesurtv.net/news/mexico-hallan-objetos-indigenas-yaqui-desaparecidos-20210923-0002.html

https://www.telesurtv.net/news/mexico-presidente-perdon-masacre-indigenas-yaqui-20210929-0021.html