Educazione: La prima Linea

16.08.2020 - Santiago del Cile - Redacción Chile

Quest'articolo è disponibile anche in: Spagnolo, Francese

Educazione: La prima Linea
Immagine di UNICEF

Dopo più di cinque mesi di sospensione delle lezioni in presenza, voglio rendere omaggio a chi è impegnato in prima linea nell’educazione: persone con vocazione al servizio che hanno visto trasformarsi l’esercizio della loro professione in maniera abissale e, letteralmente, dalla sera alla mattina. Hanno accettato la sfida e hanno dato il meglio di sé per garantire il funzionamento del sistema educativo anche a distanza.

Nel programma di gestione della pandemia del Paese, l’educazione non è stata prioritaria, e malgrado flebili progressi del Ministero dell’Istruzione, la realtà ha mostrato che circa la metà degli studenti non aveva accesso alla connessione e/o non ha strumenti per la didattica a distanza.

Docenti e assistenti all’educazione si sono visti costretti a una transizione forzata. Non potevano contare sulla preparazione né sul sostegno di alcun genere per poterlo fare. Uno studio realizzato da un’organizzazione educativa, “Tu clase, Tu Pais”, segnala che il 90% degli insegnanti non aveva mai fatto lezione online e, dalle analisi realizzate dalla Fundacion Semilla, si scopre che quasi nessuno aveva mantenuto contatti con i propri studenti attraverso i social network. Inoltre, gli stessi social erano demonizzati e spesso l’uso dei cellulari era vietato nelle scuole.

La nostra esperienza in Fundacion Seminlla, derivante dal lavoro con molti docenti da marzo a oggi, ci permette di affermare che in tutto il Cile, professori e dirigenti cercano di aggiornarsi per rispondere alla vocazione educativa nel mondo attuale. In uno delle onversazioni che ho avuto il privilegio di moderare, hanno partecipato decine di persone  e, come esempio di interesse trasversale, vorrei sottolineare la partecipazione di una dirigente di un liceo storico di Talca e di una professoressa di una scuola con un solo docente di Mulchen.

È importante evidenziare come i docenti più anziani hanno dovuto imparare a usare una tecnologia a loro poco familiare, mentre quelli più giovani devono rendere compatibile il loro lavoro educativo con la crescita e l’educazione di propri figli, senza dimenticare coloro che devono rispondere alle responsabilità primarie e di prevenzione del proprio entourage familiare e chi ha alunni senza connessione o chi vede i propri studenti allontanarsi dal sistema educativo con il grave rischio di vedere aumentare la dispersione scolastica. Non dimentichiamoci neppure dei 240.000 docenti che vivono questa nuova realtà e fanno sforzi ogni giorno per rispondere alle aspettative degli studenti; una buona pedagogia e allo stesso tempo, una persona in grado di essere empatica con le loro emozioni, i loro sogni e le loro paure.

Mi dispiace che alcune autorità credano che il lavoro dell’insegnante possa essere rimpiazzato da un software. Il lavoro di un professore, non potrà mai essere sostituito perché l’educazione non è solo conoscenza, è umanizzazione, socializzazione, è la trasmissione della cultura e la formazione dell’identità individuale. Per tutto questo, bisogna riconoscere e ringraziare chi è impegnato in prima linea nell’educazione.

Di Marcelo Trivelli*

Traduzione dallo spagnolo a cura di Maria Vittoria Morano. Revisione di Silvia Nocera.

*Presidente di Fundacion Semilla.

Categorie: Educazione, Opinioni, Sud America
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