Rapido e indolore

11.08.2020 - Saõ Paulo - Paolo D'Aprile

Rapido e indolore
(Foto di https://www.facebook.com/photo.php?fbid=2862494090523175&set=basw.AbqlufJQGD9n8rQxWZXDG93L_JkmXFLkQBddjRCr2nqOhvswUcDquF-ib3rQ8w4XDNQ_BwIheqi_wBMOwyQaJCY-3gsR6UJauHl9y6Ftu3DAPUToAPmlf70_1ykFXOZzDJQ6sKimg_GViYN1XVe_3Dky.2862494090523175.1430387000481579.10)

Alexander von Humboldt, nei suoi infiniti studi sulla natura delle Americhe frutto di viaggi e osservazioni minuziose, non esitò a definire i brasilici come esseri umani “al livello più basso dell’abiezione animale”. Probabilmente senza conoscere le conclusioni del grande naturalista, Hegel, nei suoi corsi sulla filosofia della storia, dimostra da par suo l’influenza dell’ambiente sulla evoluzione dello Spirito Assoluto. L’ambiente naturale in cui ogni popolo ha la fortuna o la sfiga di vivere, influisce direttamente sulla maniera in cui questa gente è capace di impossessarsi dello Spirito, visto che ogni evoluzione è la lotta eterna tra Spirito e Natura, Natura e Spirito. Quando questo si sottomette e quando la Natura è imperfetta, ecco che sorgono popoli come gli Amerindi “infanti incoscienti capaci solo di vivere il tempo presente, privi di qualunque capacità di riflessione e di qualunque intenzione superiore”. E questo basterebbe, ma le mazzate del grande filosofo continuano imperterrite a cadere che è una vera goduria: “La loro immaturità psicologica e politica è il prodotto diretto dell’immaturità geografica del nuovo continente; le Americhe sono impotenti sia dal punto di vista fisico, sia dal punto di vista morale; anche tra gli animali troviamo la stessa inferiorità che si riscontra negli uomini”. Tiè, ciapa su.

Qualche anno prima era Viollet-le-Duc, architetto e teorico, a venire da queste parti. Si fermò in Messico a studiare le rovine delle civiltà precolombiane. Ma le sue osservazioni andarono oltre l’architettura e si spinsero a considerazioni antropologiche frutto della sua esperienza personale. Trovò un popolo miserabile immerso in una natura subdola e aggressiva: no, questa gente costantemente ubriaca, con questi baffi, e questa panza, a fare la siesta per ore sotto al sombrero, non avrebbe mai, e poi mai, potuto costruire monumenti siffatti, troppo imponenti rispetto alle capanne di paglia e le casupole di legno fatiscenti. Maya e Aztechi non potevano certo essere messicani: venivano dal nord, anzi, partirono dalla Scandinavia, arrivarono nel Labrador canadese e scesero attraverso le praterie degli Usa, fino al golfo, fin nello Yucatan. Chi ha costruito le piramidi messicane furono i vichinghi. Punto e basta.

Un mio amico lontano mi scrive preoccupato, molto preoccupato. Ha letto la notizia dei centomila morti e dei tre milioni di infettati, e accoratamente mi chiede se qualcuno stia curando la gente sul serio, anche con procedimenti sperimentali che in tutto il mondo si cerca di studiare. Gli rispondo immediatamente, mandandogli una foto e un articoletto di giornale. L’immagine mostra un cicciotto in maniche di camicia e mascherina, attorniato da cinque persone. L’ultimo della fila, un signore tutto contento, eleva il ditone della mano destra, come a dire: benissimo, ragazzi. Il cicciotto in camicia è Eduardo Pazuello, che di mestiere fa il generale dell’esercito. Oggi è ministro della salute, il terzo, il terzo ministro in cinque mesi di pandemia. Il primo venne licenziato in tronco perché diventato, secondo le parole di Bolsonaro, “troppo popolare e la popolarità gli ha montato la testa”. Il secondo venne esonerato dopo un mese perché insisteva ad enfatizzare l’importanza dell’isolamento sociale. Arriva il generale, la cui decisione più importante è stata quella di ordinare la sospensione della divulgazione dei dati sulla pandemia. Tant’è che adesso non è più il ministero ma sono gli organi di stampa, organizzati in consorzio, a far conoscere i dati ufficiali. Il general Cicciotto da buon soldato, continua a fare quello in cui i militari brasiliani sono imbattibili: produrre montagne di morti e nasconderli, farli sparire per sempre. Centomila morti. E il generale nella fotografia riunito con queste belle persone di cui una col pollicione alzato. Discutono e parlano sulla facilità e l’efficacia di un nuovo trattamento a base di ozono, o meglio, a base di applicazioni “rapide e indolori”, di ozono. Applicazioni rapide e indolori per mezzo di una “cannuccia sottilissima da utilizzare via rettale”. Avete letto bene, via rettale: non più buco di ozono, ma ozono nel buco. Ecco la nuova cura sperimentale. Ecco con chi si riuniscono le massime autorità dello stato.

Ho scritto tutto questo al mio amico, gli ho mandato l’articolo con la foto del general Cicciotto, ma lui non mi ha risposto. Forse se potesse mi direbbe le stesse parole di Von Humboldt, che abbiamo raggiunto il livello più basso dell’abiezione. Oppure, come Hegel, direbbe che siamo privi di qualunque capacità di riflessione e di qualunque intenzione superiore. E se nella nostra selva ci fossero piramidi e mura di città, come nello Yucatan, mi rinfaccerebbe che siamo peggio, molto peggio dei messicani. E io zitto, vigliacco, guardandomi le spalle, penso all’ozono, al trattamento rapido e indolore…

Un governo che ci riduce in polpette, che fa di noi cavie per i suoi perversi esperimenti, che nega le evidenze scientifiche, che fonda sull’oscurantismo la sua politica nefasta e ci impone il suo pensiero colonizzato, che bacia la mano al padrone e lo ringrazia per le bastonate, troverà la “brasilica gente”, come indios irriducibili, pronta a resistere. Come ha sempre fatto.

 

Categorie: Opinioni, Politica, Salute, Sud America
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