Giovedì 23 settembre le deputate Doriana Sarli, Guia Termini, Simona Suriano e Chiara Yana Ehm del Gruppo Misto hanno presentato un’interrogazione parlamentare al Ministro dell’interno e al Ministro della Salute, chiedendo loro di esprimersi sulle violazioni dei diritti umani in atto nei Centri di Permanenza e Rimpatrio e sul divieto di ingresso ai giornalisti.

Di seguito riportiamo il testo dell’interrogazione.

La risposta sarà ancora una volta il silenzio o la scusa dell’emergenza sanitaria?

Noi comunque continueremo a fare pressione e a denunciare il vergognoso “buco nero” dei CPR per migranti.

TESTO DELL’INTERROGAZIONE PARLAMENTARE

Premesso che:

  • la rivista Left in suo articolo pubblicato in data 9 settembre 2021 riporta le difficoltà per giornalisti e per attivisti che vogliono accedere ai Centri per il rimpatrio (Cpr);
  • già dieci anni fa, una circolare del Governo Berlusconi limitava l’accesso a giornalisti ed attivisti, la possibilità di entrare in tali strutture;
  • partendo dalle vecchie difficoltà per l’accesso ai Centri per il rimpatrio fino ad arrivare a quelle dovute alle misure sanitarie scaturite dalla pandemia, la sezione italiana dell’agenzia Pressenza, a luglio 2021, ha lanciato l’idea di proporre, per il settembre 2021, la richiesta di numerosi giornalisti di poter entrare nei centri e in molti hanno aderito presentando anzitempo regolare domanda di visita, fornendo tutta la documentazione necessaria;
  • un gruppo di parlamentari ha raccolto l’appello dell’agenzia Pressenza recandosi, in alcuni casi presso qualche sede di Centri per il rimpatrio, oppure promuovendo agli inizi di settembre 2021 iniziative di denuncia e di testimonianza presso il Senato della Repubblica e la Camera dei deputati;
  • oggi, nei Centri per il rimpatrio, ad aver garantito l’accesso, in nome del proprio mandato ispettivo, restavano i parlamentari nazionali ed europei e i rappresentanti del Garante per i detenuti;
  • per alcuni Centri per il rimpatrio, come quello di Gradisca d’Isonzo (GO) e quello di Milano di Via Corelli, il Ministero dell’interno, attraverso le locali prefetture, ha negato l’ingresso ai giornalisti adducendo motivi di sicurezza sanitaria dovuti alla pandemia da COVID-19;
  • per altri centri come Torino, Roma, Macomer (Nu), nonostante i ripetuti solleciti alle prefetture, non giungeva risposta in merito a dette autorizzazioni;
  • l’Associazione per gli studi giuridici sull’immigrazione (Asgi), a giugno del 2021, scriveva sul suo sito notizie a riguardo del Centro per il rimpatrio di Torino descrivendo la struttura «un contesto disumanizzante, dove gravi carenze nei servizi, ricorso illegittimo all’isolamento, umiliazioni, uso di psicofarmaci “a litri” e autolesionismo sono all’ordine del giorno. Richiedenti asilo, vittime di tratta, persone con disabilità fisiche e intellettive, potenziali minori, tossicodipendenti sono reclusi in spazi sovraffollati e angoscianti, anche insieme a soggetti ritenuti socialmente pericolosi, in una condizione di promiscuità»;
  • a settembre 2021 il blog del giornalista Antonio Mazzeo riportava la notizia circa il fatto che, negli ultimi mesi, sarebbero stati rimpatriati verso l’Egitto alcune centinaia di cittadini egiziani –:

chiede di sapere:

  • se il Governo sia a conoscenza delle condizioni degli spazi di vivibilità dei detenuti di ognuno dei 10 Centri per il rimpatrio e se le norme di prevenzione anti Covid siano applicate a loro in modo corretto ed efficace;
  • quale sia lo stato dell’assistenza sanitaria e dei servizi ambulatoriali di tutti i Centri per il rimpatrio del nostro Paese;
  • se corrisponda al vero quanto pubblicato dal bloggere giornalista Antonio Mazzeo in merito ai rimpatri effettuati dai Centri per il rimpatrio verso Paesi che non assicurano il rispetto dei diritti umani come l’Egitto in violazione di convenzioni internazionali;
  • quali iniziative di competenza intenda intraprendere il Governo per assicurare quanto previsto dall’articolo 21 della Costituzione in base al quale la stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure e per garantire il diritto di cronaca, nel pieno rispetto dell’interesse pubblico di conoscere la verità dei fatti e nelle fattispecie di quelli che accadono dietro le mura dei Centri per il rimpatrio.