Con il disastro Afghanistan, gli USA in primis e tutto l’Occidente al seguito non solo hanno perso una guerra durata vent’anni, un atroce conflitto che mai avrebbe dovuto iniziare, ma hanno pure illuso quella parte di afgani e afgane che avevano creduto di poter prendere in mano il proprio destino, sia come popolo che come individui, e infine, sia USA che Occidente con questo fallimento hanno anche perso definitivamente credibilità sullo scenario internazionale.

Dopo l’Afghanistan quale altro popolo potrà credere ancora, fidarsi che l’Occidente sia portatore di pace e democrazia?

Le immagini che ci sono arrivate dall’Afghanistan, ci mostrano che il Re è nudo, forse come mai prima sia stato.

Impietosamente le immagini svelano al mondo intero che ognuno dei tanti interventi di guerra che si sono succeduti in questi ultimi 30 anni, non sono mai stati funzionali a portare pace e democrazia, stabilità, benessere ai popoli, bensì soltanto strumentali a difendere degli interessi economici, privati e particolari di cui pochissimi hanno goduto.
Interessi di cui, persino qui in Occidente, visto il perdurare sia di una crisi infinita che del peggioramento del livello di vita generale confermano che, solo un numero molto ristretto di persone, di tali interessi particolari ha goduto e usufruito.

E come non vedere che, nonostante le centinaia di migliaia, talvolta i milioni di morti inutili, ognuna di queste guerre spacciate nel corso degli anni, per “interventi di pacificazione,” “umanitari” o per ristabilire un “equilibrio geopolitico”, non solo non hanno portato con sé, niente di tutto quel che era stato un tempo promesso, ma, ogni volta che i popoli hanno subito questi interventi, a fronte di guerre, sofferenze inenarrabili, distruzioni ed enormi perdite umane, non hanno potuto godere nemmeno lontanamente delle condizioni di vita migliori alle quali erano stati illusi poter arrivare, anzi, al contrario, come in Afghanistan dopo le atroci sofferenze sono stati lasciati in una situazione ancora più disastrosa di quella che vivevano prima dell’intervento occidentale.

Le immagini che ci sono giunte, più di tante parole parlano da sole.
Le persone precipitate in volo mentre disperate tentavano l’ultima fuga, i murales che in qualche modo, almeno visivamente, simboleggiavano forse l’unico aspetto positivo di una ventennale occupazione, il flebile inizio di una possibile emancipazione femminile, e giovanile, frettolosamente coperti, cancellati come non fossero mai esistiti, le donne che piangendo, in fretta e furia strappano e bruciano i loro attestati di studio, come a cancellare ogni possibile traccia della loro emancipazione, della voglia di essere detentrici delle loro vite.

Poniamoci adesso per favore una semplice domanda:
Chi sono i veri responsabili di questo disastro? Chi sono coloro che in nome non si sa bene di cosa e soprattutto a nome di chi, hanno fallito oltre 30 anni di politiche sia internazionali che interne?

Non sono forse gli stessi che per trent’anni si sono creduti incontrastati padroni del mondo, gli stessi governi difensori di interessi particolari di pochi privati, con i quali in tre decadi sono state impoverite decine e decine di nazioni, i popoli interi, sacrificate centinaia di milioni di persone, creata ulteriore instabilità geopolitica su vaste aree del pianeta, gettate le basi per imponenti flussi migratori di gente in fuga, per disastri umanitari ed ambientali a ciclo continuo.

Non sono forse gli stessi governi le cui campagne elettorali nel tempo sono state finanziate a turno dalle potentissime lobby delle armi, oppure dalle lobby di sfruttamento energetico o minerario, che da decenni hanno fatto pressioni inaudite per creare proficui mercati di morte dove poter vendere i loro prodotti o avere concessioni di sfruttamento per migliaia di miliardi, non sono forse gli stessi governi che da decenni rispondono e pianificano le proprie politiche non in funzione dei popoli, bensì solo e soltanto su istruzione e su mandato di pochi tecnocrati bancari e finanziari, che in definitiva fanno soltanto l’interesse di pochi gruppi economici sotto il saldo controllo di un ristretto manipolo di famiglie, le quali, da sole detengono c.a. il 60% del controllo economico, bancario, produttivo, tecnologico, sanitario-farmaceutico e informativo dei più grandi colossi mondiali.

Basti pensare che solo in Afghanistan la guerra ha creato un giro di soldi pari a 2,2 trilioni di dollari, dei quali quasi 900 miliardi in spese dirette del Dipartimento della Difesa americano – delle quali ha beneficiato in larga parte il complesso industriale militare e le banche (570 miliardi di interessi sui prestiti).

E ancora, perché quasi nessuno si ricorda che dietro a questo totale fallimento ci sono anche le maggiori testate giornalistiche e i principali organi di informazione main stream, i famosi portatori delle notizie “certificate” naturalmente tutte allineate e provenienti da una stessa unica fonte, le stesse testate e organi d’informazione che fanno la voce grossa in termini di formazione e influenza dell’opinione pubblica, le stesse che partire dall’inizio degli anni 90′ hanno gridato ossessivamente alla giustezza degli interventi di guerra, chiamati interventi di pace, oppure interventi umanitari, arrivando sempre più spesso a stravolgere il significato stesso delle parole. Nessuno ricorda più l’inizio della guerra al terrore, a cui si dette il via a reti unificate e in mondovisione con un segretario di Stato che giurava e spergiurava agitando sopra le teste degli asserviti cronisti, una fialetta di acqua gialla dichiarando che fosse pericolosissima antrace?

E se si va ancora meglio a vedere chi ha tratto maggior beneficio dal disastro lasciato dopo 3 decenni di guerre, non sono forse le stesse potenti lobby delle armi, quelle del comparto energetico, insieme ovviamente ai grandi gruppi finanziarie e bancari che hanno operato col loro credito per produrre milioni di tonnellate di armi, tecnologia, prodotti, infrastrutture e servizi rigorosamente connessi all’economia di guerra, tutti teorici e sostenitori della crescita infinita, del profitto senza se e senza ma ad ogni costo.

Non sono forse gli stessi governi di ora, che aggiornati alla versione 4.0, una volta esaurito il mercato della guerra, delle armi, dello sfruttamento energetico ed estrattivo delle materie prime, tristi esecutori per conto di altri, di 30 anni di politiche improntate alla guerra, all’occupazione, depredando come bestie feroci i popoli, e il pianeta delle su non infinite risorse?

 

Adesso, famelici e insaziabili, come d’altronde sempre sono stati, hanno dapprima fiutato e poi addentato una nuova preda, anche ben più succulenta, rappresentata da un enorme potenziale mercato, presumibilmente ancora più proficuo, vasto e duraturo di quello offerto con 3 decenni di quasi “guerra infinita” il cui filone ora pare stia volgendo al termine.

Come ben si sa, “il lupo perde il pelo, ma non il vizio” e tantomeno l’appetito che, anzi, viene mangiando.

E quale migliore occasione di questa “emergenza” per poter affondare i denti su una torta enorme, dove si possono fare profitti impensabili e dove in definitiva ci si può sempre nascondere dietro all’ingannevole idea che si stia operando per la tutela di un bene pubblico, il nuovo vastissimo mercato della salute.

E così, gli stessi attori responsabili di fallimenti e disastri a non finire, adesso, non paghi di anni di bombardamenti, di conflitti, di scelte disastrose, tutte fondate su una logica puramente militare, di forza, di occupazione, di depredazione umana e ambientale, di morte, violenza e di dominio, ovviamente pagate con la pellaccia di centinaia di milioni di disperati, oggi hanno dichiarato che il nuovo fronte di guerra si è spostato, oggi è “guerra al virus”, guerra all’obbligo alla salute e all’immunizzazione, somministrata ovviamente come dicono loro, con i prodotti che dicono loro, nelle modalità in cui dicono loro, vincolati tramite contratti capestro per centinaia di miliardi, ovviamente da loro stipulati con privati, però coi soldi pubblici di noi altri, quelli delle nostre tasse e frutto del lavoro e della ricchezza comune di tutta la popolazione europea.

Le stesse tasse una cui parte preminente finora è andata e continuerà comunque ad andare per finanziare gli ulteriori possibili teatri di guerra, ove ce ne fosse bisogno, ma, come è ben noto per tutte le economie di guerra, violente e predatorie, gli appetiti sono insaziabili, e come ogni imponente macchina da guerra richiede un pagamento sempre più alto e oneroso, e così oggi il “pagamento della decima” non basta più, e allora visto che il gioco ha funzionato bene per tutti questi anni per fare la guerra con le armi vere, perché non dirottare una parte ancora più consistente di soldi pubblici per fare un altro tipo di “guerra”.

In fondo così fin dall’inizio è stata chiamata, “guerra al virus”, e ancora, migliaia di volte è stato ripetuto “siamo in guerra” e allora perché non usare un ingente quantitativo dei soldi delle tasse popolari, quelle che fino a un ventennio fa venivano interamente destinate a garantire il diritto per tutti alla salute pubblica ed erano investiti in strutture sanitarie, in attrezzature mediche, in posti letto ospedalieri, in medici di base, in sanitari, in presidi locali, in Università e centri di ricerca interamente finanziati dal pubblico, e perciò, di tutti e sotto il controllo di tutti. Perché non usarli invece per finanziare enormi lobby farmaceutiche private, i grandi centri di cura privati, i laboratori privati, i centri di analisi privati, i produttori di tamponi e test privati, i produttori di vaccini e medicinali sperimentali brevettati da privati e poi forniti a carissimo prezzo e a scatola chiusa (per contratto non analizzabili) al pubblico, che in questa guerra al virus, e ancora di più in questa guerra fatta di paura, insicurezza e menzogne, ha bisogno di essere costantemente rassicurato.

Allo stesso tempo, così come finora i grandi cartelli bancari hanno guadagnato e fatto enormi profitti con l’economia di guerra condotta con le armi, adesso le stesse realtà finanziarie hanno ben investito e stanno investendo quantitativi di denaro sempre più imponenti, nella nuova economia di guerra legata a questa pandemia ed alla gestione dell’emergenza che ne deriva.

In alcuni paesi come in Italia ad esempio, per far meglio capire che si tratta di una nuova “guerra”, questa volta però condotta in casa propria, dal momento in cui adesso è sempre più difficile condurla fuori, hanno persino nominato un generale con poteri speciali, a presiedere le vaste operazioni di “guerra” appunto, per uno strano caso della vita, trattasi dello stesso generale che fino poco tempo fa ha presieduto il comando Nato nazionale in Afghanistan, e quindi corresponsabile del più palese disastro di queste politiche di guerra che ora abbiamo davanti gli occhi.

Uno stranissimo modo di affrontare questa nuova “guerra” per la salute, che a in tutto e per tutto ricorda lo stesso modus operandi sostenuto finora nelle guerre convenzionali, quelle condotte a suon di bombe in nome di una ipotetica democrazia mai arrivata nei paesi in cui si sosteneva volerla esportare.

 

Oggi, come d’altronde è stato per ogni guerra, la prima vittima di sempre, è la verità.

Anche ai giorni nostri, giustificati da una emergenza che si prolunga ad libitum (a dicembre prossimo saranno due anni) in nome di una ipotetica e millantata “sicurezza della salute” che certo mai potrà essere raggiunta coi tagli fatti alla sanità pubblica, e finanziando profumatamente in cambio le multinazionali farmaceutiche private, vengono in cambio ristrette o peggio ancora sospese a tempo indeterminato, libertà e diritti fondamentali delle persone.

Nel febbraio 2020, partendo da improbabili lockdown che colpivano esclusivamente piccole imprese, cultura e diritto alla scuola, e che avrebbero dovuto essere solo temporanei per superare un’emergenza di poche settimane, siamo saliti di imposizione in imposizione, di obbligo in obbligo, dalle mascherine prescritte, pena la multa e finanche il fermo, persino da soli in mezzo a una spiaggia o in un bosco, fino arrivare oggi non solo a non garantire, ma persino a non permettere più liberamente il diritto al lavoro, il diritto allo studio, alla libera circolazione, alla cultura, e persino alla libera determinazione sul proprio corpo, e così in modo criminale e vile arrivare per tramite governo, a un lasciapassare usato per definire nuovi criteri di discriminazione e di violenza da esercitare verso determinate categorie, dichiarate “nemici pubblici” dal nuovo asse in questa guerra, a cui di sanitario è rimasto ben poco o proprio nulla.

Stiamo parlando di diritti fondamentali, non del diritto di andare a consumare un aperitivo.

Stiamo parlando del diritto a esercitare le proprie scelte in materia di salute, in forza del fatto che nessun Stato minimante democratico può esercitare una qualsivoglia forma di obbligo lesivo della persona o che con essa porti comunque un rischio, tanto più per una terapia a tutt’oggi sperimentale e provvisoria.

Una nuova guerra questa che, come in tutti i fronti che si rispettino non prevede il dissenso, né forma alcuna di differente espressione e punto di vista, che sia possibile operare per via di Stato, oppure tramite televisione pubblica, media mainstream, e neanche sui social i quali sempre più spesso hanno preso ad operare in forma sempre più rigida e palese una forma di censura su tutti quei contenuti, testimonianze, ricerche, dati, informazioni, pubblicazioni, video, che possano anche soltanto mettere in dubbio la reale efficacia delle misure prese in termini di diritto alla salute e cura delle persone.

Anche oggi come ieri, la “guerra” è senza quartiere, senza esclusione di colpi, facendo uso di ogni mezzo verso il “nemico” e verso tutti coloro che con tale nemico, in qualche modo siano identificabili. Poco importa se siano semplici civili che non hanno commesso reato alcuno, sono comunque una minaccia da combattere, da ridurre al silenzio, da obbligare a piegarsi ai dettami stabiliti, e rappresentano ancora di più una minaccia se oltre a essere sani fisicamente, sono anche sani portatori del terribile e contagiosissimo virus del dubbio, diffusori di informazioni di altra natura e di differenti fonti, veicolo di ammorbanti punti di vista basati sul buon senso.

Essi sono un nemico tanto e forse anche più del virus stesso, perché sostengono che si sentono ancora liberi cittadini, profusori della “pericolosissima” idea di una libertà di scelta in materia di cure e prevenzione sul proprio corpo.
Sono pericolosi renitenti, coltivatori del dissenso che diffondono idee e valori che possono minare il saldo spirito “cameratesco” formatosi in 18 mesi di paura, di reclusione, di confusione, di informazioni di pessima qualità atte a scatenare paura e insicurezza ripetute in stile goebbelsiano.

I più temibili poi, sono coloro che continuando a fare uso di ragione e cercando di mantenere la propria calma interiore, rifacendosi alle sovversive idee contenute in una Carta chiamata Costituzione, fanno notare ad esempio che, all’articolo 32 della stessa Carta, si recita che la salute principalmente è un diritto dell’individuo, e certo non prevede invece, un obbligo da imporre con la forza, il ricatto, la coercizione e il non rispetto della dignità della persona:

“La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo ed interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti. Nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge.
La legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana.”

Questo stabilisce la nostra Carta, diritto alla salute e sottolineo diritto, senza necessità dell’interposizione di un legislatore, o un giudice che ne stabilisca la natura fondante di questo diritto alla salute, bene di ciascun individuo. Salute che è intesa non come assenza di malattie e/o infermità fisiche o psichiche, dal momento in cui ciò non è possibile, non viviamo dentro una teca di vetro o in un ambiente sterile, e nemmeno è possibile essere immuni da tutto, bensì, vorrei ricordare, come solo fino poco fa la stessa Organizzazione Mondiale della Salute definiva il concetto di salute, come “il miglior stato possibile di benessere fisico, mentale e sociale.”

Trattasi quindi di diritto non solo programmatico, bensì connesso alla tutela della salute nel miglioramento della qualità della vita.
Tutela della salute che, in quanto diritto è citato ancor prima come diritto degli individui e considerato invece da intendersi in secondo luogo come bene sociale derivante dal diritto alla salute di ogni individuo, e comunque sempre nel rispetto della “dignità della persona umana”.

L’intervento sociale si colloca in funzione della persona e della sua sfera autodeterminativa e non viceversa. Le stesse riforme sanitarie realizzate sotto la spinta della Costituzione, hanno come principi ispiratori tra l’altro, l’universalità dei destinatari, l’uguaglianza di trattamento, il rispetto della libertà e della dignità della persona, la volontarietà dei trattamenti sanitari. Essendo diritto fondamentale personalissimo, non può essere oggetto né di alienazione, né di atti dispositivi di qualsiasi tipo. A seconda dell’interesse del titolare a goderne, ciascun diritto può essere esercitato o meno. Ne deriva che, se è sancito costituzionalmente per ogni individuo il diritto primario ed assoluto alla salute, è sancito anche il corrispettivo diritto alla libera scelta in termini di cure e saluto.

I precedenti articoli 2 e 13, sempre della Costituzione, riconoscono e garantiscono i diritti inviolabili dell’uomo, e ribadiscono l’inviolabilità della libertà personale.
“La scelta libera, ragionata e consapevole nel godere del bene-salute, e nel come raggiungerla, è espressione dei diritti di libertà e rispetto della dignità umana – (Corte Costituzionale, Sentenza n°438/2008) – per cui va essa rispettata anche se determina pericolo di vita o danno per la salute.”

Questo altresì comporta il diritto di accettare, rifiutare, interrompere atti od interventi a salvaguardia del proprio stato di salute, compiuti da terzi ma contro il proprio volere (c.d. diritto all’autodeterminazione terapeutica).

Ad ogni cittadino sta invece il pretendere dallo Stato, che in questo caso è obbligato, una serie di prestazioni positive e non coattive per realizzare il godimento effettivo e globale del diritto alla salute.

Il concetto di obbligo è esattamente l’opposto di quello che i vari governi europei e occidentali in genere, fautori di vecchie e nuove guerre, oggi in modo irrispettoso illegittimo e anticostituzionale, stanno cercando di far passare.

L’obbligato non è l’individuo o la persona, il singolo nel dover subire in modo più o meno coercitivo un determinato trattamento sanitario, per tramite uno Stato che esercitando tutta la sua forza arrivi a schiacciare la singola persona e i suoi diritti, questo non solo è avulso da ogni etica e morale, ma bensì assume tratti criminali tanto più qualora tale obbligo assuma carattere coercitivo per un trattamento di natura sperimentale. In realtà sia la nostra Costituzione che le nostre leggi affermano che, l’obbligato alla salute non è l’individuo, bensì lo Stato. E’ il governo ad essere obbligato a garantire ad ogni individuo il libero accesso a tutte le possibili cure, così come a tutte le forme di prevenzione che possano assicurare e tutelare la salute, considerata in primis bene dell’individuo e per derivazione dal godimento di tale diritto da garantire per ogni individuo, andare a configurarsi come bene sociale e collettivo.

Oltre 30 anni di politiche disastrose e disgraziate ci hanno condotto fino qui, all’evidenza del fallimento più totale in tanti campi, non ultimo appunto, quello sanitario, ma anche geopolitico, energetico, ambientale, lavorativo, delle risorse, sul fronte dei diritti e del rispetto della persona, fino arrivare sul pericoloso orlo di un precipizio, umano, sociale, politico, culturale.

Gli attori nazionali e internazionali oggi alla guida, coloro che sostengono di fare tutto questo per un bene collettivo, di ordine superiore, e per questo arrivare a giustificare il continuo calpestare dei diritti delle persone, non solo in oltre un anno e mezzo non hanno raggiunto il benché minimo risultato in termini di tutela della salute, bensì il nostro stato di salute generale rifacendosi appunto al termine inteso come benessere fisico, mentale e sociale, è di gran lunga peggiorato.

D’altronde come avrebbero potuto ottenere risultati diversi, essendo gli stessi attori e interpreti della politica del profitto selvaggio, gli stessi che fino poco fa millantavano il raggiungimento di importanti traguardi collettivi, attraverso l’attuazione della stessa economia di guerra e tramite politiche violente e predatorie?

Anche ora alla guida sono sempre gli stessi che ci hanno condotto attraverso trent’anni di atroci conflitti, di disastri umanitari, di macelleria sociale, di contrazione costante e crescente di libertà e dei principali diritti, facendoci passare per fallimenti di ogni sorta e genere, e in definitiva condurci ad un peggioramento delle condizioni di vita generali a scapito dei tantissimi e a vantaggio di pochi.

Ebbene, questi stessi identici attori, esecutori senza scrupolo alcuno che si mostrano alla guida dei governi, ma che invece di rispondere alla popolazione e ai suoi bisogni, rispondono da tempo a dei mandanti, i quali per procura li premiano in base a determinati risultati raggiunti, che risultato mai si pensa potranno ottenere?
Per chi è plausibile pensare che si stiano adoperando?
Per gli interessi generali e per il bene delle popolazioni, o per i soliti pochi noti che da decenni hanno lucrato oltre ogni limite sulle disgrazie di milioni e milioni di persone?