Lo Stato italiano complice delle violenze libiche. Nessuno potrà dire: io non sapevo

19.07.2020 - Fulvio Vassallo Paleologo

Lo Stato italiano complice delle violenze libiche. Nessuno potrà dire: io non sapevo
(Foto di https://www.facebook.com/photo?fbid=2426842760941261&set=a.1375021932790021)

Dopo il Senato anche la Camera dei deputati ha approvato – con il voto favorevole del centrodestra – la risoluzione sulle missioni internazionali. A causa delle divisioni interne sugli interventi in favore del governo di Tripoli e della sedicente guardia costiera “libica” , il testo è stato votato per parti separate: la prima votazione, che ha escluso il capitolo del finanziamento alla missione in Libia, ha ottenuto 453 sì, nessuno voto contrario e 9 astenuti.

La seconda votazione, relativa agli interventi sulla Libia , ha registrato 401 sì, 23 no e un’astensione. Tra i voti contrari quello di Matteo Orfini, Secondo Orfini, “qualche anno fa avremmo potuto fare finta di non sapere. Oggi no, oggi sappiamo che dire Guardia costiera libica vuol dire traffico di esseri umani, stupri, torture, omicidi. Finanziarla significa finanziare chi uccide, chi stupra, chi tortura”.

All’indomani del voto in Senato,  il 16 luglio, la ministro dell’interno Lamorgese si è recata a Tripoli dove ha incontrato il premier Serraj, il vicepresidente del Consiglio presidenziale Ahmed Maitig, il ministro dell’Interno Fathi Bashagha e quello degli Esteri Mohamed T.H.Siala. Lamorgese ha concordato con i libici l’intensificazione dei rapporti di collaborazione in campo economico e sul fronte del contrasto dell’immigrazione “clandestina”, sottolineando però con una sua dichiarazione la “”necessità di attivare operazioni di evacuazione dei migranti presenti nei centri gestiti dal Governo libico attraverso corridoi umanitari organizzati dalla UE e gestiti dalle agenzie dell’Onu: Oim e Unhcr ”.

Al centro dei colloqui con i libici è stata comunque “l’esigenza di gestire il controllo delle frontiere e i flussi dell’immigrazione irregolare sempre nel rispetto dei diritti umani e della salvaguardia delle vite in mare e in terra”, come ha dichiarato la ministro dell’interno italiana, che auspica che la visita serva ad “imprimere un’accelerazione a tutte le attività di collaborazione” tra Italia e Libia con “una nuova e più stringente tabella di marcia” per prevenire l’immigrazione irregolare. A questo proposito sarebbe stata “condivisa l’esigenza di perfezionare la cooperazione tra le forze di polizia, attraverso progetti di formazione, anche al fine di rafforzare le capacità operative nella lotta contro le reti di trafficanti di migranti e la criminalità transnazionale”. Risultati da raggiungere “anche attraverso un partenariato strategico in grado di sostenere l’azione del governo libico che ha già conseguito importanti risultati”1 .

L’obiettivo dichiarato dal governo italiano sarebbe addirittura replicare con la “Libia” l’intesa raggiunta nel 2016 tra gli stati europei e la Turchia, in modo da contenere le partenze verso l’Europa. Un obiettivo che, alla luce dell’attuale situazione di guerra civile in Libia, appare assai difficile da conseguire, mentre è provato da numerose indagini giornalistiche, rimaste prive però di un tempestivo riscontro giudiziario,, l’elevato “grado di coesione” tra le milizie che sostengono il governo Serraj, riconosciuto dalla comunità internazionale e le organizzazioni di trafficanti, basate soprattutto  a Zawia  ed  a Sabratah, i principali punti di partenza dei barconi diretti verso le coste italiane.

Al di là del voto del Parlamento italiano e della linea politica sostenuta dal governo Conte-bis nei rapporti con la Libia e con gli altri paesi del nord Africa, occorre sospendere – se occorre con il ricorso alla giustizia internazionale- l’attuazione del Memorandum d’intesa tra Italia e Libia concluso il 2 febbraio del 2017 e ratificato il giorno successivo dalla “riunione informale dei Capi di Stato e di Governo europei” di Malta. In caso contrario altre migliaia di persone continueranno ad essere abusate nei campi di detenzione in Libia ed abbandonate al loro destino nelle acque del Mediterraneo centrale.

La “guerra” ai soccorsi in mare che si combatte nel Mediterraneo centrale è certamente più lontana ( anche nel cuore degli italiani) dalla “guerra” contro il COVID-19, una guerra che, soprattutto nelle regioni settentrionali continua a fare ancora vittime tutti i giorni. Vittime vicine, visibili, a differenza delle migliaia di vittime disperse in mare o incatenate nei centri di detenzione in Libia, sotto bombardamento oppure merce di scambio tra milizie e trafficanti. Per tutte queste vittime, la tragicità della morte disintegra i tentativi di manipolazione e di occultamento. Se qualcuno pensa che si possano bloccare gli sbarchi di migranti in fuga dalla Libia eliminando le ONG ed impedendo i soccorsi, o ritirando i mezzi della Marina e della Guardia costiera che in passato operavano attività di ricerca e salvataggio nelle acque internazionali del Mediterraneo centrale, si troverà presto smentito. E si dovrà affrontare una grave emergenza perché gli sbarchi incontrollati saranno molto più numerosi di quelli conseguenti ai soccorsi operati dalle navi umanitarie italiane e straniere. Le conseguenze dell’allontanamento delle ONG si riverbereranno anche sullo stato di salute delle persone che arriveranno comunque a sbarcare a terra. E nelle prossime settimane saranno centinaia, se non migliaia di persone, che arriveranno sulle coste italiane, ennesima riprova che non erano le ONG a costituire un fattore di attrazione ( pull factor ).

Ci vorranno poi altre politiche per concordare con gli stati che sono titolari di zone SAR limitrofe interventi coordinati per il salvataggio e lo sbarco in un porto sicuro, senza lasciare perire in mare altre migliaia di innocenti e senza alimentare milizie che in Libia, da tutte le parti, stanno dimostrando una crescente crudeltà. Sarà necessario un approccio al conflitto civile libico, ed alle crisi nei paesi di origine, che privilegi i soccorsi più tempestivi in mare e la soluzione dei problemi che sono all’origine delle partenze, come la guerra, la corruzione o la dittatura, ed anche le crisi sanitarie, adesso che il COVID 19 si diffonde in tutto il mondo, piuttosto che puntare esclusivamente sul contenimento, a qualsiasi costo, degli arrivi in Europa.

La società civile e le organizzazioni non governative, per quanto oggetto di pesanti attacchi, proseguiranno nel loro lavoro quotidiano di denuncia. anche con riferimento ai casi di imbarcazioni in difficoltà in alto mare, non soccorse con la dovuta tempestività, o di persone riportate in Libia ed ancora esposte ad ogni genere di abusi. Nessuno potrà dire: io non sapevo.

(1) Evidente il riferimento implicito della Lamorgese all’elevato numero di migranti intercettati in acque internazionali dalle motovedette libiche  assistite dalla Marina militare italiana  ( Missione Nauras)  e riportati sulle coste libiche.

Categorie: Africa, Europa, Opinioni, Politica
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