Piccola nota di fascismo quotidiano

06.10.2020 - Saõ Paulo - Paolo D'Aprile

Piccola nota di fascismo quotidiano
(Foto di Sergio Lima)

Quando furono convocati dal presidente della repubblica si riunirono nella grande piazza. Da un lato il palazzo del governo, a pochi passi il parlamento e, di fronte, la sede della Corte Suprema. Praça dos três Poderes, la Piazza dei Tre Poteri, concepita dal genio architettonico di Oscar Niemeyer, è il simbolo della unità dello Stato, ma anche del fondamentale concetto  dell’indipendenza, o meglio, della inter indipendenza democratica tra il legislativo, l’esecutivo e il giudiziario.

I suoi fedeli rivolsero la loro rabbia contro la Corte Suprema con tanto di insulti e improperi, con slogan e striscioni che ne invocavano la chiusura sommaria e l’arresto dei suoi membri, colpevoli di intralciare la marcia autoritaria del loro capo, il presidente della repubblica. La folla invocava l’intervento delle forze armate e il ritorno di un nuovo AI-5. L’ Atto Istituzionale n°5 fu un decreto emanato nel 1968 dalla giunta militare di allora che sospese i diritti civili, chiuse il parlamento e diede poteri dittatoriali al presidente di turno. Con la sua promulgazione cominciò la persecuzione e la violenza di Stato contro ogni movimento di opposizione, le prevaricazioni di ogni genere, e la tortura come metodo istituzionale di repressione del dissenso.

La manifestazione di marzo aveva come promotore e agitatore proprio il presidente della repubblica, colui che aveva giurato di difendere la costituzione, ma che in quel momento la vilipendiava comandando la massa inferocita. La cosa si è ripetuta per mesi, ogni domenica, la folla, il presidente, gli insulti e le invocazioni per il ritorno di una giunta militare sul modello di tanti anni fa. Poco tempo prima, il figlio del presidente, deputato federale, durante una “lezione” in una aula universitaria, disse che per chiudere definitivamente la Corte Suprema ed arrestarne i suoi membri sarebbero bastati un caporale e un soldato: nessuno sarebbe intervenuto in difesa dei giudici, anzi, il popolo tutto avrebbe perfino applaudito.

Sono passati alcuni mesi, la pandemia, quasi centocinquatamila morti, e cinque milioni di contagi, gli incendi dolosi in Amazzonia e nel Pantanal, la distruzione delle terre indigene, le accuse formali e le conseguenti indagini della Polizia Federale, su ordine diretto del presidente, contro membri della opposizione visti come sovversivi e terroristi. Col passare del tempo, la tattica autoritaria e la loquela golpista si sono adattate alle circostanze. Se da una parte si convocano le masse con la bava alla bocca, dall’altra si cercano i compromessi di sempre, gli accordi sottobanco, le promesse di spartizione delle fette di potere. Ecco quindi che il presidente della Corte Suprema accoglie Bolsonaro come un vecchio amico per una cenetta intima, non prevista dall’agenda ufficiale, e come se non bastasse, a far part e della allegra combriccola  arriverà il presidente del senato accompagnato dalla sua enorme pancia.

I tre vecchi amici si ritrovano in maniche si camicia, una cenetta  tra compagni di merende, come Mario Vanni e Pietro  Pacciani prima di seminare la morte sulle colline di Firenze. La Piazza dei Tre Poteri è oggi intorno a un tavolo, vinassa vinassa e fiaschi de vin. Il fascismo normalizzato si esprime anche attraverso semplici gesti innocenti, una cenetta tra amici. L’ abbraccio caloroso con cui il presidente della Corte accoglie Bolsonaro a casa sua, oggi non scandalizza più nessuno.

Categorie: Non categorizzato, Opinioni, Politica, Sud America
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