In ogni momento storico coesistono generazioni diverse, ciascuna delle quali osserva la realtà a partire dal paesaggio nel quale si è formata: proprio l’incontro tra paesaggi differenti è il motore della dialettica generazionale. Gli anni Novanta rappresentano uno spartiacque tra la generazione X e quella odierna, con una serie di eventi significativi, come la fine della guerra fredda e dello scontro ideologico tra i due blocchi. La nuova generazione è cresciuta in un paesaggio in rapidissimo cambiamento rispetto a quello della generazione precedente. Lo sviluppo della tecnologia ha cambiato l’approccio alla conoscenza e all’informazione, attraverso l’utilizzo di internet e dei social network[1]; inoltre ha messo in crisi alcune certezze sulla realtà, ponendo interrogativi etici[2]. Tutto ciò si riflette anche sul modo di rapportarsi alla politica, che passa sempre più spesso per post, tweet, ecc.: è sui social che si crea il dibattito politico e si fa propaganda. Non si guarda più solo la televisione di stato, ma si vede direttamente cosa dicono e fanno gli individui, anche altrove. Gli utenti del mondo virtuale sono esposti a un contatto molto più ravvicinato e personale con tutto il resto mondo. È più facile interessarsi alla politica estera e i grandi temi sociali non si possono più affrontare localmente, ma sono d’interesse globale (ambientalismo, migrazione, diritti umani, ecc.). Le nuove generazioni, così, crescono in ambienti multietnici e poliglotti. Questo ha determinato un contesto che include realtà internazionali e dunque multiculturali, stimolando la curiosità e aumentando anche la possibilità di fare esperienze all’estero (erasmus, università gemellate, interchange…). Tuttavia la globalizzazione se da una parte ha ravvicinato le persone appartenenti a mondi e culture differenti, dall’altra comporta il rischio di omologazione culturale, oltre all’assedio perenne d’informazioni, spesso fallaci, a cui gli individui sono sottoposti. Intanto il modello neoliberista si rafforza a livello mondiale. Emergono nuove potenze economiche e si creano blocchi sovra-nazionali[3]. Allo stesso tempo il panorama mondiale è caratterizzato da una profonda disuguaglianza economica tra paesi e all’interno degli stessi, che si riflette sul piano dei diritti umani fondamentali.

In questo contesto, il crollo delle torri gemelle e il fenomeno del terrorismo hanno enfatizzato la paura dell’altro. Tale paura è stata amplificata dai mass-media e usata dai governi per giustificare forme di repressione e di violenza. Dopo la primavera araba nel 2011, le ondate migratorie e la guerra in Siria hanno alimentato l’islamofobia in Europa, accresciuta dal dilagante populismo, figlio di una crisi di valori. Attualmente stiamo vivendo un evento storico forse più significativo di quelli precedenti: la pandemia. Tale cataclisma ha evidenziato le insicurezze e le contraddizioni che hanno segnato la generazione passata e odierna, dimostrando la necessità di una nuova trasformazione sociale che consenta un miglioramento delle condizioni di vita di tutta la comunità.

I giovani cresciuti durante questo periodo avvertono la necessità di un profondo cambiamento sociale, culturale e istituzionale, ma ancora non emergono con chiarezza dei modelli alternativi e una proposta che unisca tutte le cause. Così, si crea un dialogo più ampio tra gli stessi giovani, che hanno più metri di paragone e vedono le conseguenze di cambiamenti messi in atto in altri paesi, sia positivi sia negativi, attraverso il confronto che fa emergere con più forza i problemi sociali. La generazione al potere, d’altro canto, ha perso di credibilità e di autorità agli occhi dei giovani; da una parte questo crea disillusione, dall’altra ha dato vita a tutta una serie di proteste e di nuovi dibattiti: i personaggi famosi al di fuori della politica sono chiamati a prendere posizioni pubbliche; nascono proteste globali (metoo, fridays for future…), che non rimangono confinate al luogo in cui nascono, ma si diffondono rapidamente attraverso i social. Si è compresa l’importanza della sensibilizzazione e del confronto come strumento che va oltre le istituzioni e i confini nazionali. D’altra parte emerge la difficoltà da parte dei giovani di incidere concretamente, facilmente si sentono vittime di un sistema vecchio in cui non trovano il loro spazio.

La società sembra completamente disinteressata alle nuove generazioni, al loro modo di sentire e stare nel mondo. Solo il mercato si occupa di loro, guidandole verso un materialismo privo di senso e senza strumenti per costruire un senso di esistenza umana.

Pochissime persone sanno rispondere a domande apparentemente banali come “chi sono?” e “dove vado?”. Oltre le risposte convenzionali relative a lavoro, studio o hobby, pochi riflettono seriamente sulle proprie aspirazioni profonde, cercando di cogliere quanto queste si allineano con la propria vita. Il futuro infatti sembra sempre più chiuso e angosciante, cresce il disorientamento e lo smarrimento di un senso personale e collettivo: «Forse la vera natura del disagio dei giovani che, nell’atmosfera nichilista che li avvolge, non si interrogano più sul senso della sofferenza propria o altrui, come l’umanità ha sempre fatto, ma (…) sul significato stesso della loro esistenza, che non appare loro priva di senso perché costellata dalla sofferenza, ma al contrario appare insopportabile perché priva di senso» (Da L’ospite inquietante – Galimberti). La mancanza di prospettive future arresta il desiderio nel presente, perché se il futuro è incerto e angosciante meglio avere subito e non pensare, meglio mettere distanza dall’angoscia e dal non-senso che pervade lo sguardo. I giovani provano a scappare da questo malessere che spesso non sanno neanche descrivere, perché nessuno gli ha insegnato a leggersi dentro, a parlare di sentimenti senza vergognarsi, a descrivere le proprie paure. Non riescono a capire sé stessi né la propria generazione e questo genera un sentimento d’impotenza. Dinanzi alle angoscianti prospettive future i giovani non riescono a pensare diversamente, spesso si sentono bloccati, isolati. La difficoltà a comunicare aggiunge un grande senso di solitudine, che porta alla crescente chiusura in sé stessi, piena di vuoti falsamente riempiti di musica nelle orecchie, droga, videogiochi, social network e altre barriere o surrogati di vita, di relazioni umane. Inoltre, l’inaridimento delle relazioni affettive porta verso una tendenza inedita all’individualismo e al si salvi chi può. Probabilmente la strada da seguire è un’altra: quella della costruzione di legami affettivi e di solidarietà capaci di spingere le persone fuori dall’isolamento nel quale la società tende a rinchiuderle. A nessuno sfugge che il fallimento dei propri ideali e credenze può trasformarsi in un’ottima opportunità per cambiare radicalmente la direzione della propria vita. Lo stesso succede quando il fallimento riguarda l’intera società. Anche nei periodi più bui si possono riconoscere i segni di un cambiamento silenzioso cercato da questo meraviglioso e creativo essere umano. Oggi possiamo cogliere, in particolare nelle nuove generazioni, una forte tendenza all’apertura multipolare e alla mondializzazione. Sebbene le rozze tendenze nazionalistiche siano ancora molto rumorose, appare chiaro che un giovane di oggi ha un’apertura al mondo nemmeno pensabile per le generazioni dei loro genitori.

I giovani si mobilitano in tutto il mondo. In America Latina, per esempio, ci sono state proteste a catena, partite dal Cile e diffuse in molti altri paesi: Perù, Ecuador, Colombia e Bolivia. Esse hanno in comune il fatto di essere state organizzate dai giovani universitari. A Bogotà, le proteste sono state molto trasversali: dal femminismo, all’ambiente, all’istruzione; hanno manifestato insieme universitari appartenenti a realtà sia pubbliche sia private, eliminando la lotta di classe e dando molta più forza alle richieste. «Sarebbe bello se il sistema politico e il settore privato si rendessero conto che i giovani non sono solo dei consumatori, non stanno solo su TikTok» afferma Sergio Guzmàn «I giovani stanno dimostrando di avere due qualità, capacità di mobilitazione e flessibilità. Hanno la sensazione che il sistema non sia costruito per loro, che loro debbano alimentarlo senza avere il potere di cambiarlo» (Internazionale n. 1388 pag. 66). Portando un nuovo sguardo sulla realtà i giovani potrebbero attuare, già in questo decennio, forme di protesta sempre più inclusive, svolgendo un ruolo decisivo nella destabilizzazione di questo sistema. Se saranno consapevoli del proprio ruolo storico, potrebbero creare le condizioni per dare forza a ciò che va verso la vita, alla ricerca di senso e alla costruzione di una società più giusta e libera dalla sofferenza mentale e dal dolore fisico.

 

 

  • 1 – Nascono Google (1997), Wikipedia (2001), i Blog e si diffondono i social network che favoriscono la rapida circolazione di informazioni a livello mondiale in tempo reale. Nasce Linux (2007). Diffusione di massa del PC.
  • 2 – Esperimenti di bio-genetica sulla clonazione e sulle cellule staminali.
  • 3- Nel 1998 nasce la BCE (Banca Centrale d’Europa); nel 2002 entra in vigore l’Euro.