Oggi, anche all’infuori dell’Europa, non c’è più tempo per le politiche di deterrenza e di facciata poiché le condizioni in cui versa la Terra sono ben più gravi rispetto a quanto immaginiamo.

Oggi la situazione è veramente complicata e i cosiddetti “piccoli gesti” non bastano più per cambiare il mondo, soprattutto in un momento storico in cui “La portata delle minacce che riguardano la biosfera e a tutte le sue forme di vita – inclusa l’umanità – è così grande che è difficile da cogliere anche per gli esperti più informati”.

A dirlo è il Rapporto Underestimating the Challenges of Avoiding a Ghastly Future, pubblicato su “Frontiers in Conservation Science”, che fa riferimento a 150 studi che affrontano le principali sfide ambientali, redatto da un team internazionale di 18 scienziati, tra cui il professor Paul Ehrlich della Stanford University, autore di “The Population Bomb”. Gli scienziati, provenienti da vari Paesi del mondo, avvertono che se non si agirà subito le migrazioni di massa, le pandemie e i conflitti per lo sfruttamento delle risorse saranno inevitabili.

Non è una questione di allarmismo, ma una questione di realistica presa di consapevolezza da parte delle istituzioni dedite all’immobilismo politico dopo aver visto fallire gli obiettivi internazionali in tema ambientale. Lo studio è rivolto al sistema economico e al paradigma dell’agricoltura attuale che hanno prodotto, e produrranno, una drastica perdita di biodiversità:

Dall’inizio dell’agricoltura, circa 11.000 anni fa, la biomassa della vegetazione terrestre è stata dimezzata, con una corrispondente perdita pari al 20% della sua biodiversità originaria. Le dimensioni della popolazione delle specie di vertebrati che sono state monitorate nel corso degli anni sono diminuite in media del 68% nel corso degli ultimi cinque decenni”.

L’ultima specie ufficialmente estinta (notizia di settimana scorsa) è il pesce spatola cinese ma, secondo il rapporto, circa 1 milione di specie sono minacciate di estinzione nel prossimo futuro su una stima di 7-10 milioni di specie eucariotiche sul Pianeta, mentre il 40% delle piante è considerata in pericolo. Gli scienziati hanno inoltre sottolineato il fatto che anche gli insetti stanno scomparendo rapidamente in diverse regioni della Terra, ostacolando così quel rapporto di simbiosi tra piante ed insetti che è l’impollinazione.

I cambiamenti climatici, l’inquinamento e la conseguente perdita della biodiversità ci stanno conducendo verso quella che hanno chiamato la “sesta estinzione di massa” che, secondo gli autori del rapporto, potrebbe verificarsi in un futuro non molto lontano:

Un’estinzione di massa è definita come una perdita di circa il 75% di tutte le specie del pianeta in un intervallo geologicamente breve, generalmente sotto i 3 milioni di anni. Almeno cinque grandi eventi di estinzione si sono verificati dal Cambriano, il più recente dei quali circa 66 milioni di anni fa, alla fine del periodo Cretaceo. Il tasso di estinzione di base da allora è stato di 0,1 milioni di estinzioni di specie all’anno, mentre le stime del tasso di estinzione odierno sono significativamente maggiori. Le estinzioni riguardanti i vertebrati, registrate dal XVI secolo hanno un tasso di estinzione di 1,3 specie all’anno. Secondo le stime dell’IUCN, circa il 20% di tutte le specie sarà a rischio estinzione nei prossimi decenni. Che siamo già sulla strada di una sesta estinzione di massa è ormai scientificamente innegabile”.

In altre parole, secondo gli scienziati, “l’umanità gestisce uno schema ecologico in cui la società deruba la Natura e le generazioni future per aumentare i redditi a breve termine (Ehrlich et al., 2012). Anche il World Economic Forum, che è prigioniero della pericolosa propaganda del greenwashing (Bakan, 2020), ora riconosce la perdita di biodiversità come una delle principali minacce per l’economia globale”.

La civiltà ha già superato un riscaldamento globale di ~ 1,0 ° C rispetto alle condizioni preindustriali ed è sulla buona strada per causare un riscaldamento di almeno 1,5 ° C tra il 2030 e il 2052 (IPCC, 2018). Infatti, l’attuale concentrazione di gas serra è > 500 ppm CO2-e (Butler e Montzka, 2020), mentre secondo l’IPCC, 450 ppm CO2-e darebbero alla Terra solo il 66% di possibilità di non superare un riscaldamento di 2 ° C (IPCC, 2014). La concentrazione di gas serra continuerà ad aumentare con conseguente ulteriore ritardo delle risposte di riduzione della temperatura anche se l’umanità smetterà di usare completamente i combustibili fossili prima del 2030 (Steffen et al., 2018).

Il documento realizzato dal team di scienziati vuole essere “un appello alla resa: vogliamo dare ai leader una ‘doccia fredda’ realistica dello stato del Pianeta per scongiurare un futuro orribile”, chiariscono gli autori. Servono cambiamenti sistematici, ben pianificati ed occorre agire a livello politico, rivedendo il capitalismo globale, abbandonando l’uso diretto e indiretto dei combustibili fossili, investendo nell’istruzione e nel superamento delle disuguaglianze sociali.

https://www.frontiersin.org/articles/10.3389/fcosc.2020.615419/full