Cordialmente

28.12.2020 - Saõ Paulo - Paolo D'Aprile

Cordialmente

Uno dei luoghi comuni più diffusi dice che i brasiliani sono gente cordial. È un concetto sul quale si è formata l’immagine che il brasiliano ha di se stesso e che nel corso degli anni continua ad alimentare con tutto l’ardore possibile. Travisando il concetto formulato nel libro “Raizes do Brasil”, Radici del Brasile, di Sérgio Buarque de Holanda, si pensa, si divulga e alla fine ci si crede pure, che il brasiliano sia un tipo sincero, aperto, gentile, ospitale: cordial. Il grande studioso nel suo famoso libro pubblicato nel 1936, in realtà usando l’espressione “cordiale” intende ben altro. Si riferisce al metodo per nulla sincero, aperto, gentile e ospitale di manutenzione del potere patriarcale da parte dell’oligarchia locale che da sempre domina sia le relazioni sociali che quelle economiche. Spiega l’autore che per evitare conflitti è molto più facile ed efficace creare relazioni basate sull’affetto, con le quali, attraverso la benevolenza, si concede all’Altro di entrare a far parte del circolo allargato delle relazioni familiari, per mezzo delle quali il potere e il controllo possono venire esercitati senza creare contrasti, ma in una forma naturale, bonaria, una concessione del cuore (dal latino cor-cordis) che oltre a un controllo capillare dei sentimenti, permette e favorisce la totale adesione di colui chi riceve questo “dono” alle decisioni prese per lui e sopra di lui. In tal modo, il patriarca diventa un promotore di consenso e della sua manutenzione: ogni cosa che da egli proviene è una concessione benevola, una specie di permesso di esistere, di vivere, al quale è impossibile sottrarsi: far parte del circolo di influenza del patriarca è garanzia di ogni sopravvivenza, sia fisica che morale. L’essere cordial è quindi, spiega l’autore, la forma più terribile di controllo sull’Altro. L’oligarchia, padrona dei mezzi di produzione e dei cicli economici che hanno determinato le sorti del paese, ha quindi esteso la sua capacità di controllo non solo sulla sua famiglia allargata – composta da moglie, figli, schiavi e parenti aggregati -, ma sulla gestione  della cosa pubblica, dalla località di residenza, allo Stato, fino ad arrivare agli organi decisionali, la magistratura, il parlamento, la presidenza della repubblica.

Il luogo comune che impone al brasiliano una cordialità fittizia, non nasce quindi da una verità popolare, ma da un travisamento ad hoc, alla cui divulgazione massiccia ha contribuito la stessa oligarchia che l’autore descriveva e criticava. Il libro e, soprattutto, la sua interpretazione falsata, hanno costituito la base del pensiero sociologico e politico per decenni, la forza viscida di una cordialità trasformata in allegria, samba e donne nude, si è impressa come un marchio indelebile sulla testa di ciascuno di noi: Brasiliano-Cordiale. E non se ne esce.

È sufficiente una occhiata superficiale per accorgersi della successione storica di equivoci di questo tipo con i quali i mezzi di comunicazione, i presidenti della repubblica e la gente si coinvolgono e si convincono sul fatto che il favore elargito sia l’aspetto più importante della politica. I presidenti, via via definiti come il padre dei poveri (Getulio Vargas); il padre della stabilità economica (Fernando Henrique); il padre dei poveri (ancora) ( Lula); la madre del piano di sviluppo nazionale (Dilma Rousseff), sono il simbolo di un modus pensandi talmente radicato che loro stessi hanno finito per crederci. Tutto quello che concerne le relazioni tra il potere e il cittadino è considerato e vissuto come scambio affettivo basato sul “bene”, sull’amore reciproco, in permanente fibrillazione, un incesto profondo tra l’aspettativa e la realtà, tra la vera situazione e il desiderio mai soddisfatto: la speranza tradita nel vilipendio della perenne attesa. È facile comprendere come la massa della popolazione abbia assistito senza colpo ferire al golpe bianco contro la presidente Dilma Rousseff, all’arresto e al processo farsa che ha condannato Lula a dodici anni di galera, all’avvento di Bolsonaro: nuove relazioni di forze, nuovi padri-padroni-patriarchi, nuovi accordi, medesimo sistema. Afferma il Gattopardo che è necessario che tutto cambi affinché le cose rimangano esattamente così come sono.

E se oggi il Brasile mette in atto la più grande e disumana disubbidienza civile contro le disposizioni municipali, o dei singoli stati, che vietano gli assembramenti, l’apertura dei negozi, dei bar, disposizioni che proibiscono l’accesso alle spiagge, lo dobbiamo al nuovo patriarca nazionale che con la sua politica “cordiale”, basata sul legame affettivo tra la sua persona fisica e il popolo (“io non rappresento la volontà popolare, io sono il popolo”) non perde occasione di deridere e insultare chi ha paura del virus, chi rimane in casa, e perfino chi spera nel futuro vaccino. Privo di un piano nazionale di prevenzione e vaccinazione, il brasiliano protesta contro le misure sanitarie di sicurezza, per il suo diritto di riunirsi, ma non dice una parola in favore del suo diritto alla vita.

Un servizio del telegiornale illustra quanto la gente sia pacifica e nonostante “le difficoltà economiche imposte dalla gestione della pandemia”, continui a mostrare il suo buon umore, la leggerezza e la disposizione d’animo per evitare ogni forma di stress. Il servizio dà ampio spazio a coloro che cercano ad ogni costo di evitare conflitti per non provocare reazioni di chi non usa la mascherina, termina con i consigli di un consultore di etichetta, di buone maniere: come rivolgersi con garbo a chi si rifiuta di usare ogni protezione. Invitata in studio, Natalia Pasternak, scienziata specialista in microbiologia: La gente sta morendo, non esiste buon umore, leggerezza, io non devo chiedere il permesso a nessuno per dire a uno di mettersi la mascherina, per fare la cosa giusta, per spiattellargli in faccia il suo istinto omicida. Il telegiornale naturalizza, normalizza, banalizza la violenza dei violenti – chi si rifiuta di usare la maschera – e insegna le buone maniere a coloro che vorrebbero sopravvivere. La scienziata insorge, chiama assassini gli assassini. Il giorno dopo tutto il paese è contro di lei. Bolsonaro afferma che l’unico vaccino veramente efficace contro il virus è il virus stesso e che lui, avendo già contratto il covid è immunizzato naturalmente. Il brasiliano aborrisce ogni conflitto, abomina le parole della scienziata, accetta la morte come parte del favore di vivere che il padre-padrone di turno gli concede, la cordialità trionfa. 

Solange Vieira, segretaria esecutiva del ministro dell’economia dichiara che la morte di tanti anziani è un avvenimento molto positivo per poter pareggiare i conti pubblici e il deficit della previdenza sociale. Oggi il vice presidente ha 39 di febbre. Positivo al Covid, Hamilton Mourão, generale di quattro stelle, è nato nel 1953. Tecnicamente, un anziano. Mi auguro e desidero che i conti pubblici possano entrare in pareggio al più presto. Lo dico senza nessuna malizia, cordialmente.

 

Categorie: Cultura e Media, Opinioni, Sud America
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