Ritorno alla normalità? 8 – Pia Figueroa di Pressenza

13.06.2020 - Redazione Milano - Andrea De Lotto

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Ritorno alla normalità? 8 – Pia Figueroa di Pressenza

Dopo le risposte di Riccardo NouryLaura QuaglioloGiovanna Procacci, Giovanna Pagani,  Guido Viale,  Andreas Formiconi e Jorida Dervishi ora parliamo con Pia Figueroa, una dei co-direttori di Pressenza.

Ora che stiamo uscendo dall’emergenza Covid19 molti dicono: “Non vogliamo tornare alla normalità perché la normalità era il problema”. Questa dunque può essere una grande occasione di cambiamento.

Qual è secondo te la necessità di cambiamento più urgente in questo momento e cosa sei disposta a fare in quella direzione?

Noi in Cile non abbiamo per niente la sensazione di star uscendo dall’emergenza, anzi la situazione peggiora ogni giorno, ogni settimana. Non solo la salute di tanti, la morte di tanti, riflette il fallimento del nostro sistema sanitario; bisogna pensare anche alla disoccupazione enorme che si sta diffondendo anche tra i lavori di primaria utilità sociale come i maestri elementari, alla povertà di tantissima gente che oggi non ha da mangiare. Tutto il nostro sistema è fallito e non basterà introdurre piccoli cambiamenti individuali.

Se vogliamo uscire da questa “normalità” disumana dovremo cambiare il sistema, uscendo definitivamente dal capitalismo. Ovviamente non vogliamo neanche tornare a sistemi sociali e politici già falliti, come il comunismo o il fascismo, anche se ci sono ancora voci che li sostengono. Penso a una proposta assolutamente nuova, umanista: un sistema decentralizzato, basato sulla democrazia reale, con un livello di giustizia sociale mai sperimentato finora e una partecipazione della base in grado di attuare questi nuovi rapporti. Sono disposta a pensare, a scrivere, a proporre, a partecipare a livello di quartiere, di città, di regione, di paese e anche a un livello ancora più ampio e internazionale, giacché per dare forma a un nuovo paradigma c’è bisogno del lavoro di tantissima gente. E io voglio essere una di loro.

Cosa servirebbe per appoggiare quel cambiamento, a livello personale e a livello sociale?

A livello personale serve essere convinta e chiara al riguardo e dare priorità a questa enorme necessità della nostra epoca al di sopra di qualsiasi altro cambiamento parziale, impiegando il proprio tempo, energia e passione in quella direzione. A livello sociale servono ancora tanto chiarimento, riflessione, organizzazione. Serve dare uno spazio da protagonisti ai giovani e alle donne, a nuovi attori sociali che vedono le cose con maggiore chiarezza perché vivono più di altri la violenza del sistema attuale.

Categorie: Diritti Umani, Interviste, Sud America
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