Ritorno alla normalità? 12. Carlo Olivieri del Partito Umanista

20.06.2020 - Roma - Redazione Italia

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Ritorno alla normalità? 12. Carlo Olivieri del Partito Umanista
Carlo Olivieri (primo da sinistra) durante un'attività sociale

Dopo le risposte di Riccardo NouryLaura QuaglioloGiovanna Procacci, Giovanna Pagani,  Guido Viale, Andreas FormiconiJorida Dervishi,  Pia Figueroa Renato Sarti  e Yasha MaccanicoFulvio De Vita sentiamo ora Carlo Olivieri del Partito Umanista.

Ora che stiamo uscendo dall’emergenza Covid19 molti dicono: “Non vogliamo tornare alla normalità perché la normalità era il problema”. Questa dunque può essere una grande occasione di cambiamento.

Qual è secondo te la necessità di cambiamento più urgente in questo momento e cosa sei disposto a fare in quella direzione?

In questi mesi di emergenza sanitaria, dovuta alla pandemia Covid 19, abbiamo ascoltato e letto praticamente tutto e il contrario di tutto. Non credo che coloro che dichiarano di non voler tornare alla normalità perché la normalità era il problema, rappresentino la maggioranza. Una dichiarazione di questo genere presuppone la dotazione di punto di vista, giusto o sbagliato che sia, comunque abbastanza chiaro sulla situazione precedente e attuale.

Credo, invece, che la stragrande maggioranza delle persone viveva e sta vivendo una condizione di disagio determinata da difficoltà di ordine sociale e politico, di cui è responsabile soprattutto sia chi ha governato prima, sia chi sta governando adesso. E non solo in Italia, ovviamente, ma in tutto il mondo.

Quindi, alla domanda su quale sia la necessità di cambiamento più urgente in questo momento, io rispondo che il cambiamento più urgente è sociale e politico.

Sociale nel senso che sono le relazioni sociali che devono cambiare: la cosiddetta società in cui viviamo si sta trasformando in una semplice somma di individui sempre più isolati e concentrati sui propri bisogni; bisogni sempre più indotti da un sistema economico e finanziario finalizzato solo alla iperproduzione di beni sempre più superflui e al loro spasmodico consumo.

Politico perché la democrazia si è fermata. Dopo i primi sussulti a favore della democrazia avvenuti nei primi decenni dopo il secondo conflitto mondiale, ora l’evoluzione del sistema democratico si è fermata. Il processo evolutivo che la democrazia aveva intrapreso per diventare sempre più vera, sempre più reale, è stato fermato da un gran numero di burattini messi a capo dei governi della maggioranza dei paesi del mondo, guarda caso proprio dei paesi più ricchi, burattini che rispondono esclusivamente agli interessi di chi detiene il potere economico-finanziario.

Quindi è vero che comunque c’è un cambiamento. Può anche darsi che il cambiamento che stiamo vivendo sia il più profondo che l’umanità abbia mai vissuto. Ma in che direzione? Se i presupposti sono quelli che ho descritto prima non c’è molto da essere allegri.

Però facciamo attenzione. Non è vero che chi deteneva ieri e detiene oggi il potere vuole tornare alla situazione precedente all’emergenza sanitaria. La confusione che si è creata con questa pandemia, e che è ancora in corso, rappresenta, come insegna la storia, una grande occasione per i potenti del momento per rafforzare il proprio potere. Cercheranno, anche con l’uso della repressione violenta, di aumentare ulteriormente i propri profitti, sia in termini economici che in termini politici.

Mentre la grande maggioranza delle persone si stanno chiedendo quale sia il futuro che ci aspetta, i potenti lo sanno già quale dovrebbe essere il futuro e faranno di tutto affinché si avveri.

Per cui si rende necessario, a mio avviso, operare su due fronti.

Uno è quello di operare su se stessi al fine di uscire dalla suddetta confusione. Se c’è confusione, questa non è stata determinata dalla pandemia, la quale può averla solo accentuata, ma esisteva già da prima. Quindi il momento attuale può rappresentare, se si sente la necessità, un’occasione per osservare quali sono gli elementi interni che hanno contribuito alla genesi di questa confusione e mettere in atto le risorse, che già abbiamo ma che non usiamo, per costruire una realtà interna che ci dia invece lucidità e attenzione.

L’altro fronte è quello dell’azione nel mondo. A questo proposito mi sembra illuminante ciò che Silo, il fondatore del Movimento Umanista, ha scritto nell’ultimo capitolo, “Il cambiamento”, del Paesaggio Interno:

vorrei dirti che cambiare la direzione della tua vita è un obiettivo che non puoi raggiungere solo grazie al lavoro interno; è necessario agire con decisione nel mondo, modificando i comportamenti”.

Quindi, alla domanda su che cosa sei disposto a fare, io, attivista umanista, rispondo con una proposta.

Sulla scia di ciò che scrive Silo, voglio proporre a tutte le persone con cui sono in contatto, sia direttamente che tramite i social, una cosa apparentemente molto semplice.

Nella nostra vita facciamo tante, tantissime cose, ma non sempre ci chiediamo di che tipo sono le nostre azioni. Sta di fatto, però, che la direzione che il cambiamento prenderà dipende dall’azione che ognuno di noi fa adesso. Sta qui il nucleo. Nell’azione. Se c’è l’azione tutto è possibile, se non c’è l’azione nulla sarà mai possibile. Per cui questa è la mia proposta:

“Fai ogni giorno almeno un’azione che vada nella direzione dell’evoluzione e che risponda al principio di trattare gli altri come vorresti essere trattato. Dovrà essere un’azione che abbia il sapore del cambiamento, un’azione che se fosse fatta da tante persone potrebbe contribuire a migliorare il mondo. Se la fai, però, non tenertela per te. Fammelo sapere. Perché se ci sono altre persone che stanno in contatto con me e hanno fatto lo stesso tipo di azione, sarà mio compito fare in modo che vi relazioniate e poi, magari, potreste mettervi d’accordo per fare la stessa azione tutti insieme e magari nello stesso momento. Perché una goccia d’acqua forse non è nulla, ma tante gocce d’acqua fanno il mare”.

Categorie: Europa, Interviste, Non categorizzato, Politica, Umanesimo e Spiritualità
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