Che ne sarà dello sviluppo sostenibile dopo la pandemia?

01.05.2020 - Unimondo

Che ne sarà dello sviluppo sostenibile dopo la pandemia?
(Foto di ASVIS)

Se lo sono chiesti – e se lo stanno ancora chiedendo in molti, dato che non solo le risposte, ma anche le prospettive sensate di un post-pandemia sembrano le grandi assenti di queste settimane. Che ne sarà dello sviluppo sostenibile dopo questa crisi che ha attraversato trasversalmente tutti gli ambiti delle nostre vite, lasciandone alcuni, come volevasi dimostrare, più scoperti e più trascurati di altri?

Un’analisi interessante e accurata dell’effetto della crisi dovuta all’emergenza Coronavirus l’ha predisposta ASviS, Alleanza italiana per lo Sviluppo Sostenibile, vagliando insieme al Forum Disuguaglianze e Diversità le tante sfumature della situazione attuale ed elaborando una proposta per migliorare gli strumenti di welfare e proteggere le fasce di popolazione meno tutelate, adottando il motto dell’Agenda 2030: Nessuno resti indietro.

La riflessione alla base di questo documento è riassunta in poche, nette parole dal portavoce di ASviS, Enrico Giovannini: “L’impatto della crisi sullo sviluppo sostenibile è fortemente negativo. Per questo proponiamo al Governo e al Parlamento che i provvedimenti allo studio per fronteggiare la crisi siano sempre accompagnati da una valutazione, ancorché qualitativa, del loro impatto atteso sulle diverse dimensioni (economica, sociale e ambientale) dello sviluppo sostenibile”. L’intenzione è quella di contribuire alla riflessione sull’impatto della crisi per cercare di rispondere ai quesiti che oggi, in tutto il mondo, caratterizzano il dibattito sulle possibili conseguenze della pandemia. Perché le domande sono, appunto, tante e di tanti: ci si chiede se questa crisi sarà davvero capace di stimolare il cambiamento dell’attuale modello di sviluppo e di orientarlo nella direzione indicata dall’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile, o se invece l’urgenza che già si fa strada di affrontare i danni economici che la crisi produrrà e di “tornare al più presto alla normalità” (id est, produrre e consumare come se non ci fosse un domani) dovrà prevalere su tutte le altre esigenze, privilegiando la creazione di posti di lavoro, ma trascurando gli aspetti ambientali o le potenziali disuguaglianze che le ricette economiche classiche possono causare.

ASviS ribadisce la necessità di una forte presa di posizione di fronte alla crisi economica, orientata alla transizione ecologica e alla lotta alle disuguaglianze, partendo da una considerazione ovvia e dolorosa: la condizione in cui il Paese e il mondo si trovavano pochi mesi fa era comunque insostenibile da tutti i punti di vista. Ecco perché ASviS ha effettuato una valutazione qualitativa della crisi sull’andamento prevedibile degli oltre 100 indicatori elementari utilizzati per elaborare gli indici compositi per i 17 Obiettivi di sviluppo sostenibile (SDG – Sustainable Development Goals). La valutazione si concentra sugli effetti a breve termine della crisi (cioè nel corso del 2020), supponendo l’eliminazione delle attuali restrizioni alla mobilità delle persone e allo svolgimento delle attività economiche entro il mese di giugno: il risultato è sintetizzato in questo documento, che in sostanza ci dice che per gli obiettivi che riguardano povertà, educazione, condizione economica e occupazionale, innovazione e disuguaglianze l’impatto atteso è largamente negativoper quelli che riguardano sistema energetico, lotta al cambiamento climatico e qualità della governance, pace, giustizia e istituzioni solide ci si può aspettare un andamento moderatamente positivo; per gli obiettivi che hanno come oggetto acqua e strutture igienico-sanitarie, condizioni delle città, condizioni degli ecosistemi marini e cooperazione internazionale nel 2020 l’impatto dovrebbe essere sostanzialmente nullo, mentre per i rimanenti cinque obiettivi (lotta alla fame, salute e benessere, parità di genere, consumo e produzione responsabili e vita sulla terra) l’impatto non è valutabile, o perché non è stato possibile immaginare una relazione chiara tra crisi e indicatore o perché in altri casi miglioramenti e peggioramenti tendono a compensarsi.

Un quadro che non lascia spazio all’ottimismo, soprattutto perché pervasivo anche in quelle dimensioni dello sviluppo sostenibile che nel dibattito di queste settimane passano in secondo piano, come le disuguaglianze di genere e l’efficienza amministrativa. Anche alla luce di una disamina del recente Decreto legge “Cura Italia” (per lo più orientato alla protezione in fase di emergenza e non alla continuità nel tempo di alcuni provvedimenti che potrebbero contribuire ad affrontare shock futuri, avviando un cambiamento), si rende necessario ribadire con forza la raccomandazione a Governo e Parlamento che i provvedimenti normativi in discussione siano sempre accompagnati da una valutazione, ancorché qualitativa, del loro impatto atteso sulle diverse dimensioni dello sviluppo sostenibile. Per ogni articolo del Decreto e basandosi sul paper elaborato dal Joint Research Center (JRC) della Commissione europea “Building a scientific narrative towards a more resilient EU Society”, ASviS ha assegnato i provvedimenti basandosi sulle cinque dimensioni individuate dalla ricerca: politiche che prevengono, preparano, proteggono, promuovono e trasformano. Alcune delle misure protettive messe in atto, per esempio didattica a distanza o lavoro agile, se rese continuative potrebbero avviare un cambiamento nel senso della “resilienza trasformativa”, cioè di una reazione alla crisi che non faccia semplicemente tornare a dove eravamo qualche settimana fa, ma che cambi in meglio l’Italia, nell’ottica dello sviluppo sostenibile.

Articolo di Anna Molinari

Categorie: Ecologia ed Ambiente, Europa, Opinioni
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