I centri sociali in campo a Bologna per la solidarietà: la colonna solidale autogestita.

27.01.2021 - Redazione Bologna

I centri sociali in campo a Bologna per la solidarietà: la colonna solidale autogestita.
(Foto di Dario Ruggieri)

di @Dario Ruggieri

Mutualismo e solidarietà hanno sempre contraddistinto l’anima e il tessuto sociale di Bologna.
Anche durante il periodo pandemico, vi sono state molte iniziative di solidarietà. Tra queste vi è sicuramente la Colonna Solidale Autogestita, nata principalmente dall’iniziativa intrapresa dal Centro sociale Vag 61 e dal Circolo Anarchico Berneri. In poco tempo, grazie anche alla collaborazione con altre realtà territoriali, hanno costituito uno spazio di mutuo aiuto e mutuo soccorso e di solidarietà.
Questa è stata una grande risposta da parte di spazi sociali, che il Comune di Bologna negli ultimi anni ha dimostrato di non salvaguardare, bensì al contrario di combattere e chiudere.

Qui di seguito proponiamo una breve intervista a Giulia, attivista e militante della Colonna Solidale Autogestita e del Vag 61.


Come e da quali esigenze è nata l’esperienza di  Colonna solidale autogestita?

L’esperienza della colonna solidale autogestita è iniziata ragionando su cosa stava iniziando a comportare la pandemia all’interno della società. In particolar modo, ci siamo concentrati su tutte le soggettività e le realtà poste ai margini che avrebbero subito in maggior modo la crisi, non soltanto in termini economici.
Partendo da questi presupposti, le compagne e i compagni, che hanno preso parte attivamente fin dall’inizio alla Colonna Solidale Autogestita, hanno cominciato ad organizzare una rete di mutuo aiuto che cercasse di mitigare quell’enorme disparità sociale che la pandemia si apprestava  ad esacerbare ulteriormente.

Quali sono gli obiettivi della Colonna Solidale Autogestita?
In un primo momento il progetto si è concentrato sull’erogazione di aiuti concreti a tutte quante le soggettività e le realtà che avevano bisogno di supporto.
Successivamente, consci che questo tipo di attività andasse solamente a mitigare bisogni e necessità primari, abbiamo iniziato a costruire una rete collettiva che potesse  coprire altri bisogni.

Ad esempio tra le nostre attività  vi è  SPREAD, lo sportello per il reddito e l’autodeterminazione, che fornisce supporto e indicazioni nella compilazione delle dichiarazioni Isee sul sito dell’Inps o nel supporto nell’orientamento e elaborazione per domande di disoccupazione, reddito di cittadinanza, reddito di emergenza.
La rete   si sta continuando ad evolvere anche con la partecipazione attiva della Colonna all’Assemblea per la salute del territorio. Un’assemblea per mettere insieme le realtà antagoniste dell’area metropolitana bolognese,  per costruire un dibattito sulla gestione della sanità, che è stata mutilata da anni di tagli.

Con quale approccio avete affrontato la crisi pandemica?

La Colonna Solidale Autogestita è nata tra Marzo e Aprile in pieno primo lockdown. Ovviamente, questo ha comportato delle problematiche a livello burocratico per ottenere i permessi, per aggirare i divieti, da cui la Colonna solidale non è stata dispensata.
Il progetto, una volta partito, si è mosso per passi.
Innanzitutto abbiamo creato una rete di aiuti tra i compagni e le compagne che hanno preso parte all’iniziativa. Poi, con le cassette condominiali si è sviluppato un mutuo aiuto di prossimità all’interno  dei condomini, ma anche all’interno dei quartieri dove le  cassette sono state poste. Abbiamo conosciuto anche molte realtà del territorio antagoniste o comunque in linea con i principi di mutualismo, di mutuo aiuto e di mutuo appoggio che hanno effettivamente dato un concreto appoggio alla Colonna come Camilla emporio solidale, Arvaia, Campi Aperti, il laboratorio Isola.
Insomma, un reticolato di realtà che sicuramente hanno dato linfa al progetto, distanziandosi  in primis da tutto ciò che viene rappresentato dalla Grande Distribuzione Organizzata.
Adesso, a distanza di quasi un anno dal primo lockdown, le richieste di aiuto e di solidarietà continuano a crescere, evidenziando come la risposta delle istituzioni alle richieste di aiuto siano insufficienti.

 

Quali sono le attività principali della Colonna?


Le attività principali all’inizio sono state le cassette condominiali e le cassette solidali poste nei condomini e all’interno delle sedi dei quartieri, soprattutto, Cirenaica e San Donato.
Con l’inizio della  Fase 2 e la riapertura progressiva degli spazi, abbiamo continuato a tessere reti con le soggettività che stavamo supportando, sempre con un’ottica di politicizzazione per mettere in discussione quello che stavano, cercando di uscire dalla logica dell’assistenzialismo, che vuole gli aiutati relegati a semplici “soggetti passivi”, come se venissero a comprare a una normale spesa.

Oltre a questo tipo di attività-che stiamo perseguendo e portando avanti- ce ne sono altre. Come detto prima, c’è lo sportello dello SPREAD. Oppure attività concernenti il supporto per le crisi abitative. Abbiamo lavorato con alcune famiglie che oltre a vivere la crisi economica stavano riscontrando una grave crisi abitativa. Abbiamo seguito in prima persona la fase di supporto a queste famiglie, indirizzandole verso realtà e associazioni che si occupano  di questo tipo di problematiche, come ad esempio Asia Usb.
In generale, abbiamo riscontrato una grandissima diversità ed eterogeneità nella distribuzione della povertà, sottolineando evidentemente quanto la fetta di classi meno abbienti sia varia, sottendendo una presenza di povertà a livello trasversale.
Le soggettività che usufruiscono della spesa solidale della Colonna hanno sempre manifestato e sottolineato le difficoltà nel far fronte alla spesa, al pagamento dell’affitto, delle utenze e molti e molte hanno lamentato l’inerzia e l’inefficienza del Comune e dei servizi sociali nell’erogare servizi imprescindibili nei loro confronti.

Vorreste dare un messaggio alle istituzioni?

Di messaggi che si possono trasmettere alle istituzioni sono tanti. Già la necessità della creazione di questi progetti è un messaggio abbastanza chiaro. Quando si realizza, a posteriori, che senza la creazione di questi progetti, le persone non avrebbero avuto accesso ad aiuti imprescindibili, si ha già un punto su cui riflettere (in primis le istituzioni governative dovrebbero farlo). L’Assemblea per la Salute e il Territorio, nata durante il primo lockdown, a cui la Colonna ha aderito fin dall’inizio, è un altro messaggio chiaro alle istituzioni in materia sanitaria. Essa concentrandosi sulla sanità, punta il dito contro i decenni di tagli che hanno dato vita a  storture ed inefficienze strutturali nella gestione sanitaria, che ben abbiamo ammirato durante questo periodo.

Categorie: Diritti Umani, Interviste
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