Malattia: debellare o curare?

17.07.2020 - Silvia Nocera

Malattia: debellare o curare?
medici cubani (Foto di Italia Cuba)

Io non sono un medico. Scrivo e traduco. Mi occupo delle parole e del loro significato. Di come le parole possono esprimere concetti anche complessi, di come possono influenzare il modo di vedere le cose e l’approccio ai problemi, di come aiutano le credenze ad affermarsi o le mettono in dubbio.

“Debellare le malattie”, per esempio, è l’obiettivo di un certo approccio della medicina.

Siamo in guerra! Dobbiamo sconfiggere il virus! Attacchiamo il batterio con antibiotici!

Questi non sono termini medici, senza dubbio, ma come sempre ci ricamiamo sopra, noi che lavoriamo con le parole. E tutto diventa più eccitante da raccontare.

Con questo tipo di approccio senza dubbio l’unica arma vincente contro le malattie sono i vaccini. E quindi la ricerca va lanciata (e finanziata) innanzitutto per l’arma letale che ucciderà per sempre il nostro nemico!

Quanti soldi sono stati spesi per la ricerca di un vaccino per il cancro?

Quanti soldi sono stati spesi per la ricerca di un vaccino per l’AIDS?

Quanti soldi sono stati spesi per la ricerca di un vaccino per la malattia di Alzheimer?

Ma c’è anche un approccio medico che parla più semplicemente di “curare le malattie” e prevede di “convivere” con alcune malattie, cercando di alleviarne i sintomi e riflettendo sulle possibili cause non solo da un punto di vista fisico-chimico, ma anche psicologico e psicosomatico. Questo approccio è molto meno redditizio (non c’è una sola cura che si possa produrre in quantità enormi abbattendone i costi di produzione) e sensazionalistico (noi che giochiamo con le parole non possiamo gridare al “miracolo” scientifico!), dato che permette l’esistenza di molteplici cure per una stessa malattia e considera ogni persona un caso particolare. Questo modo di vedere le cose esiste in generale nelle medicine complementari, o olistiche, ma un numero sempre maggiore di medici che provengono dalla cultura allopatica, osserva il fenomeno della salute con un atteggiamento più aperto.

Quanti studi su differenti cure si sarebbero potuti finanziare con le ingenti somme dedicate alla cura magica, “scientificamente provata”?

Forse ci sono medici a cui piace molto di più la salute che la malattia, e che non si sentono in lotta con la natura, ma credono di più a una felice collaborazione con tutti gli elementi dell’ambiente.

Secondo la Costituzione dell’OMS del 1948, l’obiettivo dell’Organizzazione è “il raggiungimento, da parte di   tutte le popolazioni, del   più alto livello possibile di salute”, definita come “uno stato di   totale benessere fisico, mentale e sociale” e non semplicemente “assenza di   malattie o infermità”. Questa affermazione dovrebbe aprire le porte al secondo approccio che abbiamo descritto poco fa. Ma ogni giorno siamo spettatori di incongruenze e contraddizioni nell’atteggiamento di molti medici e dell’istituzione sanitaria.

Prendiamo per esempio la parola “prevenzione”, che dovrebbe essere una attività fondamentale della medicina, secondo l’obbiettivo dichiarato dall’OMS. Quando guariamo da qualcosa e chiediamo al nostro medico cosa possiamo fare per prevenire una ricaduta, o per migliorare la salute, spesso ci viene risposto: “Mangi bene e faccia movimento”. Questo significa che non hanno una idea chiara, che non ci sono protocolli sperimentati per la prevenzione. Questo poteva dirlo la mia nonna, dopo avermi dato l’acqua calda col limone per risolvere l’indigestione.

Cosa vuol dire “Mangi bene”? Vuol dire riempirsi la pancia con quello che più ti piace o cercare di capire quale tipo di alimentazione è più adeguata al tuo tipo fisico e al momento in cui stai vivendo? Cosa vuol dire “Faccia movimento?” Vuole forse dire acquistare un abbonamento in palestra o fare una passeggiata di un’ora al giorno all’aria aperta? Ognuno può interpretare a suo uso e consumo.

Allo stesso modo l’istituzione sanitaria, a partire da una certa età, ci manda a casa gli inviti ai programmi di “prevenzione”, come il pap test, l’esame del sangue occulto nelle feci e la mammografia. Senza dubbio alcuni di essi sono molto efficaci, ma non certo per prevenire alcunché, dato che si tratta di “esami diagnostici precoci”, più o meno invasivi. “Diagnosi precoce” vuol dire diagnosticare presto una malattia che si è già manifestata nel tuo corpo, non significa “prevenire” e cioè rafforzare il tuo stato di salute in modo che tale malattia non si manifesti affatto.

Sono due cose molto diverse.

La prevenzione, probabilmente, non avrà mai un protocollo “scientificamente provato”, certo ed efficace per tutti e, perciò, perché perdere tempo? Meglio dare il consiglio della nonna e via, no?

Le cure delle malattie, probabilmente, avranno sempre delle specificità locali e in relazione ai biotipi umani, ma anche alle condizioni di vita psico-fisica delle popolazioni. Il medicamento magico, come l’oro in una certa epoca, o la pietra filosofale degli alchimisti, continuerà a influire sulla ricerca scientifica o, anche in questo campo, siamo di fronte all’urgente necessità di un cambiamento di paradigma?

Il progresso della medicina, da Ippocrate in poi, si è nutrito della cura delle persone, non dello sterminio dei batteri (che tra l’altro continuano a sopravvivere endemicamente in molti popoli) e dei virus (che continuano a mutare e a diffondersi nell’ambiente), infischiandosene dell’industria farmaceutica che, solo negli ultimi decenni, ha visto uno sviluppo incredibile. Di sicuro questo sviluppo si deve al sostegno di un modello economico, che si è imposto mondialmente e che di certo non è votato al raggiungimento degli obiettivi della Costituzione dell’OMS del 1948.

E questo, con la pandemia in corso, è ormai sotto gli occhi di tutti.

Categorie: Non categorizzato, Opinioni, Salute
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