Il Partito dei Verdi è stato fondato il 21 settembre 2020, con la prospettiva di essere un movimento politico che continua la ricerca della giustizia climatica e della giustizia economica e sociale insieme. Koray Doğan Urbarlı e Emine Özkan si sono assunti la responsabilità di co-portavoce del Partito.

Pressenza Turchia ha parlato con Koray Doğan Urbarlı, il co-portavoce del Partito dei Verdi, dei principi del partito, dei problemi economici, politici e sociali della Turchia e di come risolverli.

In che modo il Partito dei Verdi sarà diverso dagli altri partiti politici esistenti in parlamento, e da che tipo di elettorato pensate di attirare voti?

Quando guardiamo alla distribuzione dei partiti in parlamento, anche se ci sono dei partiti che hanno cambiato il proprio nome nel tempo, vediamo sempre gli stessi movimenti politici esistenti da decenni. Ebbene, in questo periodo c’è stata una diminuzione delle problematiche interne alla Turchia? Durante la pandemia abbiamo visto la debolezza del sistema sanitario e dell’istruzione del nostro paese, e abbiamo visto che le decisioni vengono prese tenendo in considerazione soltanto l’economia, per evitare che collassi. Né società, né natura, né lavoratori… Nessuna di queste cose è stata presa in considerazione.

Noi siamo diversi per questo. La Turchia ha problemi grossi, come la distruzione della natura, la crisi economica e la mancanza di democrazia e giustizia. Tuttavia in parlamento si parla tutto tranne che di questi temi.

Quali sono i principi del Partito dei Verdi?

In Turchia ci sono dieci principi storicamente portati avanti dai verdi. Porterebbe via troppo tempo affrontare ogni principio uno per uno, però i punti fondamentali sono: la lotta contro la violenza e la crisi climatica senza compromessi, l’uguaglianza di genere e quanto più possibile democrazia locale e diretta.

Secondo il sistema elettorale, per entrare in parlamento il Partito dei Verdi deve superare la soglia di sbarramento del 10 per cento. Per superare tale soglia pensate di cercare un’alleanza con gli altri partiti in parlamento? Pensate di impegnarvi per cambiare la legge sui partiti politici e la legge elettorale?

Non basta superare la soglia di sbarramento. Forse per entrare in parlamento sì, però c’è un altro problema grave, che è quello di riuscire ad essere presenti sulla scheda elettorale. Perchè ciò accada bisogna organizzarsi nella metà delle città e in almeno un terzo dei distretti di una città. Questo non è un problema di risorse umane, è un problema economico. Se non sei un partito storico, le leggi esistenti ti costringono a rimanere marginale, oppure devi avere un capitale alle spalle.

Qui, come dice lei, le alleanze sono all’ordine del giorno. Nelle condizioni attuali rifiutare le alleanze vuol dire non fare politica, per questo ovviamente cercheremo un’alleanza. D’altronde, considerando l’urgenza dei problemi di cui abbiamo parlato, i Verdi non hanno scelta.

Venendo alla questione delle leggi, faremo del nostro meglio per cambiarle. Tuttavia, non accetteremo un cambiamento in una direzione più antidemocratica solo perché è cambiamento.

In Turchia aumenta l’incitamento all’odio contro le donne e le persone LGBT+. Inoltre, negli ultimi giorni c’è stato un dibattito sulla Convenzione di Istanbul. Che tipo di politica seguirete come partito riguardo le donne e le persone LGBT+, e che cosa pensate del dibattito sulla Convenzione di Istanbul?

Iniziamo dalla Convezione di Istanbul. L’unica discussione che si può fare a riguardo potrebbe essere verso un suo ulteriore sviluppo. Tutte le discussioni al di fuori di questo quadro sono obsolete e inaccettabili. Comunque il movimento delle donne ha dato una risposta efficace a queste discussioni, sia in strada che in aula.

Questo è solo un aspetto. L’altro lato è la crescente e inevitabile violenza. Ormai quando una donna viene aggredita sui media non se ne parla: la notizia viene coperta solo quando viene uccisa. Violenza e discriminazione contro le persone LGBT+ continuano tutt’ora senza ostacoli.

Come Partito dei Verdi non seguiremo una politica specifica per le donne e per le persone LGBT+ perché siamo già un partito delle donne e delle persone LGBT+. Tra i 110 fondatori del nostro partito ci sono 55 donne. Questa rappresentanza continua nello stesso modo anche all’interno dell’Assemblea del Partito. Sia le donne che le persone LGBT+ sono proprietarie del Partito dei Verdi e sono loro che ne dirigono la politica.

I giovani hanno iniziato a emigrare dalla Turchia perché non vengono date risposte alle loro richieste di democrazia, di libertà, di un’istruzione di qualità, di migliori opportunità di lavoro. Quali misure dovrebbero essere prese per prevenire la fuga di cervelli e perché i giovani dovrebbero votare per voi?

La fuga di cervelli è un problema grosso. Insieme a questo ci sono anche quei cervelli che non riescono a emigrare e continuano a vivere in Turchia nella disperazione. Noi immaginiamo un mondo dove non esistono confini, dove la gente possa muoversi liberamente, come il capitale. Questo significa che vivere in Turchia deve essere una scelta, non un obbligo. I giovani in Turchia vogliono indossare quello che gli pare, vogliono mangiare come gli va. Vogliono guardare le cose che scelgono loro e vogliono trovare un lavoro in un tempo ragionevole. Però la Turchia cosa dà a questi giovani? Divieti, restrizioni e disperazione. I giovani devono votare per noi, per i loro coetanei del Partito dei Verdi, per combattere divieti e restrizioni, e sconfiggere la disperazione.

In Turchia la crisi economica, a causa delle sue dinamiche interne ed esterne, è peggiorata con la pandemia del Covid? Il Partito dei Verdi che tipo di programma economico consiglia per uscire dalla crisi?

Abbiamo un insieme di proposte economiche chiamate Nuovo Ordine Verde, che vengono sempre più accettate al di fuori del Movimento Verde. Decarbonizzazione, lavori green, economie solidali… Ovviamente le misure che consigliamo in Turchia e in Italia saranno in qualche misura diverse, però dobbiamo ricostruire l’economia verde tenendo conto del benessere dei poveri.

Il Nuovo Ordine Verde dovrebbe essere inteso come una trasformazione totale, incoraggiata da attività economiche in aree alternative e informali, coesione, turismo sostenibile, agricoltura su piccola scala, servizi di manutenzione, trasformazione dell’energia e delle infrastrutture di trasporto, efficienza energetica, creazione di buoni posti di lavoro e miglioramento della qualità della vita.

In Turchia il sistema di istruzione viene criticato in continuazione. Secondo i dati condivisi da varie istituzioni vediamo che le università hanno iniziato a perdere posti in classifica. Il Partito dei Verdi che tipo di modello consiglia per migliorare il sistema d’istruzione?

Prima di tutto bisogna cambiare il tipico atteggiamento autoritario, che non dà ascolto a nessuno. Noi abbiamo membri esperti nell’istruzione, però se dobbiamo costruire un modello dobbiamo collaborare con tutte le parti interessate. Purtroppo in Turchia le università sono necessarie per l’economia urbana, e i gruppi vicini al governo le vedono come una risorsa per avere un lavoro. Da questa mentalità purtroppo non emerge un modello universitario universale.

Infine, nel mondo, e sopratutto in Europa, i giovano sono scesi in piazza contro la crisi climatica. In Turchia il Partito dei Verdi che tipo di strada vuole seguire per la lotta contro la crisi climatica?

La crisi climatica danneggia la struttura politica e sociale, le relazioni e le dinamiche economiche. La crisi climatica deriva dal fatto che l’economia mondiale non rinuncia alla sua dipendenza dai combustibili fossili, che causano intense emissioni di carbonio. A partire da questo si possono identificare i principi che seguiremo per affrontare la crisi climatica.