In questo 2021 si intrecciano significativamente molte ricorrenze riguardanti le armi nucleari, che è opportuno riassumere per un pubblico oggi “distratto” da altre emergenze e bisogni personali (non solo pandemia, ma licenziamenti e disoccupazione), che ha rimosso il rischio sempre più incombente di una guerra nucleare che avrebbe esiti fatali.

Veniamo alle ricorrenze di questo 2021 in un ordine logico e cronologico.

Prima ricorrenza, 1946, 75o anniversario: il martirio nucleare delle Isole Marshall da parte degli Stati Uniti

Quando le ceneri di Hiroshima e Nagasaki erano ancora calde, appena 3 mesi dopo e la Guerra Fredda non era ancora iniziata, i leader militari e politici statunitensi iniziarono a pianificare una serie di test delle armi atomiche per studiare gli effetti della bomba sulle navi da guerra. Con la nuova era di controllo del Pacifico gli Stati Uniti scelsero gli atolli di Bikini e Enewetak nelle Isole Marshall, come quello che chiamarono Pacific Proving Grounds.

Settantacinque anni fa, “il 1° luglio 1946, la Joint Task Force One lanciò l’operazione Crossroads “Test A” (Able): esattamente alle 9 e 34 secondi, un B-29 Superfortress sganciò una bomba al plutonio da 23 chilotoni (quasi identica alla bomba “Fat Man” che distrusse Nagasaki) sull’atollo di Bikini. La bomba esplose a 520 piedi sopra il livello del mare, dove 242 navi da guerra galleggiavano nella laguna orientale come obiettivi. L’operazione Crossroads continuò il 25 luglio con il “Test B” (Baker), la prima detonazione nucleare subacquea al mondo. Un terzo test, Charlie, fu cancellato a causa di preoccupazioni per le radiazioni. Come descritto nel rapporto ufficiale dell’esercito, sia che venisse fatta esplodere in aria o sott’acqua, il risultato finale della bomba atomica sarebbe stato “morte e distruzione su scala enorme”. […] Tra il maggio 1956 e l’agosto 1958 gli Stati Uniti fecero esplodere 50 bombe nucleari e termonucleari, spesso a pochi giorni di distanza. In sette occasioni, i test furono effettuati in giorni consecutivi e sette volte furono esplose due bombe atomiche in un solo giorno.”[1]

Nel Pacifico furono eseguiti fino al 1962 ben 105 test nucleari in atmosfera. Nell’atollo di Bikini, nelle Isole Marshall, vennero effettuati 23 test nucleari tra il 1946 e il 1958, trasferendo selvaggiamente la popolazione su un’altra isola[2]: essi hanno prodotto una spaventosa contaminazione radioattiva, da dati ufficiali della IAEA[3]: Trizio 3.4×1019Bq[16], Stronzio-90 8.0×1016Bq, Cesio-137 1.3×1017Bq, Plutonio-239 inferiore a 1.0×1015Bq. Dopo 60 anni l’atollo è ancora inabitabile![4]

Seconda ricorrenza, 1966, 55o anniversario: il martirio nucleare della Polinesia Francese

La Francia eseguì dal 1960 i primi test nucleari nel deserto algerino, poi dal 1966 iniziò i test nucleari nella Polinesia francese[5]. Le cronache hanno riportato le proteste durante la recente visita di Macron: “Più di 2.000 persone nella Polinesia francese si sono unite a una marcia a Papeete per commemorare il 55° anniversario del primo test di armi nucleari francesi nel Pacifico.” [6]

Intermezzo: che cosa significa questo calvario radioattivo?

È doveroso premettere che la scuola ufficiale sottovaluta il problema delle conseguenze sanitarie di piccole dosi di radiazioni: da molti anni ci sono scienziati non meno autorevoli – e privi di interessi specifici – i quali sostengono e argomentano un punto di vista assai diverso[7].

La grande rimpianta ambientalista e specialista nel settore Rosalie Bertell (1920-2012) valutava venti anni fa il numero complessivo di “vittime dell’era nucleare” (morti o menomati) in ben 1 miliardo e 300 milioni![8] Molte di queste vittime hanno nomi precisi. Citando ancora Rosalie Bertell: “Fino al 1963 i militari hanno effettuato i test nucleari in atmosfera, contaminandola. Si calcola che questi test abbiano causato in tutto il pianeta un milione e mezzo di morti tra i bambini e due milioni di morti per cancro alle ossa, alla tiroide e per leucemia. Anche piccoli incrementi nelle radiazioni elettromagnetiche possono causare problemi di salute come cataratte e leucemie, possono alterare la chimica del cervello, il livello dello zucchero nel sangue, la pressione sanguigna e la velocità cardiaca”[9].

La radioattività prodotta dalle esplosioni nucleari a partire dal 1945 raggiunse un valore massimo nel 1963-64 nell’emisfero nord e un anno più tardi ai tropici.

Per quanto riguarda le Isole Marshall, “i test hanno avuto le maggiori conseguenze per le persone la cui patria è stata scelta per le detonazioni, che si sono rivelate catastrofiche per la salute, l’ambiente e il benessere dei marshallesi… I test hanno irrevocabilmente sconvolto la vita nelle Isole Marshall, introducendo generazioni di dislocazione, malattie e morte prematura.”

Qui riprendiamo la nostra storia

Di fronte a questa sconsiderata contaminazione radioattiva dell’atmosfera terrestre, nel 1963 con il Partial Test Ban Treaty vennero ufficialmente proibiti i test nucleari in atmosfera, anche se alcuni Stati li hanno proseguiti; la Francia appunto dal 1966 fino al 1995!

I test nucleari da allora per lo più proseguirono con esplosioni sotterranee. Per tutta la Guerra Fredda ovviamente nessuna potenza si sognò di mettere al bando tutti i test nucleari di ogni genere poiché erano essenziali per la modernizzazione delle armi nucleari. Dopo la disintegrazione dell’Unione Sovietica si aprirono grandi speranze di poter procedere a una totale, per quanto graduale, eliminazione degli armamenti nucleari, essendo venuta meno la funzione di deterrenza che essi avevano giocato nel delicato equilibrio della Guerra Fredda. In effetti nella prima metà degli anni ’90 vi furono segnali promettenti (trattati START-1, START-2), anche se contraddittori (Prima Guerra del Golfo, ricorso massiccio alle munizioni ad uranio impoverito).

Terza ricorrenza, 24 settembre 1996: 25o anniversario del Trattato di messa al Bando Totale dei Test nucleari (CTBT), che però . . .

In questo contesto si giunse anche, dopo decenni di discussioni, a un trattato di messa al bando totale dei test nucleari[10] (CTBT, Comprehensive Test Ban Treaty), aperto alle firme 25 anni fa, il 24 settembre 1996.

Senonché . . . il CTBT non è mai diventato operativo, poiché il 13 ottobre 1999 il Congresso degli Stati Uniti ne bocciò la ratifica! Ci troviamo quindi in un regime di moratoria, sostanzialmente volontaria, dei test nucleari. Gli USA non eseguono test completi dal 1992, la Francia dal 1996. Intanto per l’applicazione e la verifica del trattato è stata creata un’articolata struttura (Comprehensive NuclearTestBan Treaty Organization, ctbto, ubicata a Vienna) costituita da ispezioni sul posto e un’articolata rete di rilevamento (International Monitoring System, ims), già operativa, consistente di 337 stazioni installate in tutto il mondo per l’individuazione di possibili test nucleari nell’atmosfera, sott’acqua e sotto terra.

Quarta coincidenza, 22 gennaio 2021: entrata in funzione del Trattato di Proibizione delle Armi Nucleari (TPAN)

Il 2021 ha coinciso anche con un avvenimento decisivo, l’entrata in vigore nel diritto internazionale il 22 gennaio scorso del Trattato di Proibizione delle Armi Nucleari (TPAN)[11].

Addendum importante: le cavie nucleari segrete

Questo sia pur sintetico sommario delle ricorrenze del 2021 non sarebbe completo se non si ricordassero altre occasioni in cui le attività nucleari hanno aggravato quella contaminazione che Rosalie Bertell ha così sapientemente sistematizzato. Si potrebbe dire, se non fosse un tragico eufemismo, che “per lo meno” i test delle bombe nucleari venivano motivati dalla presunta necessità di contrastare gli armamenti dell’avversario. Ma è ripetutamente emerso nel corso degli anni che molti governi, già consapevoli delle conseguenze drammatiche della radioattività[12], hanno anche deliberatamente usato “cavie umane” per sperimentarne gli effetti.

Questa tragica storia ebbe inizio molto presto. “Nel novembre 1986 la sottocommissione del Congresso [degli Stati Uniti] per la conservazione dell’energia e l’energia ha pubblicato un rapporto intitolato American Nuclear Guinea Pigs: Three Decades of Radiation Experiments on US Citizens, che includeva dettagli sugli esperimenti umani durante il Progetto Manhattan”. Nel 2017 è stata pubblicata una terrificante rassegna, Esperimenti umani sulle radiazioni[13].

Non è superfluo aggiungere che l’inquinamento radioattivo dell’atmosfera terrestre è stato aggravato dall’intero ciclo nucleare: ad esempio, il popolo Navajo ha subito migliaia di vittime tra i minatori delle miniere di uranio[14]; lo sfruttamento delle miniere di uranio del Niger da parte della Francia ha lasciato un pesantissimo inquinamento radioattivo[15].

Gli orrori della tecnologia nucleare sono indicibili e la cosa più grave è che una volta che sono stati attivati i processi nucleari necessariamente artificiali le loro conseguenze funeste perdureranno per centinaia di migliaia di anni: perché l’energia nucleare non è solo un’energia “più grande”, ma ha un’origine completamente diversa dai processi che avvengono sulla Terra. Il nucleo dell’atomo contiene energie milioni di volte maggiori di quelle degli elettroni esterni responsabili dei processi chimici: ne segue che se si attivano processi nucleari, essi producono inevitabilmente prodotti artificiali radioattivi inesistenti sulla Terra[16].

[1]. J. Letman, “Nuclear justice for the Marshall Islands”, The Diplomat, 1° luglio 2021, https://thediplomat.com/2021/06/nuclear-justice-for-the-marshall-islands/.

[2]. Si possono vedere drammatiche foto in: https://en.wikipedia.org/wiki/Nuclear_testing_at_Bikini_Atoll; https://ww2.kqed.org/wp-content/uploads/sites/10/2017/07/EvacIntoBoat2-1920×1186.jpg; https://www.bikiniatoll.com/Lokiarfamily.jpg.

[3]. I dati sono tratti dal rapporto Estimation of Global Inventories of Radioactive Wasteand Other Radioactiveals, IAEA, 2008: https://www-pub.iaea.org/MTCD/Publications/PDF/te_1591_web.pdf. 1 Becquerel (Bq) equivale a una disintegrazione radioattiva al secondo.

[4]. “Bikini Atoll nuclear test: 60 years later and islands still unliveable”, https://www.theguardian.com/world/2014/mar/02/bikini-atoll-nuclear-test-60-years.

[5]. “French nuclear tests contaminated 110,000 in Pacific, says study”, BBC, https://www.bbc.com/news/world-europe-56340159. “France has underestimated impact of nuclear tests in French Polynesia”, The Guardian, 9 marzo 2021, https://www.theguardian.com/world/2021/mar/09/france-has-underestimated-impact-of-nuclear-tests-in-french-polynesia-research-finds.

[6]. “Tahiti rally commemorates France’s first atomic test in Pacific”, 5 luglio 2021, https://www.rnz.co.nz/international/pacific-news/446188/tahiti-rally-commemorates-france-s-first-atomic-test-in-pacific.

[7]. Per una discussione che non è possibile affrontare qui rimando a Ernesto Burgio, https://www.progettohumus.it/wp-content/uploads/2018/05/burgio_scram.pdf.

[8]. R. Bertell, “Victims of the Nuclear Age”, The Ecologist, novembre 1999, p. 408-411, https://ratical.org/radiation/Navictims.html. Del resto una fonte come il Washington Post riconosce che i test nucleari hanno ucciso innumerevoli migliaia: R. Roack, “In the 75 years since Hiroshima, nuclear testing killed untold thousands”, 5 agosto 2020, https://www.washingtonpost.com/graphics/2020/world/hiroshima-anniversary-nuclear-testing/.

[9]. R. Bertell, Pianeta Terra, L’ultima Arma di Guerra, Asterios, 2018.

[10]. È importante precisare che il CTBT vieta solo esperimenti nucleari in cui si produce una reazione a catena divergente con sviluppo di energia. L’esclusione dal divieto dei cosiddetti zero yield tests fornì un pretesto all’India per non firmare il trattato (ed eseguire poi i test del 1998). È un fatto che da allora tutti gli Stati nucleari stanno conducendo campagne di test sub-critici, di vari tipi, nei quali appunto non si sviluppa una reazione a catena divergente. E si sono sviluppate raffinatissime tecniche di simulazione.

[11]. Vi è ovviamente un’infinità di articoli, mi limito a citare il mio su Pressenza. https://www.pressenza.com/it/2021/01/da-oggi-le-armi-nucleari-sono-illegali/.

[12]. si veda ad esempio Pat Ortmeyer, Arjun Makhijani, «Let them drink milk», Bulletin of the Atomic Scientists, novembre-dicembre 1997: http://www.clw.org/pub/clw/coalition/ieer1097.htm; G. Greene, The Woman Who Knew Too Much: Alice Stewart and the Secret of Radiation, Univ. of Michigan Press, 1999.

[13]. R. Stone e altri, “Human radiation experiments”, Atomic Heritage Foundation, 11 luglio 2017, https://www.atomicheritage.org/history/human-radiation-experiments.

[14]. L. S. Gottlieb e L. A. Husen, «Lung cancer among Navajo uranium miners», Chest 81 (4), 449–452, http://chestjournal.chestpubs.org/content/81/4/449.abstract.

[15]. «Impact of Areva’s Uranium Operations in Niger and Gabon Health Monitoring Stations: Real Progress or Smokescreen?», http://www.beyondnuclear.org/storage/statement_criirad_areva_observatory.pdf; «Areva confirms Greenpeace’s alarming radiation findings in Niger», All Africa.com, 5 January 2010, http://uranium-news.com/2010/01/06/areva-admits-to-radiation-pollution-of-niger-city/.

[16]. Rinvio alla mia rassegna completa Antropocene-Capitalocene-Nucleocene: l’eredità dell’Era Nucleare è incompatibile con l’ambiente terrestre (e umano), Effimera, 11.09.2018, http://effimera.org/antropocene-capitalocene-nucleocene-leredita-dellera-nucleare-incompatibile-lambiente-terrestre-umano-angelo-baracca/.