Venezuela, Guaidó ci riprova e si auto-riproclama Presidente. L’UE ad un bivio

31.12.2020 - Lorenzo Poli

Venezuela, Guaidó ci riprova e si auto-riproclama Presidente. L’UE ad un bivio

Juan Guaidó ci riprova e viola la Costituzione Bolivariana, autoproclamandosi ancora una volta presidente in carica del Paese e capo del Parlamento.

I deputati, col mandato ormai scaduto, della Assemblea Nazionale del Venezuela eletta nel 2015 e guidata dal leader dell’opposizione, hanno deciso ieri di auto-prolungare sia il proprio periodo legislativo per un altro anno sia la figura di Guaidó come presidente della Assemblea e come “presidente incaricato” ​​del Paese. Tutto questo in contrasto con la Costituzione Bolivariana, che impone di proclamare il prossimo 5 gennaio i rappresentanti eletti dai venezuelani alle elezioni del 6 dicembre scorso.

Non tutto è andato bene per Guaidò il quale non ha ricevuto l’appoggio del secondo più grande partito della opposizione (AD), decisione considerata come un nuovo segno della divisione all’interno delle fazioni. Il viceministro della Comunicazione internazionale del ministero degli Esteri venezuelano, William Castillo, ha condannato l’atto e lo ha classificato come il “teatrino dell’assurdo”, con protagonista la destra.

In questo contesto, Castillo ha rivelato i motivi per cui AD non ha voluto votare a favore di Guaidó e dei suoi complici: “Dicono che AD abbia chiesto di diventare proprietaria di CITGO1 per votare a favore della farsa che chiamano riforma dello Statuto di Transizione, che estende indefinitamente il mandato di Guaidó. Siccome glielo hanno negato si sono astenuti. Questo è il teatro dell’assurdo nel mondo della destra”, ha affermato il viceministro venezuelano.

Attraverso questa nuova autoproclamazione l’opposizione golpista venezuelana spera in un nuovo riconoscimento della Unione Europea e degli Stati Uniti, messo in difficoltà dall’atteggiamento della squadra di Biden che finora ha rifiutato contatti con Juan Guaidó. Un atteggiamento che, se mantenuto, potrebbe far crollare l’appoggio finora ricevuto dal leader golpista.

In questo senso è significativo quanto affermato da Federico Picado, funzionario e membro del partito di governo di destra in Costa Rica, il Partido Acción Ciudadana (PAC): “Credo che il presidente Alvarado e il ministro degli Esteri Solano dovrebbero prepararsi a ripensare e riconsiderare i rapporti con le legittime autorità del Venezuela.

Con la sconfitta di Trump scompare anche Guaidò e di conseguenza la sua politica fallimentare, che non ha portato a nulla. L’unico a pagare le conseguenze è stato il popolo venezuelano a tutti i livelli e di tutti i colori politici, perché le misure coercitive unilaterali imposte da Trump e da Pompeo non hanno fatto alcuna distinzione tra chavisti, oppositori e neutrali.

Guaidò punta anche ad un ulteriore riconoscimento da parte dell’UE, ma quest’ultima non sembra convinta. Dopo le elezioni venezuelane del 6 dicembre scorso, la vittoria del chavismo e la fine del mandato di Guaidó come presidente della Assemblea, l’Unione Europea intende prendere posizione sul Venezuela entro il 6 gennaio, data di insediamento della nuova Assemblea, ma, a causa delle divisioni interne tra i 27 paesi membri, aspetta di vedere la direzione che prenderà la prossima amministrazione di Joe Biden.

I partner europei, secondo gli analisti, hanno di fronte a loro 3 opzioni:

    • la prima è una dichiarazione che continui a considerare Guaidó come presidente ad interim, ma questa è impraticabile per l’opposizione di molti paesi non più disposti a riconoscerlo come presidente del Venezuela.
    • La seconda opzione, prevederebbe il non riconoscimento né di Guaidó, né di Maduro, ma anche questa opzione non sembra praticabile poiché per i governi europei più anti-maduristi significherebbe mettere sullo stesso piano il governo chavista e l’opposizione.
    • la terza ipotesi, una formula per sostenere Juan Guaidó senza riconoscerlo come presidente del Venezuela ma ritagliandogli su misura uno status di “ultimo leader legittimamente eletto dell’Assemblea Nazionale”.

L’insistenza nel non riconoscere Maduro da parte della UE non è legata solo a ragioni politiche ma anche al “furto” di decine di migliaia di milioni di euro che lo Stato venezuelano possiede in conti correnti in Portogallo come frutto della vendita del petrolio attraverso la propria filiale europea.
Per non parlare dei lingotti d’oro dello Stato venezuelano depositati nella Banca d’Inghilterra a garanzia dei prestiti internazionali dei decenni scorsi.

Se l’Unione Europea dovesse terminare di riconoscere Juan Guaidó come Presidente del Venezuela e legittimare le elezioni venezuelane, questi fondi dovrebbero automaticamente tornare in mano del loro legittimo proprietario: il governo del presidente Maduro ed il suo popolo. Fondi che da tempo il presidente Maduro reclama per poter finanziare le spese mediche contro la pandemia e l’acquisto di cibo e medicinali.

La Spagna è uno dei paesi che si sta muovendo per cercare, secondo il ministero degli Affari Esteri, “il massimo consenso possibile” per adottare una posizione comune dal 5 gennaio. Secondo queste fonti, lo scopo è cercare “l’unità” all’interno dell’UE e “inviare un chiaro segnale politico” che contribuisca “agli sforzi del popolo venezuelano nella ricerca di una soluzione”.

Guaidó si è già incontrato in videoconferenza con le principali parti per chiedere che continui ad essere riconosciuto, ma non ha ottenuto risultati concreti.

“L’amministrazione Biden ci consentirà un vero coordinamento con gli Stati Uniti in questa strategia”, ha affermato Javier López, deputato socialista e co-presidente dell’Assemblea parlamentare euro-latinoamericana dimostrando che anche su questo tema di politica internazionale, i governi europei seguono gli ordini impartiti da Washington.

Il Presidente e il Ministro degli Esteri statunitensi non possono continuare a ignorare una realtà oggettiva per ragioni ideologiche. Hanno ignorato le dinamiche di un Paese, che ha subito tutte le possibili aggressioni tranne l’aggressione e l’intervento militare diretto dell’impero. Secondo i funzionari bolivariani è giunto “il momento di tendere la mano senza imporre condizioni affinché la politica e il buonsenso guadagnino spazio per affrontare la situazione in Venezuela”.

 

Fonte: https://elpais.com/internacional/2020-12-21/bruselas-busca-superar-la-division-en-la-ue-ante-la-nueva-asamblea-nacional-de-venezuela.html

https://www.hispantv.com/noticias/venezuela/484532/asamblea-nacional-guaido-oposicion

 

1# la milionaria società statale petrolifera venezuelana usurpata da Guaidó negli USA

Categorie: Politica, Sud America
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