Balkanroute Calling – Sabato 19 giugno parte da Trieste la carovana europea per la libertà di movimento.

Obiettivo: denunciare le politiche di respingimento dell’Ue e arrivare a Maljevac sul confine croato-bosniano.

CONFERENZA STAMPA: MARTEDÌ 15 GIUGNO ORE 17

PIAZZA DELLA LIBERTÀ, TRIESTE

(in diretta anche dalle pagine facebook delle realtà promotrici)

Mancano pochi giorni alla partenza della carovana per la libertà di movimento di sabato 19 giugno, che da Trieste attraverserà stati e confini con l’obiettivo di arrivare fino a Maljevac, sul confine croato-bosniaco.

La carovana, a cui parteciperanno circa cinquanta mezzi, ha scelto di puntare l’attenzione sulla frontiera esterna dell’Unione Europea, in quanto la Croazia è il “paese armato e pedina dell’UE lungo la Balkan route nella sporca guerra contro i migranti”.

L’iniziativa, promossa dall’ass. Linea D’Ombra di Trieste insieme alla campagna Lesvoscalling, all’ass. Ya Basta di Bologna, al Gruppo Melitea di Roma, Move to Resist, Officina 31021 e al collettivo Über_Grenzen di Vienna, segue in piena continuità la manifestazione del 17 aprile scorso, quando oltre 200 persone si sono ritrovate a Trieste nei pressi del Consolato Croato e al valico di confine di Pesek per denunciare i continui respingimenti, operati anche dall’Italia, e le brutali violenze nei confronti delle persone migranti.

“Con questa nuova tappa, che si inserisce all’interno di un percorso quotidiano di impegno solidale – affermano gli organizzatori – vogliamo chiedere a gran voce l’apertura delle frontiere, la chiusura di qualsiasi campo di confinamento e la fine delle violenze e dei pushback”. Le realtà promotrici sono organizzazioni antirazziste e antifasciste, gruppi e associazioni impegnate nella solidarietà e nel soccorso civile via terra e via mare lungo i confini dell’Europa fortezza.

“Vogliamo agire dal basso e in rete a livello europeo – si legge nel manifesto dell’appuntamento – per creare momenti di rottura dell’ordinario e mettere in discussione fino in fondo il passato, il presente e il futuro dell’impianto securitario delle politiche sull’immigrazione. Non possiamo accettare né la politica di esternalizzazione delle frontiere, né quello che si configura come un vero e proprio regime del confine.

Saremo fisicamente presenti su quel confine perché è allo stesso tempo simbolo delle politiche europee e dispositivo materiale di contenimento, selezione dei flussi migratori e respingimento verso la Bosnia-Erzegovina. Essere a Maljevac per noi significa essere a Ceuta e Melilla, alle Canarie, a Lampedusa, a Lesbo e a Evros.

L’Europa e gli Stati membri continuano a sporcarsi le mani di sangue per difendere delle linee immaginarie dall’arrivo di persone, per impedire il loro movimento e negare l’accesso al diritto di asilo. Fanno a brandelli le principali Convenzioni e Costituzioni che sanciscono i diritti fondamentali, compreso quello di migrare. Basano la loro politica su dispendiosi accordi con le peggiori dittature e milizie corrotte, sulla militarizzazione dei confini con l’ausilio di Frontex e scrivono patti per rendere sistematiche la detenzione e le deportazioni.”

Le organizzazioni promotrici della carovana con questa iniziativa vogliono capovolgere una narrazione che parla costantemente di emergenza e di catastrofe umanitaria, quasi fosse una calamità naturale, senza individuare le cause e i responsabili che la determinano. “Vogliamo – concludono – che si cambi radicalmente rotta e che si garantiscono i diritti fondamentali e la mobilità a tutte le persone in transito”.

Per informazioni:

act4balkanroute@protonmail.ch