Sabato scorso si è tenuta la prima assemblea nazionale telematica della campagna “Siamo qui – Sanatoria subito”,  per la regolarizzazione di tutti i migranti ai tempi del Covid-19. L’assise è stata seguita su Radio Onda d’Urto (in streaming), sul sito  Meltingpot.org, sulla piattaforma-web che promuove la campagna e sulla pagina social-FB da dove è stata trasmessa la diretta video con migliaia visualizzazioni. Diciamo questo perché vogliamo sottolineare il grado di mobilitazione dei movimenti che – per fortuna – non sono entrati in quarantena, così come ampiamente documentato anche sulle pagine di PRESSENZA, nelle quali in questi mesi abbiamo accolto tutte le voci emerse nei vari ambiti di lotta sociale.

L’assemblea telematica è stata occasione di ripresa dell’iniziativa del movimento antirazzista e di rilancio – a livello nazionale – della lotta per l’accoglienza di quanti sono fuggiti dalla violenza della guerra e dai morsi della fame ed ora vengono minacciati dal virus mortale senza alcuna protezione (ad eccezione del sostegno attuato dalla rete volontaria di solidarietà), data la loro posizione irregolare che li rende invisibili al potere costituito.

Oltre al mancato pieno accesso  alle cure sanitarie, in uno con l’assoluta mancanza della libertà di movimento, i migranti “irregolari” vivono da tempo una condizione di indigenza insostenibile, spesso privi di un alloggio o dentro abitazioni quasi sempre prive dei minimi servizi essenziali come – per esempio – l’acqua corrente. Data la legislazione vigente, i migranti non potranno mai emergere dalle profondità del “lavoro oscuro”, perché solo nelle economie delle tenebre è consentito loro sopravvivere, accettando lo sfruttamento neoschiavistico in cambio di una misera condizione esistenziale al di sotto dei limiti della sussistenza: «una situazione – dicono i sostenitori della campagna di “Siamo qui – Sanatoria subito” – che colpisce più di seicentomila persone e che, a seguito della crisi economica aggravata dal coronavirus, potrebbe colpire coloro che saranno impossibilitati a mantenere i requisiti di reddito e lavoro, oppure a convertire il proprio permesso temporaneo in un permesso di soggiorno stabile».

Ma, senza l’intervento risolutivo di una regolarizzazione generalizzata, il quadro del rischio sarà destinato ad allargarsi se si considerano anche «le decine di migliaia di persone che si trovano nelle sabbie mobili dei ricorsi, dopo il rigetto delle loro richieste di protezione internazionale». Insomma l’obiettivo della regolarizzazione generalizzata è una misura non più procrastinabile, soprattutto alla luce della portata degli effetti critici sulla tenuta del sistema socio-economico causati dalla la diffusione del coronavirus «facendo emergere con ancora più drammaticità tutte le disuguaglianze sociali già presenti nella società, l’accesso differenziale alla sanità e alle prestazioni sociali». Nell’immediato sarebbe un passo importante, sebbene parziale – come evidenziato dal resoconto assembleare –  quello di rendere esigibili per tutti molte delle misure contenute nel decreto “CuraItalia”. In particolare, un primo risultato  “potrebbe essere quello dell’accesso senza vincoli di residenza e regolarità del soggiorno alle forme di sostegno economico e ai buoni spesa”. Tuttavia il problema più grosso è quello di assicurare alle persone che non hanno titolo di soggiorno quei diritti di cui in atto sono esclusi, come l’accesso ai servizi sanitari e il riconoscimento al reddito, misure necessarie che consentono di “mettere in atto tutte le precauzioni necessarie per non contrarre il virus“.

Dai molti interventi delle realtà associative del paese, susseguitisi durante l’incontro telematico, si è potuto ricostruire una cartografia dell’irregolarità a cui sono costretti migliaia di essere umani espropriati da ogni diritto e intrappolati nella rete di reclusione dei Centri per il rimpatrio (CPR) «a causa di un impianto legislativo, dalla legge Bossi-Fini alla Minniti-Orlando fino alla legge Salvini, che ha creato schiere ingenti di “invisibili”». Nelle more del ripristino delle agibilità di piazza, utilizzando i canali di comunicazione della rete, è stato deciso di promuovere alcune iniziative virtuali, al fine di dare la più ampia diffusione e visibilità possibile, a sostegno della soluzione unanimemente concordata, cioè, quella di dare corso alla campagna per la sanatoria generale sulla base dell’unico mero requisito da considerare, ovvero quello del dato fattuale della presenza in Italia, con l’auspicio che quanto prima “la campagna per la sanatoria venga fatta vivere sui territori, coinvolgendo le comunità migranti e le reti antirazziste, coordinandosi poi a livello nazionale”.

Nel frattempo dalla Piattaforma-“Siamo qui – Sanatoria subito” ritengono fondamentale allargare anche a livello istituzionale il fronte a sostegno della campagna: è importante, dicono,”trovare riferimenti attivi, in primis in quegli amministratori, sindaci e presidenti di regione che possono sostenere le innumerevoli ragioni della sanatoria e contribuire alla promozione dell’iter normativo e istituzionale necessario per l’adozione urgente dei relativi provvedimenti legislativi”.

Intanto domani, dalle 9 alle 13,  la prima iniziative “pubblica” programmata sarà il MAILBOMBING della piattaforma verso la Presidenza del Consiglio e il Ministero dell’Interno (anche attraverso le Prefetture) ad inaugurare la Campagna sulla “Sanatoria subito”: una pioggia di mail nel Palazzo per far sentire forte il grido della speranza.

Per informazioni tecniche ed elenco mail istituzionali vedere pagina FB Siamo qui – Sanatoria subito