Cambiare modello: Permacultura anziché agricoltura tecnologica

11.08.2020 - Navarra, Argentina - Redacción Argentina

Quest'articolo è disponibile anche in: Spagnolo, Francese

Cambiare modello: Permacultura anziché agricoltura tecnologica
(Immagine di Biodiversidad LA/Asociación Gaia)

Un progetto devastante

In questo delicato momento della sua storia, l’umanità sgomenta comincia a interrogarsi seriamente su come garantire la propria sopravvivenza, attraverso una revisione dei propri paradigmi economici, politici, sociali e ambientali. In particolare, c’è una forte rivendicazione del diritto alla terra, della sovranità alimentare grazie alla rigenerazione e cura del suolo, della preservazione dei semi ancestrali e autoctoni, e dell’intensificazione di colture agro-ecologiche che forniscano alle persone cibo sano e privo di tossine.

Tuttavia, il Governo argentino sta lanciando in sordina un mega-progetto di agricoltura tecnologica (AgTech) integrata su larga scala chiamato Programma “Vaca Viva”, promosso dall’Istituto Interamericano per la Cooperazione in Agricoltura (IICA) e approvato dai Ministri dell’Agricoltura, dell’Allevamento e della Pesca (Luis Basterra) e della Scienza, Tecnologia e Innovazione (Roberto Salvarezza).

In sostanza, si tratta di “un piano per l’implementazione di tecnologie dirompenti in agricoltura, compreso un insieme di software associati per l’automazione completa dell’agricoltura, digitale e fisica, con droni e macchinari automatizzati per tutte le fasi di produzione e raccolta dati attraverso sistemi software specifici. L’origine del termine AgTech per il piano agricolo 4.0 che fa parte dell’accordo con il governo argentino, secondo il rapporto dell’IICA, pur essendo una questione meramente aneddotica, riconosce la predominanza del modello nordamericano di sviluppo e finanziamento dell’innovazione applicato all’agricoltura. In altre parole, AgTech deriva da Ag-One, il piano di Bill Gates per l’agricoltura”.  [1].

Questo progetto, “sviluppando e investendo in progetti di ricerca e tecnologie da applicare senza valutazione del rischio nel sistema agroalimentare […] non ha altro scopo se non quello di generare processi di accumulazione di capitale, concentrazione economica, appropriazione di risorse genetiche e dominio sociale, come ha denunciato la Dott.ssa Vandana Shiva” su BioDiversidad LA.

Oltre a cooptare istituzioni e casse pubbliche per servire e sviluppare interessi privati – che cercano di plasmare un ecosistema! -[2] si basa su un miscuglio di argomenti fallaci che comprendono il cambiamento climatico, le donne, i piccoli agricoltori, lo sviluppo dell’innovazione, la resa, l’agro-ecologia, il tutto per imporre un modello epistemico e imperialista di ricolonizzazione che porterà solo alla perdita della sovranità alimentare e a una catastrofe ambientale senza precedenti.

C’è una proposta alternativa

Partendo dalla permacultura, vogliamo offrire delle strategie specifiche che dimostrino l’esistenza di un modello alternativo alla devastazione degli ecosistemi e alla distruzione dei posti di lavoro rurali rappresentato dal programma AgTech che IICA vuole imporre, non solo ai produttori rurali ma anche ad altri programmi esistenti come Pro Huerta, Potenciar Trabajo o Family Farming, e focalizzati sul rafforzamento delle economie regionali in Argentina.

La permacultura è un sistema creato per fornire gli strumenti e l’organizzazione necessari per creare in modo rapido ed efficiente insediamenti umani permanenti che siano in armonia con la natura del luogo. I suoi concetti, idee e proposte sono concepiti per essere applicati in tempi di collasso e di transizione. Per 42 anni, la permacultura ha sviluppato una struttura olistica, pratica, scientifica, fondamentalmente basata sulle conoscenze dei popoli originari, per riorganizzare la vita e i valori di una minoranza pronta a un cambiamento più profondo, applicabile al momento giusto e a livello massiccio. A sua volta, le sue strategie si basano su tecniche rigenerative dell’ecosistema.

Il fondamento di una società resiliente, dal punto di vista della permacultura, si trova nell’autosufficienza. Questa società autonoma è organizzata in insediamenti agroforestali sviluppati in ecovillaggi e fattorie di permacultura.[3].

I progetti di permacultura ci permettono di essere meglio preparati ad affrontare le pandemie e i crolli di civiltà. Le proposte di produzione vanno ben oltre le colture biologiche per produrre cibo, sia per il mercato interno che per l’esportazione. Si sviluppano le colture integrate a foreste alimentari, sistemi silvopastorali e foreste di legno pregiato, tutti modelli che si rivelano altamente produttivi, aumentando sostanzialmente la resa per ettaro, oltre a prendersi cura del suolo, dell’aria e dell’acqua.

In questo modo, lungi dall’essere un ritiro di sopravvivenza dalla società, la permacultura progettata negli insediamenti rurali, basata sull’autosufficienza collettiva e sulla produzione di eccedenze, è la nostra migliore opzione per una risposta dal basso alle molteplici crisi generate dal devastante capitalismo globalizzato.

Le ripetute critiche alla vita rurale vengono confutate grazie alla comunicazione virtuale, che viene rafforzata in modo che le persone possano accompagnarsi a vicenda.

Non possiamo lasciare la “ri-evoluzione” nelle mani di un virus, né di AgTech!

La permacultura cerca delle persone che si impegnano a rigenerare le proprie comunità, con le loro economie locali e bioregionali, sempre nel rispetto dell’unicità bioculturale del luogo. Tutti questi progetti nascenti si basano sulle pratiche rigenerative che la permacultura propone. In tempi di tante malattie fisiche e mentali e di distruzione della terra, la permacultura promuove la vita in sintonia con le forze armonizzanti e curative della natura. Mai in tutta la storia dell’umanità c’è stato un cambiamento così grande e rapido.

Abbiamo tutti una scelta: da un lato, continuare a rimanere bloccati negli stessi schemi mentali che ci hanno portati a questo disastro. Se li manteniamo, continueremo ad essere irreversibilmente prosciugati nella vita da programmi perversi come AgTech, generati nel primo mondo per trasformare i paesi del Sud del mondo in produttori di cibo a basso costo a scapito delle proprie risorse e artefici del degrado delle popolazioni locali. Dall’altro lato, possiamo aprire il nostro orizzonte di prospettive verso la permacultura che, al contrario, ci propone di rinascere, risorgere, riabilitare, rilocalizzare e ispirarci insieme a un patto con Madre Terra, per poter vivere in lei in un altro modo, con un’altra organizzazione rigenerativa, promuovendo la salute del pianeta e dei nostri corpi.

Di Associazione Gaia

Traduzione dallo spagnolo di Thomas Schmid.

Revisione: Giulia Paola Pattavina.

[1] http://www.biodiversidadla.org/Documentos/El-socio-menos-pensado-Bill-Gates-desembarca-en-el-sistema-agroalimentario-argentino

[2] https://www.agtech.org.ar/; https://www.clubagtech.com/; https://news.agrofy.com.ar/especiales/maiz19-20/agtech-maiz.

3] Vedi www.gaia.org.ar

 

Categorie: Ecologia ed Ambiente, Economia, Opinioni, Scienza e Tecnologia, Sud America
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