Se il fratello del ministro della salute fosse accusato di stupro. Se da decenni il processo fosse impelagato nelle lungaggini burocratiche. Se le vittime, minorenni, lo avessero riconosciuto. Se nel momento della cattura, avesse sparato alla polizia dai muri di casa. Se fosse stato liberato il giorno successivo. Se fosse socio del fratello generale ministro in tre imprese: una società di navigazione nel bacino amazzonico; una concessionaria di distributori di combustibili; una società finanziaria. Se il fratello del ministro fosse coinvolto, oltre che nello stupro di minorenni, anche in omicidi e sequestri. Se il ministro della salute fosse un generale di divisione senza nessuna esperienza nel settore sanitario. Se il ministro fosse responsabile del sistematico boicottaggio di ogni forma di prevenzione e cura. Se il suo atteggiamento, le sue dichiarazioni, le sue iniziative, le sue omissioni deliberate, avessero provocato trecentomila morti. Se fosse stato esonerato dalla sua funzione perché la base parlamentare di appoggio al presidente avesse finalmente capito la sua situazione insostenibile e, silenziosamente, per non dare ragione agli oppositori, avesse preteso la sua sostituzione. Se al suo posto fosse stata chiamata una dottoressa di riconosciuta competenza. Se detta dottoressa dopo un lunga conversazione con il presidente avesse declinato l’invito. Se avesse dichiarato pubblicamente la sua incompatibilità con il negazionismo presidenziale. Se avesse dichiarato pubblicamente la pericolosità delle azioni governative. Se fosse stata minacciata dalle milizie. Se queste milizie avessero cercato di invadere l’hotel dove era ospitata, se avessero minacciato la sua famiglia. Se poche ore dopo, il presidente avesse convocato per occupare la carica del generale – fratello e socio in affari di un miliziano stupratore – un altro medico, amico personale nonché dirigente di una importante associazione cardiologica. E se questo medico avesse accettato l’incarico con la sola finalità di dare l’avvallo istituzionale della scienza ai deliri presidenziali. Se il ministro generale uscente, nel suo ultimo discorso, sostenesse che il sistema sanitario non stia soffrendo nessun collasso. Se i sostenitori del presidente avessero organizzato una marcia in suo favore, un lungo corteo di automobili che sfociasse davanti agli ingressi degli ospedali per impedire il passaggio di ambulanze e malati. Se questi malati morissero a decine nelle sale d’attesa di tutto il Brasile per mancanza di letti, di struttura e di ossigeno. Se definire Bolsonaro come genocida determinasse la denuncia secondo le norme della legge anti terrorismo, come è accaduto a un giovane influencer di youtube. Se in segno di solidarietà concludessi questa pagina con le stesse parole per le quali è stato denunciato secondo la Legge della Sicurezza Nazionale.

Bolsonaro Genocida.
Se scrivessi tutto questo qualcuno mi crederebbe?

Nel giorno in cui si annuncia che in 67 città non esistono più letti di terapia intensiva, il tribunale federale, responsabile per il controllo del bilancio dello Stato, ha deciso che vuole vederci chiaro e inizia l’inchiesta contro le Forze Armate. Le si accusa di omissione, di non rendere disponibile la loro rete sanitaria di ospedali e medici, le si accusa di non informare la quantità di personale potenzialmente disponibile per far fronte alla pandemia. Tremila morti al giorno per una malattia di cui già esiste il vaccino, ma che il governo si è rifiutato di comprare a tempo debito, anzi, attraverso parole e opere ha intrapreso una vera e propria campagna di sabotaggio trasformando il Brasile in una minaccia mondiale. Stavolta non sono il solo a dirlo, ma baso le mie affermazioni su  un articolo del Washington Post, dal titolo Brazil’s rolling coronavirus disaster is a threat to the world, nel quale si enfatizzano gli errori delle azioni governative nella gestione dell’emergenza, si parla di collasso degli ospedali e si riportano le parole di Tedros Adhanom Ghebreyesus, direttore generale della OMS: se il brasile non si decide ad affrontare seriamente la situazione diventa una minaccia per tutti i suoi vicini. Gli auspici del ministro degli esteri si sono ormai avverati: “se la nostra politica estera ci trasforma in paria internazionali, ebbene, mi auguro che succeda al più presto”, dichiarava nell’ottobre scorso, riferendosi alla lotta del paese contro “le forze comuniste che vogliono minare i principi della civiltà cristiana su cui si fonda la nazione”.

Il Washington Post racconta che il numero di test sia praticamente insignificante. Aggiungo io che sette milioni di kit contenenti il materiale per eseguire i test sono stati abbandonati nei magazzini dell’esercito fino a renderli inutilizzabili. L’articolo del prestigioso giornale americano definisce il presidente Bolsonaro come “incendiario di estrema destra”, e va oltre, afferma che sotto la sua supervisione il Brasile è sprofondato nel negazionismo, nella disorganizzazione nell’apatia, nell’edonismo e ne ciarlatanismo medico”. Prosegue accusando il presidente e i suoi alleati di promuovere la disinformazione minimizzando la minaccia del virus e l’efficacia delle norme di prevenzione, come l’uso di mascherine, e il distanziamento sociale.

Anche la BBC riporta nel suo sito il disastro brasiliano, parla della insufficienza dei letti d’ospedale davanti al numero sempre crescente di malati, accusa Bolsonaro di opporsi sistematicamente alle misure di quarantena proposte dai governatori e dai sindaci, dando priorità al proseguimento delle attività economiche la cui interruzione provocherebbe danni molto peggiori di quelli causati dal virus.
The Guardian, il famoso giornale britannico si chiede che fine abbia fatto Zé Gotinha, la simpatica mascotte simbolo della campagne di vaccinazione e del quale, in queste pagine, si è parlato  in un articolo precedente. The Guardian racconta del tentativo fatto dal governo di trasformare la mascotte in un guerriero, un miliziano armato con tanto di siringa a forma di mitra.
Il ministro della salute è stato sostituito. Il cambiamento è avvenuto sulla base della continuità. Le parole del ministro uscente non lasciano alcun dubbio: “tutto continuerà sulla stessa rotta”.
Bolsonaro Genocida.

https://www.washingtonpost.com/world/2021/03/17/brazil-coronavirus-disaster-bolsonaro/

https://www.bbc.com/news/world-latin-america-56424611 

https://www.theguardian.com/world/2021/mar/15/ze-gotinha-brazil-cartoon-promotes-vaccines-missing