Draghi, il governo di quale paese?

19.02.2021 - Olivier Turquet

Draghi, il governo di quale paese?
Il discorso di Draghi al Senato (Foto di governo.it)

Con una scontata e schiacciante maggioranza il nuovo governo italiano, presieduto da Mario Draghi, si appresta a mettersi al lavoro.

Nel presentare la natura del suo governo il Presidente del Consiglio ha detto, nel suo discorso al Senato:

“Nel rispetto che tutti abbiamo per le istituzioni e per il corretto funzionamento di una democrazia rappresentativa, un esecutivo come quello che ho l’onore di presiedere, specialmente in una situazione drammatica come quella che stiamo vivendo, è semplicemente il governo del Paese. Non ha bisogno di alcun aggettivo che lo definisca. Riassume la volontà, la consapevolezza, il senso di responsabilità delle forze politiche che lo sostengono alle quali è stata chiesta una rinuncia per il bene di tutti”.

Allora la domanda diventa, necessariamente, il governo di quale paese?

Cercherò di rispondere alla domanda, basandomi su quanto detto dal Presidente nel medesimo discorso, dal punto di vista delle cose di cui si occupa la nostra agenzia: la pace, la nonviolenza, i diritti umani, la nondiscriminazione.

La pace

La parola “pace” non è presente nel discorso di circa un’ora. In compenso l’Alleanza Atlantica è citata tre volte. Cosa significa in concreto? Gli è capitato per sbaglio? No,significa che possiamo scordarci una ridiscussione dell’acquisto di F-35 o di firmare il Trattato di Proibizione delle Armi Nucleari, alcune delle priorità condivise dalla totalità dei pacifisti italiani. Il paese che chiede la riconversione dell’industria bellica, quello del rispetto dell’articolo 11, quello del disarmo nucleare non è nemmeno citato.

La nonviolenza

Il discorso fa riferimento a valori: nel solco delle grandi democrazie occidentali, a difesa dei loro irrinunciabili principi e valori”. Temiamo che i valori del “fachiro nudo”, come lo chiamava Churchill appartengano ad altre culture ed altri valori che l’ex-presidente della BCE non aggiunge al suo valore centrale “l’irreversibilità della scelta dell’euro”. In ogni caso la parola “nonviolenza” nemmeno appare nel discorso.

Diritti Umani

Ci crederete? Nemmeno “diritti umani” appare nel discorso. E quando si citano numerosi interessi e paesi che in qualche modo preoccupano il nuovo governo l’Egitto non appare nella lista. A dire la verità la parola “diritti”, almeno, appare quattro volte; una volta per prendersela con la Russia ed altri generici paesi dove si violano i diritti, altre tre  per parlare genericamente dei diritti dei cittadini, dei giovani e dei rifugiati.

Nondiscriminazione

“Altra sfida sarà il negoziato sul nuovo Patto per le migrazioni e l’asilo, nel quale perseguiremo un deciso rafforzamento dell’equilibrio tra responsabilità dei Paesi di primo ingresso e solidarietà effettiva. Cruciale sarà anche la costruzione di una politica europea dei rimpatri dei non aventi diritto alla protezione internazionale, accanto al pieno rispetto dei diritti dei rifugiati”.

Questo l’unico paragrafo, inserito nella parte di politica estera, dove si parla del tema immigrazione. Un po’ generico, sibillino e abbastanza poco. Integrazione? Diritto di cittadinanza? Centri di Detenzione?

Almeno Conte ci consolava con le sue pompose quanto retoriche citazioni del Nuovo Umanesimo. Qua non pare che si voglia uscire da una gestione manageriale ed emergenziale della pandemia, da un radicale riaggiustamento economico e fiscale a cui sembrano sottomessi anche l’interesse per l’ambiente, per i giovani, per la parità di genere che il discorso cita.

Così un governo che sembrava emergenziale ha un programma che vuole esplicitamente andare oltre l’emergenza, che parte dalla pandemia (senza cambiare né il Ministro né lo staff che ha lavorato finora), per un programma economico e fiscale abbastanza complesso; l’altra priorità richiesta con forza dal Recovery Plan, la transizione ecologica, ha già fatto rizzare i capelli in testa a tutti gli ecologisti vecchi e nuovi  per due motivi: la vaghezza delle funzioni del nuovo Ministero della Transizione Ecologica (più o meno il Ministero dell’Ambiente con qualche delega in più) e la scelta di mettervi a capo Roberto Cingolani, tecnocrate implicato in aziende  non particolarmente ecologiche come Ferrari e, soprattutto, Leonardo.

Infine il Governo Draghi è a un soffio dal record assoluto di appoggio unanime: all’opposizione resteranno uno sparuto gruppo di parlamentari di Fratelli d’Italia, di Sinistra Italiana e dei dissidenti del Movimento 5 Stelle che per altro detiene il record di aver partecipato a tutti e tre i governi della legislatura. Questo unanimismo apparente, giustificato con l’urgenza, sembra tristemente preludere alla nascita del Nuovo Partito, il PB, il Partito della Banca; ma soprattutto preludere anche alla fine della democrazia parlamentare, con le conseguenze del caso.

Molta “società civile” tace in attesa del miracolo; i movimenti sociali cominciano le loro proteste limitate dalla pandemia. A me pare che il caos avanzi e che non manchi molto per vederne i risultati. Conviene rimboccarsi le maniche.

Categorie: Opinioni, Politica
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