Conosciuto per il suo anticonformismo, padre Júlio Lancellotti usa i social per lottare contro il fascismo e fomentare azioni di “solidarietà endemica” ai tempi del coronavirus.

Senza temere la censura, padre Julio Lancellotti dell’arcidiocesi di São Paulo, usa i social per combattere l’avanzata del fascismo in Brasile. Nel suo canale di Youtube, durante l’omelia domenicale, parla delle disuguaglianze sociali e dell’importanza dell’empatia come mezzo per riuscire ad attraversare questo momento difficile di pandemia del Covid -19. Ordinato padre da trentacinque anni, sostiene che l’antifascismo non è un semplice atteggiamento, ma una pratica quotidiana e necessaria. “In un paese che sta vivendo il neofascismo, ogni tipo di resistenza, ribellione, disobbedienza, è un segno di salute mentale”, afferma.

Nato nel 1948 nella città di São Paulo, padre Júlio Lancellotti ha dedicato la sua vita nella Chiesa al lavoro nel carcere minorile, ai portatori di HIV, alla popolazione LGBTQIA+, ai senza tetto e alle persone in situazione di vulnerabilità sociale ed economica. Durante la pandemia del nuovo coronavirus il suo lavoro con la popolazione dei senza fissa dimora non si è certo fermato. Fin dal primo mattino riceve chiunque abbia bisogno di alimento, di prodotti di igiene e prevenzione, e qualunque altro tipo di aiuto. Nonostante l’aumento delle donazioni ricevute, padre Júlio enfatizza che non basta essere solidale solo in presenza della pandemia ma è giunto “il momento di capire che questa onda di solidarietà deve diventare permanente. Abbiamo bisogno di una solidarietà endemica e non pandemica”.

Pressenza ha ascoltato padre Júlio Lancellotti su diverse tematiche.

Il Brasile vive un momento di forte avanzata del razzismo e del fascismo. Qual’è la posizione della Chiesa davanti a tutto ciò? Non è ancora troppo grande il suo silenzio?

– Varie voci della chiesa sono insorte contro il razzismo, contro il genocidio dei giovani neri, contro tutti i tipi di discriminazione e pregiudizi, contro l’omofobia, la LGBT-fobia, contro lo sterminio dei popoli indigeni. Il CIMI (Conselho Indigenista Missionário, l’organo della Chiesa che si dedica al contatto con i popoli originari, n.d.t) ha emesso vari comunicati sull’argomento, sui popoli indigeni e sull’impatto della pandemia di coronavirus nei villaggi. Tuttavia la Chiesa Cattolica, come altre istituzioni, riunisce una pluralità di voci. Dal punto di vista istituzionale la CNBB (Conferenza Episcopale Brasiliana) si è manifestata contraria a tutte queste forme di autoritarismo, di fascismo, ad ogni forma di sterminio, a qualunque iniziativa sfavorevole ai movimenti popolari, ai gruppi indigeni. Anche le pastorali afro hanno espresso la loro posizione. Ma la Chiesa, come ogni istituzione, è pluri-classista; esistono voci in disaccordo, e coloro che preferiscono non manifestarsi apertamente; ma la base popolare della Chiesa Cattolica, soprattutto chi è coinvolto nelle pastorali sociali, è unanime nel condannare ogni forma di preconcetto, discriminazione, sterminio, violenza, fascismo, autoritarismo e dittatura.

La storia della Chiesa Cattolica in Brasile può sfoggiare nomi di grandi personaggi come Dom José Maria Pires, Dom Hélder Câmara, Dom Luciano Mendes de Almeida, Dom Paulo Evaristo Arns, c’è poi Santos Dias da Silva, assassinato dalla Polizia Militare; Margarida Alves, e Sorella Dorothy Stang, anche lei uccisa. Quelli che lottarono e che lottano contro tutto questo sono molti.

Quale è stata la rilevanza e l’azione dei gruppi di basa della Chiesa davanti alla crisi politica sociale?

– La Chiesa Cattolica da sola non può cambiare niente, ma deve rimanere allineata ad altri gruppi. Mi sai dire quali sono le voci che oggi si ergono contro il fascismo? La nostra società è molto pluralista, molto complessa, esistono movimenti capillari, ma esiste anche molto silenzio. Se mi trattengo perché altri restano in silenzio, allora nemmeno io farò nulla. Penso che dobbiamo mantenerci saldi nella lotta, nella perseveranza, nelle persistenza, per riuscire ad andare avanti. Di silenzio ce n’è dappertutto. E il silenzio della Potere Giudiziario? E il silenzio del Pubblico Ministero? E il silenzio di tanti deputati? Degli imprenditori, dei banchieri? Chi si giova del fascismo, tace e acconsente.

In più di una occasione lei è stato definito come un prete ribelle. Cosa ne pensa?

L’atto di esistere, in Brasile, è già di per sé un atto di ribellione. In un paese che sta vivendo il neofascismo, ogni tipo di resistenza, ribellione, disobbedienza, è un segno di salute mentale.

Molti religiosi dicono che la pandemia è una opportunità per migliorarci come persone.

A causa della pandemia, la disuguaglianza è venuta alla luce molto più chiaramente e ciò ha provocato un senso di inquietudine molto grande perché tutti si sono accorti dell’aumento della miseria; questo stato di calamità in cui viviamo tocca le persone in vari modi, ed è fondamentale quindi che la voglia di reagire si raggruppi in una azione plurima affinché le persone possano percepire l’importanza di lottare per una trasformazione.

Pensa che questa trasformazione stia realmente accadendo? In che modo le persone cercano di aiutare?

Così come sono molti quelli che vengono per aiutare, che desiderano un cambiamento e che si sensibilizzano, c’è invece chi arriva per insultare e offendere. La macchina del gabinete do odio (le indagini della Polizia Federale hanno individuato una rete di fake news e di haters che si originava direttamente dal palazzo presidenziale, da una sala contigua all’ufficio di Bolsonaro, denominata Gabinetto dell’Odio, al cui coordinamento partecipava e partecipa direttamente il figlio del presidente della repubblica; n.d.t) funziona per colpire le nostre azioni. Ma in questo momento sentiamo il nascere di una grande forza di solidarietà e trasformazione. Non è possibile sapere se questa trasformazione arriverà a concretizzarsi. Lo verificheremo nella corso del tempo, così come esiste gente solidale, ci sono quelli che speculano e si corrompono, ad esempio, come è successo per l’acquisto dei materiali sanitari e gli apparecchi per la ventilazione.

Ha ricevuto molte offese via internet nel 2020?

Non così tante quanto è stato l’appoggio. L’appoggio è molto più grande.

Come è stata la routine della parrocchia in questo periodo di isolamento sociale?

È un momento unico che esige molta attenzione. Noi continuiamo a convivere con la gente più povera, con le persone in stato di sofferenza e difficoltà. È un momento per capire che questa onda di solidarietà non deve limitarsi a sé stessa, ma deve essere permanente. Abbiamo bisogno di una solidarietà endemica e non pandemica. Deve continuare costante anche dopo la pandemia ed entrare nelle strutture della politica, dell’economia; nelle strutture che compongono lo Stato in cui viviamo. Ma è necessario che avvenga una trasformazione e che la solidarietà non sia un gesto individuale, ma un gesto politico. La disuguaglianza non è cambiata. Continua presente, ed è molto più visibile.

– Qual’è l’influenza della storia della Chiesa brasiliana su quel segmento al suo interno che mantiene il silenzio davanti all’avanzata del fascismo?

Durante la dittatura, quale fu in Brasile la voce a farsi sentire? Chi prese le difese dei prigionieri politici? Chi si manifestò contro la tortura? Fu la Chiesa. Dire che il silenzio è storico non è del tutto vero. E la voce di Dom Paulo Evaristo Arns? E la voce di Dom Helder Câmara? E questo solo per citare due esempi. Penso che affermare l’esistenza di un silenzio storico nella Chiesa, significa disprezzare queste voci: è una analisi miope. Esistono voci di lotta fin dall’inizio, come Padre Antonio Vieira contro la schiavitù degli indigeni; e quelli che lottarono contro la schiavitù dei neri: non si può parlare di un silenzio egemonico. Penso che nel seno della Chiesa esista quel conflitto presente in tutta la società. Ci sono quelli che gridano e coloro che ammutoliscono. Non è possibile affermare che esista un unico atteggiamento. Ma è anche vero che i gruppi ecclesiali che lavorano con le basi sociali non hanno spazio sui media per poter esprimersi. Per questo il silenzio appare con più enfasi. L’operato di questi gruppi diventa invisibile.

E in relazione alla presenza della comunità LGBTQIA+ nella Chiesa?

– Penso che questa sia una questione sempre capace di creare tensione, all’interno della Chiesa come in altri settori della società. Esistono quelli che accettano e quelli che rifiutano. Penso che dobbiamo aver chiaro che non esiste una posizione egemonica, ma un conflitto. Dire che tutti sono contrari non è vero. Il razzismo ad esempio, nella Chiesa è un argomento di un certo peso: ci sono quelli che preferiscono tacere per ragioni storiche e coloro il cui grido li trascina nella lotta contro il razzismo. Non esiste il silenzio in quanto tale, ma tensioni, conflitti. Per esempio, ancora sono pochissimi i preti neri, così come esistono pochissimi giornalisti neri, giudici neri. Quanti sono i deputati neri? È una questione storica, la questione della schiavitù e della segregazione provocata dal razzismo è presente nella struttura della società.

La Teologia delle Liberazione insegna che la conditio sine qua non per vivere il Vangelo di Cristo, è l’opzione preferenziale per i poveri, la difesa dei diritti umani. Secondo lei tutto ciò è già stato dimenticato?

La Teologia della Liberazione non è affatto morta, continua presente nella tensione del cammino. È un processo storico che si ripeterà. Sempre esisteranno i galoppini del potere e quelli dalla parte dei poveri, di quelli che soffrono. La Teologia della Liberazione da sola non sarà mai egemonica. Starà sempre dalla parte delle vittime. Ci saranno nuovi studi e nuove teorie, riflessioni teologiche costanti e permanenti. Non esiste liberazione senza conflitto. Nessuno riuscirà a spezzare le sue catene con l’aiuto del suo carceriere. La lotta contro la schiavitù sarà sempre presente.

Di Lillian Bento*

 

Traduzione dal portoghese di Paolo D’Aprile. Revisione: Silvia Nocera

Canale di Padre Giulio Lancellotti su Youtube

* Lillian Bento è giornalista, esperta di comunicazione, femminista e antifascista.