Silvana Galassi: il punto di vista di un’ecologa sulla pandemia

01.05.2020 - Andrea De Lotto

Quest'articolo è disponibile anche in: Francese, Tedesco

Silvana Galassi: il punto di vista di un’ecologa sulla pandemia

Cara professoressa Galassi, lei è un’ecologa. In questi giorni sembra che tutti gli sforzi si concentrino sull’emergenza, quindi sugli effetti, ma le cause sono altrove. Quali sono dal suo, o dal vostro punto di vista di ecologi e cosa si dovrà fare appena possibile?

Le cause di questa pandemia sono state chiarite: si tratta di un virus particolarmente aggressivo che, come tutti i virus, si riproduce e moltiplica solo entrando nella cellula dell’ospite. Ha fatto il salto di specie, da animali selvatici che abitualmente stanno nelle foreste, si è trasferito all’uomo che ha cellule non troppo diverse dalle loro. E’ stato stimato che i virus dei mammiferi, la classe di vertebrati alla quale la nostra specie appartiene, siano più di 300.000. La soluzione non è certo quella di sterminare tutti gli altri mammiferi, ma quella di lasciare nelle foreste i mammiferi selvatici e accontentarci di nutrirci di quelli domestici.

Cosa si è fatto in passato in questa direzione e perché non è stato sufficiente? Poca coscienza?

Non si è fatto abbastanza per vietare i wet markets, dove si vendono pipistrelli, zibetti, pangolini vivi o sanguinolenti e non si fa abbastanza per preservare gli ecosistemi dove vivono questi animali. Continuiamo a pensare che siano stati messi a nostra disposizione dal Creatore perché ne facciamo buon uso. Non è così: molti ecosistemi hanno importanti funzioni di regolazione del clima e di mantenimento della biodiversità. Trasformarli in terre coltivate o in territori dai quali ricavare risorse può causare danni irreversibili e in gran parte imprevedibili.

Pochi “militanti”? Troppo forti i “poteri altri”?

I militanti molto spesso hanno ottime intenzioni, ma si muovono in ordine sparso. I poteri forti hanno un solo obiettivo molto chiaro: trarre profitto da ogni situazione.

A volte i nostri genitori ci davano una sberla forte e ci dicevano: “Così impari!” Siamo come quel bambino? Impareremo?

Noi non siamo bambini e avremmo dovuto capire da un pezzo che questo modello di sviluppo fa crescere le disuguaglianze e distrugge l’ambiente. Lo dicono in tanti ormai: economisti, sociologi e persino papa Francesco con la sua enciclica Laudato si’. Purtroppo anche questa “sberla” lascerà il segno sui più fragili e svantaggiati, mentre l’economia e la finanza potrebbero trovare il modo di trarne profitto.

Talvolta si ha la sensazione che se tutto finisse domani la lezione non sarebbe stata sufficiente. C’è quasi da augurarsi che non finisca presto?

Mi auguro, come tutti, che questa situazione emergenziale finisca, ma l’euforia della ripresa potrebbe farci ripiombare nel consumismo, aumentando le conseguenze negative sugli ecosistemi e le disuguaglianze. Credo che troppo pochi abbiano usato questo tempo di clausura per riflettere. La maggior parte aveva solo paura e ha seguito passivamente l’evoluzione della pandemia cercando di mettersi al riparo.

Se tutta questa fosse una reazione della natura che si difende, da che parte starebbe?

La Natura non reagisce come noi, non ha bisogno di difendersi dai nostri attacchi. La faccia della Terra è cambiata molte volte dopo catastrofi ben più gravi della manomissione operata dall’uomo. La Terra non è fragile, è molto resiliente nel suo complesso, ma potrebbe diventare molto ostile per la nostra specie non per una sua decisione sua, ma per una nostra inettitudine.

Siamo andati negli angoli più remoti del pianeta per stanare ogni ricchezza possibile. Ora in alcuni paesi e città ci sono le papere, le scimmie e i cervi. Una rivincita?

Ho visto anch’io i video di elefanti che attraversano strade asfaltati e canguri che corrono nelle città. Non credo che finirebbero per occupare i nostri ecosistemi artificiali. Loro hanno bisogno del loro habitat. Ma se noi scomparissimo per sempre, sicuramente la Natura si riapproprierebbe di tutti gli spazi come fece per Angkor e le altre antiche città che furono inglobate nelle foreste.

C’entra anche il numero di abitanti del mondo?

Effettivamente siamo tanti, ma non ancora troppi. Ci sarebbe posto e cibo per tutti se la parte più ricca del pianeta adottasse una dieta meno carnivora e meno energivora e se diminuissero le disuguaglianze sociali. Una maggiore frugalità alimentare farebbe bene anche alla nostra salute. E la rinuncia al consumismo farebbe bene al pianeta. Potremmo partire da qui per iniziare il cambiamento che tutti auspicano.

Leggi anche: https://ilmanifesto.it/mettiamo-lecologia-nei-posti-giusti/

 

Categorie: Ecologia ed Ambiente, Interviste, Salute
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