Rubrica settimanale su eventi e fatti in Sicilia -a cura RedPA-

Domani anche in Sicilia Sciopero Generale Nazionale: proclamato dal sindacalismo di base e conflittuale per l’intera giornata per tutte le categorie sia del pubblico che del privato

Il Governo Draghi-Bonomi sta letteralmente massacrando, come hanno fatto i governi precedenti, la scuola pubblica e la sanità pubblica. Il governo Draghi-Bonomi ha rimosso dal Piano di rilancio economico del paese gli interessi delle lavoratrici e dei lavoratori .
Con un sostegno complice di CGIL CISL e UIL si sono sbloccati i licenziamenti, dando il via ad un’ondata di esuberi, delocalizzazioni e ristrutturazioni pesantissime in tutto il settore privato.
Una crisi dai contorni pesantissimi a cui si aggiunge il paradosso della perdita occupazionale in una fase in cui alle aziende sono state destinate quasi tutte le ingenti risorse del “PNRR”, il piano di rilancio economico del paese.
Per le lavoratrici e i lavoratori le uniche risorse messe a disposizione sono quelle degli ammortizzatori sociali e nel frattempo a questo si aggiunge l’odioso e pesante aumento delle bollette della luce e del gas, che sta falcidiando i salari e le pensioni.

È ora di dire basta a tutto questo, è ora di reagire compatti. Basta con le compatibilità, i sacrifici e lo sfruttamento. SOLO LA LOTTA PAGA!

Palermo, Piazza Politeama ore 9.30 (al “Tempietto della Musica”)

Catania, Piazza Borgo ore 9.30

Messina, Prefettura alle ore 10.00

Trapani, Piazza dei Martiri d’Ungheria ore 17.00

Enna, in Prefettura ore 10.00

Siracusa, Piazza Pancali ore 10.30 (Tempio di Apollo)

 

 

Appello da Lampedusa. Le Donne tunisine per i morti e gli scomparsi tunisini nel Mediterraneo: una coperta piena di nomi e di storie, di memoria, di vita e libertà

Siamo Awatef, Fatma, Gamra, Hajer, Jalila, Leila, Marwa, Nourhene, Samia, Sana, Sarra

Madri, sorelle, figlie dei morti e degli scomparsi tunisini nel Mediterraneo, e nel nome di tante altre donne e famiglie siamo qui con voi, un tassello in più nella vostra grande Coperta della Memoria nata nel Mediterraneo.

Una coperta piena di nomi e di storie, di memoria, di vita e libertà.

Grazie ai gruppi, alle associazioni, alle persone che ci hanno invitato alle giornate siciliane;

Grazie al Labanof, Laboratorio di Antropologia e Odontologia Forense perché ci ha dato una speranza in più prelevando i nostri campioni genetici, pur rimanendo immutata la speranza di trovare in vita i nostri famigliari;

Grazie a voi che ci avete aiutato in questi anni, che ci avete accompagnato lungo la strada della ricerca della verità, che come noi non avete voluto dimenticare domandando ovunque e nelle più diverse lingue:

Dove sono i nostri figli?

Dove sono Fedi, Hamdi, Yosef, Lazhar, Bechir, Ramzi, Akram, Mohamed, Abdel..?

Chiediamo a tutti voi di considerare la nostra sofferenza, il dramma prolungato che le

assenze dei nostri cari hanno prodotto nelle nostre vite. Abbiamo bisogno di voi, della vostra collaborazione, dei vostri saperi prima che troppe Madri perdano lentamente e definitivamente coscienza, dignità, ruolo sociale;

Che l’Isola di Lampedusa e la Sicilia, Porta d’Europa, diventino un luogo dove le Madri degli scomparsi lungo le rotte migratorie possano trovarsi con frequenza annuale per condividere le pratiche di ricerca e gli strumenti per giungere alla verità per dare dignità alle vite dei nostri famigliari scomparsi, portando giustizia nelle comunità, perché non si ripetano altri lutti, perché si realizzi un registro genetico e fotografico dei corpi ritrovati;

Chiediamo al Comune di Lampedusa di aiutarci nel dare un nome ai corpi non identificati sepolti nel Cimitero dell’isola. Negli anni numerosi naufragi hanno purtroppo lasciato una traccia di corpi senza vita anche nei registri di molti cimiteri siciliani. Tra queste, una approfondita ricerca pare confermare che nel cimitero locale abbiano trovato sepoltura alcuni corpi del naufragio il 6 settembre 2012 avvenuto al largo dell’isolotto di Lampione;

Chiediamo all’Italia, all’Europa di recuperare i corpi dei nove migranti individuati ad 80 metri di profondità nei pressi dell’isola di Lampione vittime del recente naufragio del 30 giugno.

Da poche miglia da quel luogo lanciamo un appello alla coscienza ed alla straordinaria umanità della società civile italiana ed europea.

Noi, Madri e sorelle tunisine gridiamo forte nel nome delle loro famiglie:

Diamo loro una sepoltura, diamo loro un nome, riportiamoli alle loro comunità!

leggi appello in CarovaneMigranti

 

 

Partecipata assemblea all’Istituto Gramsci Siciliano ai Cantieri Culturali alla Zisa di Palermo

All’ iniziativa di lunedì scorso hanno partecipato numerose associazioni culturali, sociali e sindacali. Ma non solo. Erano presenti anche semplici cittadini (che avevano già sottoscritto diversi appelli) e qualche consigliere di maggioranza apparso per l’occasione. L’intento dei promotori, quello di discutere delle possibili eventuali iniziative da assumere per impedire lo sfratto, è stato centrato.

In molti, a cominciare dal presidente del Gramsci prof. Nicosia, hanno definito l’azione amministrativa improntata all’insegna della “sciatteria e incuria”: in questo la Giunta-Orlando è stata accomunata all’altra istituzioni pubblica dell’isola, la Regione Siciliana, protagonista in precedenza che aveva inferto il primo grande colpo all’Istituto con il declassamento all’interno della “Tabella H”, avvenuto senza colpo ferire al tempo della presidenza Crocetta, altro esempio di governamentalità di sinistra.

Si tratta di una serie di torti perpetrati ai danni di un presidio culturale che da 40 anni assicura, con la sua vastissima biblioteca ed emeroteca, una funzione essenziale per la comunità scientifica; funzione la cui pienezza – dalla “Comunale” alla “Centrale” (come nel caso della inacessibilità ai “Periodici” di quest’ultima, a causa dell’inagibilità dei locali in cui sono contenuti) – non sempre è assicurata dalle biblioteche pubbliche cittadine, soprattutto per colpa dei vertici politico-amministrativi degli Enti responsabili.

Nel suo intervento il presidente del’istituto culturale, Salvatore Nicosia, così come riporta nel suo articolo Daniela Musumeci – della nostra redazione locale – ha sottolineato che “nel 2010 il Gramsci fu l’unico padiglione aperto ai Cantieri, unico avamposto democratico, fruibile dal lunedì al sabato mattina per 40 ore settimanali”, spazio – questo della Zisa – concesso in uso sulla base di un rapporto di reciprocità coll’amministrazione “senza alcun contratto d’affitto, in cambio del servizio pubblico reso”. In altri termini veniva riconosciuta la possibilità – legittimata anche dalla norma regolamentare – di conguagliare il canone con l’acquisizione di servizi aventi finalità sociali”, sancendo così una sorta di diritto di credito compensativo in favore delle associazioni “di alta valenza e utilità sociale e istituzionale”.

“A questo punto – scrive la nostra inviata – ci si interroga sulle motivazioni di tanto accanimento”. Si tratta in sintesi, dice la Musumeci, “della assenza di una politica dei beni comuni in città, dell’assenza di un’offerta di spazi per chi propone assistenza sociale e iniziativa culturale dal basso; assenza che perpetra una rottura fra amministrazione e società, fra politica istituzionale e sinistra sociale, ancor più criminale alle soglie delle difficilissime elezioni del 2022”.

In conclusione l’Assemblea s’è chiusa con l’impegno di creare un soggetto collettivo solidale col Gramsci e che, al contempo, colleghi tutte le realtà dell’associazionismo operanti in città. Inoltre, a partire dal basso, si vuole sviluppare un movimento cittadino che riapra la vertenza sui Beni Comuni per l’approvazione di un Regolamento ispirato a principi diretti verso un’ampia democrazia partecipativa che sia espressione di tutto l’associazionismo comunitario, sia esso formalmente strutturato o informalmente diffuso.

 

 

Presentazione del libro di Daniela Musumeci. Ricorrenze e altre poesie

Palermo, giovedì ore 17.00 – Laboratorio Ballarò (Largo Rodrigo Pantaleone). Letture dell’autrice accompagnate dalla chitarra di Mario Galici. Intervengono Antonio Minaldi e Carmelo Piparo

Daniela Musumeci in Ricorrenze e altre poesie passa in rassegna parte della sua carriera di scrittrice aggiungendo qualcosa di nuovo e di fortemente significativo. In questi versi si legge chiaramente il sentimento di indignazione nei confronti del degrado della società, con la conseguente forte denuncia di quanto l’odio, l’indifferenza e l’intolleranza stiano diventando i sentimenti prevalentemente presenti tra gli esseri umani. La natura fa da sfondo alle poesie, divenendo un elemento imprescindibile delle sue opere. Trapela un amore smisurato verso il Cosmo tutto: piante, animali o essere umani soli ed indifesi. Si nota sin da subito come l’amore travolgente verso gli altri superi le differenze; quelle stesse differenze che a volte portano l’uomo ad essere irrispettoso e insensibile nei confronti del mondo circostante e che, invece, in realtà sono il nostro bagaglio culturale più ricco al quale attingere. L’indignazione contro la violenza, contro l’indifferenza, contro la guerra risuona fortissima come un monito per ricordarci l’inutilità di tutto questo, mentre la natura, in un ciclo eterno, continua la sua vita e dovrebbe essere un esempio di rinascita per l’uomo.

Le parole dell’autrice, piene di sentimenti forti, sono la sua arma. Non sempre esaustive, non sempre precise, non sempre in grado di spiegare fino in fondo le nostre emozioni e sensazioni, le parole sono però sicuramente il mezzo più intenso e complesso che ci permette di esprimerci, di mettere ordine nella nostra confusione, di sfogare i sentimenti più nascosti della nostra anima.

Doveri d’allegria, La quinta dimora, Chiaria d’acqua, e, infine, l’inedito Ricorrenze trattano dell’essere umano in un modo profondo, sincero e quanto mai attuale. (dirette sulla pagina FB Laboratorio Andrea Ballarò)

 

 

Non è andato tutto bene. A quasi due anni dallo scoppio della pandemia l’ISTAT ha registrato un ulteriore aumento delle disuguaglianze e della povertà assoluta nel nostro Paese: introdurre sostegno al reddito meno condizionante – Manifestazione a Palermo (Teatro Massimo)

Zen Insieme\ Libera\ Emmaus in piazza per i diritti e la giustizia sociale sabato 16 ore 10:00

«Non è andato tutto bene, come ci è stato raccontato. La crudele pedagogia del virus – scrivono i promotori della manifestazione di sabato prossimo – ci ha mostrato come a essere maggiormente colpiti dalla pandemia siano state le donne, i lavoratori precari, gli irregolari, gli autonomi, i lavoratori di strada, le persone senza dimora, i residenti nelle periferie delle grandi città, i disabili, gli anziani, gli immigrati».

Con la cifra record di 2,6 milioni di famiglie torna a crescere la “povertà assoluta”, investendo oltre 5 milioni e mezzo di persone, di cui ben oltre 1 milione di minori. La povertà assoluta, con il 9,4% della popolazione, ha raggiunto il picchio più elevato dal livello base delle serie storiche considerate posto al 2005. Invece, in relazione alla “povertà relativa”, i dati-Istat hanno fatto registrare nel 2020 un coinvolgimento di circa 8 milioni di persone pari al 13,5%. Questi, esemplificando, i dati drammatici messi in evidenza dalle soggettività organizzatrici della manifestazione a Piazza Verdi per i diritti e la giustizia sociale.

Nell’analizzare la crisi che stiamo attraversando, sempre più piena di precarietà ed incertezze per il futuro (vedi lo sblocco dei licenziamenti), le organizzazioni sociali promotrici dell’iniziativa di piazza ravvisano il farsi strada di una preoccupante condizione: “assisteremo a uno squarcio del tessuto sociale e lavorativo senza precedenti”. In effetti il quadro è impietoso: “il nostro sistema di protezione sociale è inadeguato e sottofinanziato, mentre continua a scaricare tutto il peso del lavoro di cura sulle donne; le misure di sostegno al reddito sono ancora parziali e lontane dai “social pillar” europei che garantiscono a tutte le cittadine e i cittadini reddito minimo garantito, diritto all’abitare e servizi sociali di qualità”.

La piattaforma rivendicativa contro le ingiustizie sociali, elaborata dall’associazionismo solidale che scenderà in campo nel prossimo fine settimana, nel tentativo di imprimere una svolta alla “logica imprenditorialista” sui fondi del Recovery pianificati nel PNRR, mette al centro della ripresa e resilienza un diverso approccio metodologico soprattutto in chiave partecipativa, (co-progettazione e co-programmazione). Ma anche nel merito v’è una diversa prospettiva temporale e sostanziale, in relazione agli obiettivi da raggiungere. Il capitolo sulla questione ambientale – per esempio – non può aspettare i tempi di una transizione: la riconversione ecologico non è più rinviabile e deve essere tout court il perno su cui far ruotare il piano nazionale. Come? Attraverso nuove politiche d’intervento sociali e gestionali dal basso, “in maniera pianificata, inclusiva, equa e partecipata, socializzando le infrastrutture strategiche tra paesi e municipi, utilizzando come leve per portarla avanti investimenti pubblici, lavoro di cittadinanza e attività di riproduzione socio-ecologica; di investimenti strutturali e non emergenziali sul diritto all’abitare che garantiscano alle centinaia di migliaia di famiglie in emergenza abitativa una casa di qualità, sostenibile in termini energetici; di investimenti per potenziare il diritto allo studio, contrastare la dispersione scolastica e la povertà educativa; di introdurre un sistema di sostegno al reddito meno condizionante”.

In sostanza, abbiamo voluto dare quest’ampio quadro di riferimento analitico per rappresentare le ragioni per cui Zen Insieme\ Libera\ Emmaus chiedono di partecipare alla manifestazione di sabato a venire «a chiunque condivida obiettivi e modalità della mobilitazione… Non ci possono essere Democrazia e Libertà, senza Partecipazione e Giustizia Sociale!» Leggi comunicato Quì

 

 

Brevi News

Altofonte (Pa ), venerdì 15 ottobre ore 16.00, alla Casa del Popolo sarà Presentato il volume “Michele Sala. Storia di un rivoluzionario di Altofonte” di Elio Sanfilippo, (via Salvatore Santamauro 11)

Il libro è dedicato all’esponente comunista del Parco, Michele Sala, una figura politica di rilievo che ha contribuito allo sviluppo del movimento operaio e contadino che ha dato forte impulso anche alla crescita democratica della nostra società. Elio Sanfilippo in questo libro ne ripercorre il ruolo politico e sindacale, restituendo al lettore uno strumento utile alla valorizzazione della memoria storica di un rivoluzionario carismatico che ha ricoperto numerosi incarichi nel PCI e nella CGIL, protagonista delle fasi fondamentali della storia d’Italia: dal fascismo alla Resistenza, dalla Liberazione alla Repubblica, dalla costruzione della democrazia all’emancipazione sociale e civile del mondo del lavoro.

 

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