Torino: Festival della nonviolenza e della resistenza civile – 3 ottobre 2020

04.10.2020 - Giorgio Mancuso

Torino: Festival della nonviolenza e della resistenza civile – 3 ottobre 2020
(Foto di Giorgio Mancuso)

Il secondo giorno del Festival della nonviolenza e della resistenza civile si è sviluppato presso la sala Poli del Centro Studi Sereno Regis in via Garibaldi 13 a Torino.

L’accoglienza della sala, che normalmente conta su più di un centinaio di posti, è stata ridotta a trenta per rispettare le norme anti-covid: provvidenziale, in questo caso più che in altri, la possibilità di seguire gli eventi in streaming su youtube.

La giornata è organizzata in due tavole rotonde, una la mattina, a partire dalle ore 10, con il meta titolo Pensare globalmente… , ed una il pomeriggio con il meta titolo … ed agire localmente: testimonianze.

Più che trascrivere gli interventi delle due conferenze di cui invito a vedere ed ascoltare le registrazioni, mi sembra più interessante evidenziare gli aspetti che consentono di riordinare la realtà attuale complessa e multiforme o che tracciano un’immagine guida per l’attivismo nonviolento.

Angela Dogliotti del Centro Studi Sereno Regis ha presentato l’intero festival e indicato il filo conduttore dell’edizione di quest’anno con le parole di Alex Langer:

Ogni aumento degli armamenti – o dei rifiuti, o della cementificazione, o della rumorosità o della proliferazione di prodotti chimici di sintesi non più biodegradabili… – porta non solo l’umanità ed il pianeta più vicino alla soglia dell’irreversibilità del degrado, ma provoca anche effetti sinergici che si potenziano a vicenda in un gigantesco intreccio di cause e di concause che portano al disastro.

Che fare, che cosa pensare, come atteggiarsi di fronte a questa situazione nuova e del tutto inedita, nella quale per la prima volta nella storia l’umanità (in porzioni, invero, assai differenziate e ingiuste) consuma più di quanto la natura riesca a rigenerare, e viene quindi intaccato lo stesso albero, e non semplicemente mangiati i suoi frutti?

Alex Langer – Perdersi per trovarsi – Settembre 1989

 

Mao Valpiana, presidente del Movimento Nonviolento, nel primo intervento della tavola rotonda mattutina invita allo studio ed alla comprensione dei fondamentali della nonviolenza gandhiana come base per i nuovi movimenti nonviolenti.

Le sfide future sono tante e complesse, a cominciare dal pericolo di escalation nucleare rappresentato in maniera drammatica dall’orologio dell’apocalisse che gli scienziati hanno spostato nel 2020 a 100 minuti dalla mezzanotte, la distanza simbolica più vicina alla fine del mondo dal momento della creazione dell’orologio.

Tutto ciò non ci deve scoraggiare perché, come diceva Don Milani, male che vada avremo salvato la nostra anima. Inoltre c’è una lunga serie di precedenti e di battaglie apparentemente senza speranza che hanno avuto esito positivo: per citarne alcune la campagna per il bando alle armi biologiche, quella per il bando alle armi chimiche, la campagna per il bando delle mine antiuomo e quella per il bando delle bombe a grappolo, fino ad arrivare al recente trattato per il bando delle armi nucleari (TPAN) che è in fase di ratificazione.

Guido Viale dell’associazione Laudato Si tenta di fare un collegamento tra militarismo, flussi migratori e crisi climatiche partendo dalla considerazione che il mondo vive in una stato di guerra a bassa intensità che in Europa si declina in uno sforzo di tipo bellico verso i migranti; questo è dimostrato sia dei termini usati ormai per definire la questione (difesa dei confini, invasione, affondamento ecc.) sia dal tipo di strumenti implicati (navi militari, droni, campi di prigionia, barriere elettrificate e video controllate). Se quella contro i migranti è una guerra la loro difesa è un nuovo compito dei movimenti pacifisti che devono inoltre alzare lo sguardo per individuare le origini lontane dei flussi migratori: in primo luogo i conflitti locali e sempre più spesso i cambiamenti climatici.

Nella lotta contro l’egemonia del complesso militare industriale bisogna tenere presente il concetto del “Dual use” ovvero di quelle tecnologie che hanno un applicazione civile, ma che in realtà sono sviluppate per applicazioni militari. L’italiana Leonardo è una delle capofila internazionali del modello tecnologico Dual Use.

Mariella Correggia (ecopacifista, Rete No War) arricchisce la discussione con una serie di suggestioni: così come il virus SARS-CoV-2 ha modificato se stesso per ottenere il salto di specie, l’essere umano dovrebbe fare un salto di specie verso la nonviolenza.

Occorre rivalutare l’opera di Kumarappa, economista di Gandhi, che esprime concetti che legano pace, crescita, nonviolenza ed ambiente, attualissimi ancora oggi.

Le attività del pomeriggio sono cominciate con la tavola rotonda … e agire localmente: testimonianze che ha visto una serie di interventi su attività specifiche e locali.

 

Olivia Ferguglia ed Antonio Mazzeo hanno presentato il dossier per la richiesta dell’embargo militare nei confronti dello stato di Israele preparato da BDS Italia. Le motivazioni che giustificano la richiesta sono tre: innanzitutto lo stato di Israele pratica una politica di apartheid sistematica e pianificata nei confronti dei palestinesi, in secondo luogo lo stato di Israele ha una grossa responsabilità nella diffusione di tecnologia militare e securitaria, in ultimo lo stato di Israele gode di una totale impunità a livello internazionale.

Molto interessante l’analisi dell’intimo legame tra l’industria militare e le università israeliane fatta da Antonio Mazzeo, legame che segue un modello di sviluppo integrato di tecnologia “Dual Use” che si può utilizzare indifferentemente per scopi civili o per scopi militari/securitari. Tale modello sta per diventare di riferimento anche per altri stati, Italia compresa.

Josè Nivoi del Collettivo Autonomo Portuali di Genova ha raccontato la sua esperienza sul blocco di forniture militari illegali nel porto di Genova, blocco reso possibile dalla pervicacia dei portuali e dall’appoggio di tutta la società civile genovese.

Carlo Tombola (OPAL e Weapon Watch) descrive il progetto di Weapon Watch, un osservatorio sulle armi nei porti europei e mediterranei che nasce in seguito al blocco di Genova per dare supporto conoscitivo a futuri boicottaggi di trasporti militari illegali. Presenta inoltre il progetto di mappatura geografica dell’industria militare in Italia.

Il secondo tavolo pomeridiano, Un’altra difesa è possibile: da San Francesco a Gandhi, la difesa nonviolenta a cura del Movimento Nonviolento Nazionale è organizzata in due parti: la prima è un resoconto dello stato della campagna un’altra difesa è possibile, la seconda una riflessione sulla difesa nonviolenta da San Francesco a Gandhi.

 

 

 

Categorie: Europa, Migranti, Nonviolenza, Pace e Disarmo, Video
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