Rubrica settimanale su eventi e fatti in Sicilia a cura di Toni Casano

Youssef Ali Kanneh – Libia, 26/4/2020 \ Mar Mediterraneo, 11/11/2020

Viviamo in un piccolo paese, meno di 6.000 anime. Ci si conosce tutti. Lampedusani e “forestieri”.

La morte di uno/a di noi viene annunciata dal rintocco delle campane della locale parrocchia e diviene immediatamente lutto per l’intero paese. Improvvisamente, si abbassa il volume della voce e si chiede “Cu murìu?”. E anche se solo per qualche breve istante tutt* sull’isola partecipano al lutto di amici e familiari.

Il corteo funebre si muove a piedi dalla Chiesa al cimitero, un chilometro, non di più. Attraversa una strada solitamente molto trafficata e per circa mezz’ora auto e moto spariscono prendendo vie alternative. Al suo passaggio chiunque si ferma, anche solo per un attimo, si abbassa il cappello, si fa il segno della croce, cerca lo sguardo dei familiari.

I cortei sono più o meno affollati. A volte ci si unisce al corteo non perché si avesse qualche rapporto con chi è morto o con i suoi parenti, ma solo perché il numero dei partecipanti appare scarno.

In questi anni, quando a essere sepolti nel cimitero dell’isola sono stati corpi – spesso senza nome – di uomini e donne morti nel tentativo di raggiungere l’Europa via mare, un gruppo di lampedusani (e forestieri) ha sempre organizzato una piccola cerimonia, laica.

Chiunque partecipi (cattolico, protestante, musulmano o ateo che sia) ha le proprie motivazioni individuali, religiose, etiche, personali.

Ciò che ci accomuna è la consapevolezza del valore politico di questo rito.

Noi siamo lì in sostituzione dei parenti e degli amici di chi è morto, siamo lì al posto di chi ha titolo a chiedere giustizia per una (l’ennesima) morte assurda.

Siamo lì al posto di tutte le persone che sarebbero con noi se potessero.

Siamo lì per denunciare la disumanità di leggi e politiche che condannano a morte esseri umani. Siamo lì, con i nostri corpi per compiere un atto di resistenza civile.

Siamo lì.

… eravamo lì.

Lui aveva solo 6 mesi.

Forum Lampedusa Solidale

 

 

PRESIDIO IN PREFETTURA DEL SINDACALISMO SOCIALE

Nel pomeriggio di venerdì scorso si è svolto un presidio-distanziato davanti la Prefettura, convocato dall’Associazione sindacale palermitana ALBA, aderente alla CUB-Confederazione Unitaria di Base. L’iniziativa è stata promossa, de facto, da una spinta sociale dal basso, che ha posto al centro dell’attenzione generale il disaggio esistenziale sempre più diffuso, date le condizioni di precarietà in cui versa la vita di interi strati della popolazione palermitana. Un disaggio che ha appesantito il fenomeno di esclusione ed emarginazione sociale che (con l’aggravarsi della crisi epidemiologica e le conseguenti misure restrittive varate in questi giorni dagli esecutivi nazionale e locale) rischia di allargare drammaticamente la voragine dello stato di povertà assoluta, così com’è accaduto nell’ondata pandemica di primavera, da cui ampie fasce di società non si sono ancora risollevate.

Nello specifico la manifestazione s’ è posta l’obiettivo – così come si evince dal video proposto in calce alla nota – della costituzione di un «tavolo permanente per l’emergenza sociale», nel quale si possa attivare un proficuo confronto con gli enti pubblici territoriali, sia per quanto riguarda gli interventi istituzionali di propria competenza sia per quanto concerne il merito della pianificazione dei programmi comunitari-UE, a partire dall’impiego delle risorse del Recovery Fund, su cui è necessario fare leva al fine di indirizzare i finanziamenti verso un possibile sviluppo sostenibile, tenendo conto dei bisogni sociali generali “senza lasciare – come auspicano dal Sindacato – che qualcuno possa essere abbandonato al destino cinico e baro imposto dal giogo economico della competizione individualistica, imposta dalla legge di mercato fondata sulla regola mors tua vita mea” .

Insomma, affermano i dirigenti sindacali ALBA-CUB: “La ricostruzione post-COVID non può reggersi soltanto con il ripristino dei fattori economici pre-pandemici”. Ed aggiungono: “S’è vero che, dopo la tremenda crisi epidemiologica (ancora in atto), il mondo non sarà più lo stesso (così come adesso tutti a parole affermano), allora sarà necessario sin da subito favorire la ricostruzione del tessuto sociale comunitario, mediante interventi straordinari, rimuovendo gli istinti egoistici e concorrenziali alimentati dal dio-mercato e dalla logica del profitto”.

Tutto questo è stato ribadito nell’incontro con i rappresentati prefettizi, i quale – dopo avere ascoltato le richieste argomentate dalla delegazione dei manifestanti – si sono riservati di assumere quanto prima una determinazione di merito.

Il giudizio sul resoconto della giornata fatto dai dirigenti sindacali di ALBA rimane sospeso, pur dichiarandosi soddisfatti per la riuscita del presidio, nonostante le difficoltà oggettive causa coronavirus, augurandosi – nel contempo – che dall’interlocuzione possano scaturire risultati tangibili. “Nelle more delle determinazioni prefettizie – dicono – continueremo la nostra mobilitazione sociale, prendendo in considerazione la possibilità di promuovere a breve nuove iniziative”

Al presidio distanziato, in osservanza alle misure anti-covid, ha partecipato una nutrita rappresentanza dei lavoratori dei Cantieri di Servizio, in atto impegnati nel miglioramento dei parchi cittadini, collaborando positivamente nella best practice di conservazione del verde pubblico con le maestranze strutturate nei ruoli organici dell’amministrazione municipale.

https://fb.watch/1LWKQiArb4/

 

SOLIDARIETA’ A CHADLI ALOUI

Palermo, martedì 17 ore 09:30 in occasione della prima udienza. davanti il Tribunale

Comunicato de L’impegno sociale non è pericolo sociale. NO alla sorveglianza per Chadli

Alle ore 10.00, Chadli dovrà presentarsi in udienza al Tribunale di Palermo, a causa di una richiesta di applicazione di una misura preventiva nei suoi confronti: la sorveglianza speciale – misura repressiva ereditata dal Codice Rocco, il codice penale in vigore durante il ventennio, con cui il regime fascista controllava i dissidenti – che lo sottoporrebbe a una fortissima limitazione delle libertà personali.

Tutto questo perché, a causa della generosità e del coraggio con i quali Chadli si è impegnato in questi anni nelle mobilitazioni cittadine, adesso viene disegnato come “soggetto socialmente pericoloso”, e dunque un delinquente; un criminale da rinchiudere e isolare.

Un attacco del genere alla libertà di dissenso e di espressione non può lasciarci indifferenti. Azioni di questo tipo non colpiscono solo un individuo, ma sono un grave attacco alla libertà di tutti. Creano precedenti molto pericolosi per il diritto al dissenso di tutti noi. Siamo davanti a un grave tentativo di criminalizzazione dell’attivismo politico. Un tentativo di reprimere e zittire chi decide di preoccuparsi non soltanto di sé e dei propri interessi, ma di spendere il suo tempo e le sue energie per il miglioramento della sua comunità.
Chi lotta e si spende per i diritti sociali non può essere considerato e trattato come un criminale!

Chiediamo con forza che il 17 novembre venga rigettata la richiesta di sorveglianza speciale nei confronti di Chadli Aloui, per la sua libertà e per quella di tutti e tutte!

La manifestazione si svolgerà nel pieno rispetto delle norme di prevenzione anti Covid.

[info/events/ ]

 

 

 

LA MAREA CHE TRAVOLGE IL MONDO! LE LEGGI ANTIABORTO E

LA RABBIA DELLE DONNE!

giovedì 19 novembre 2020 alle ore 18:30 – incontro online

Dibattito promosso da NUdM – Palermo

Per partecipare all’incontro https://meet.jit.si/Lamareachetravolgeilmondo

Verso un 25 Novembre di Lotta !

Dalla Polonia all’Italia il diritto all’aborto è sotto attacco!

Noi donne non siamo disponibili ad arretrare di un passo, se non per prendere la rincorsa verso nuovi diritti!

interventi :
Non una di meno – Palermo
Carola (Testimonianza delle lotte in Polonia)
Obiezione respinta
Non una di meno – Torino

Perché lottare contro la violenza maschile sulle donne significa anche difendere la nostra libertà sessuale e riproduttiva, la nostra agibilità e i saperi e le pratiche che costruiamo nei nostri percorsi femministi. In tutto il mondo le donne manifestano e si fanno protagoniste di una nuova rivoluzione che spazzerà via patriarcato, capitalismo e razzismo [ info/events/ ]

 

LA SOCIETÀ DELLA CURA”- NESSUN* SI SALVA DA SOL*: REDDITO E CURA PER TUTTE\I

Catania, sabato 21 novembre 2020 alle ore 16:30

ASSEMBLEA CITTADINA Piazza Stesicoro

IN PIAZZA PER UNA REALE SOCIETA’ DELLA CURA. NON PAGHEREMO NOI QUESTA CRISI SANITARIA, LA PAGHINO I RICCHI!!!

Anche Catania come altre città scende in piazza per la società della cura: Nessun* si salva da solo!, Nessun* può essere lasciato indietro!

La crisi sanitaria, economica ed ecologica vanno affrontate assieme, con un piano equo e unitario. L’emergenza sanitaria non può comportare discriminazioni tra i diritti delle persone; tra chi ha accesso alle cure e al reddito e chi ne è escluso.
Perché così si approfondiscono le diseguaglianze sociali, culturali e di genere, la frantumazione della società in corporazioni, la gerarchia fra vite degne e vite da scarto.

Chiediamo alcuni provvedimenti immediati

Reddito per tutt* e aiuti adeguati fino alla fine dell’emergenza sanitaria
Requisizione delle strutture sanitarie private e riattivazione di quelle pubbliche dismesse
Vigilanza costante sul rispetto delle misure sanitarie di sicurezza in tutti i luoghi di lavoro
Investimenti pubblici per garantire sanità, istruzione, infrastrutture sociali, trasporto locale in sicurezza, dignità e qualità
Porti aperti all’accoglienza de* migranti- Dissequestro delle navi umanitarie
Un piano di cura e di tutela delle donne, che con aiuti e servizi ne agevoli i percorsi di vita e di libertà: in particolare per quelle che scelgono di affrancarsi dalla violenza degli uomini.
Un piano di prevenzione primaria della rete della vita, di difesa della biodiversità, di tutela del territorio

Le risorse ci sono e vanno recuperate attraverso

Tassa straordinaria su tutti gli alti redditi e patrimoni

Riduzione drastica delle spese militari

Ritiro delle missioni militari all’estero

Abrogazione dei sussidi ambientalmente dannosi, tasse sulle emissioni di gas climateranti e sulla plastica monouso

Blocco delle Grandi Opere dannose per l’ambiente e il clima

No alle micidiali e costose navi quarantena per migranti

Utilizzo fondi di Cassa Depositi e Prestiti per gli investimenti pubblici sui servizi.

Da subito occorre approntare un piano di radicale conversione ecologica, sociale,economica e culturale della società. Le lotte, il mutualismo, la solidarietà e la Costituzione indicano la strada.
Iniziativa è promossa da:

Sportello Sociale San Berillo, C.s.a. Officina Rebelde, Cobas, Sunia, Rete Antirazzista, PRC, PCI, La Città Felice, LILA, Comitato No Muos no Sigonella, I Siciliani Giovani, Le Orme (unità di strada), Sinistra Anticapitalista, Comitato Difesa della Costituzione

[ info/events/ ]
Appello nazionale de “la società della cura” https://societadellacura.blogspot.com/…/manifesto.

GUERRE, MIGRAZIONI E DIRITTI NEL MEDITERRANEO”- Seminario Adif

venerdì 20 novembre 2020 online per l’intera giornata a partire dalle ore 9

L’Associazione Diritti e Frontiere (ADIF), in collaborazione con l’ANPI (Associazione nazionale partigiani d’Italia) e il Dipartimento di Scienze della formazione dell’Università di Palermo, invita a partecipare al seminario online. Sono previsti interventi di dieci minuti per ciascun relatore e si costituiranno gruppi di lavoro tematici per successive iniziative di studio e di formazione.

Coordinerà i lavori Fulvio Vassallo Paleologo (Vicepresidente di ADIF). I lavori saranno registrati e diffusi attraverso il sito www.a-dif.org e la pagina Facebook dell’associazione ADIF.

Per partecipare basta collegarsi alla pagina Facebook di ADIF.

Comunicato ADIF

Nel 2015 si svolgeva a Palermo il Convegno “Pace e diritti nel Mediterraneo”, con la partecipazione di Nicola Cipolla e di un gruppo di studiosi e operatori impegnati sul fronte della difesa dei diritti umani e dell’ambiente. A distanza di cinque anni si sono aggravate le prospettive più negative che erano emerse allora con la chiusura dell’Operazione umanitaria Mare Nostrum, seguita alle stragi del 3 e dell’11 ottobre 2’13. Con il ritiro della maggior parte degli assetti navali impegnati solo per alcuni mesi a nord delle cote libiche e tunisine, provenienti anche dall’Unione Europea, con l’agenzia Frontex, dopo la strage del 18 aprile 2015, riprendeva a salire la conta dei morti, che prosegue ancora oggi.

Le misure di contrasto dell’immigrazione “illegale” non riducevano gli arrivi in Europa né il numero delle vittime ma aumentavano i profitti dei trafficanti. Negli anni successivi il sostegno europeo ai governi degli Stati di origine e transito, coinvolti nella esternalizzazione dei controlli di frontiera, aumentava i fattori di scontro all’interno dei paesi con i quali si concludevano accordi mirati soltanto al contenimento delle partenze, senza nessuna attenzione alla soluzione pacifica dei conflitti, al contesto economico, politico e militare dei paesi di origine e transito, alla questione ambientale sempre più connessa con la domanda di mobilità dai paesi di origine verso l’Europa. Nel frattempo si aggravava la crisi ambientale ed il mercato del lavoro, soprattutto nel settore agricolo, era sempre più un luogo di ghettizzazione e di emarginazione dei lavoratori stranieri ed italiani. Per molti di loro non restava che l’emigrazione verso altri paesi europei.

La mancanza di canali legali di ingresso in Europa ed il sostanziale abbattimento del diritto di asilo e dei sistemi di accoglienza producono adesso il duplice effetto di alimentare nei diversi settori lo sfruttamento lavorativo e rafforzare al contempo la deriva populista e xenofoba già presente in tutti i paesi europei. Le prospettive di governo delle migrazioni appaiono in larga parte condizionate dalla propaganda elettorale dei leader dei partiti populisti e da un uso spregiudicato della comunicazione e dei social.

In Italia ed in Europa i partiti di governo e di opposizione si sono alternati nel tempo mantenendo tutti, seppure con diverse modalità comunicative, una linea di chiusura nei confronti delle migrazioni, come è dimostrato nel nostro paese dal largo sostegno parlamentare agli accordi tra Italia e Libia, registrato ancora all’inizio di quest’anno, e dalle posizioni della Commissione europea sul cd. Patto sulle migrazioni, sulla Raccomandazione sui soccorsi in mare del 23 settembre scorso e sui rapporti dei singoli stati con i paesi terzi, in particolare con la Turchia.

La più recente emergenza sanitaria ed economica indotta su scala globale dalla pandemia Covid 19 ha aggravato tutti questi elementi di crisi, sia nei paesi europei di destinazione che nei paesi di origine e transito, con prospettive che oggi non sembra facile delineare, in un contesto geopolitico che vede il Mediterraneo al centro di uno scontro economico, politico e militare dagli esiti sempre più incerti. Come è confermato dalla situazione di divisione e di conflitto che si registra ancora in Libia.

Su questi temi densi di elementi critici, in un momento di svolta che impone un ripensamento complessivo della mobilità migratoria e dei rapporti tra i popoli del Mediterraneo, si confronteranno studiosi di diversa estrazione, giornalisti e difensori dei diritti umani, che proporranno le loro analisi e le diverse prospettive di lavoro e di comunicazione. [ info/events/ ]