Massachusetts Institute of Technology: nessuna prova di brogli nelle elezioni boliviane

03.03.2020 - Countercurrents

Quest'articolo è disponibile anche in: Inglese, Greco

Massachusetts Institute of Technology: nessuna prova di brogli nelle elezioni boliviane
(Foto di Countercurrents)

Secondo un nuovo studio del MIT (Massachusetts Institute of Technology) non sono state riscontrate prove di frode nelle elezioni boliviane del 2019, nonostante le accuse di gravi irregolarità da parte dell’Organizzazione degli Stati Americani (OSA), che hanno portato alla cacciata di Evo Morales in un colpo di stato militare.

John Curiel e Jack R. Williams hanno esaminato il rapporto dell’OSA e pubblicato le loro conclusioni sul Washington Post il 27 febbraio 2020.

“Come specialisti dell’integrità elettorale, troviamo che le prove statistiche non supportino le accuse di brogli nelle elezioni boliviane di ottobre”, hanno scritto.

L’analisi di due ricercatori dell’Election Data and Science Lab del MIT, resa pubblica la scorsa settimana, ha definito errata la conclusione dell’OAS secondo cui Morales abbia vinto le elezioni grazie a una frode, oltre a ritenere “molto probabile” che il presidente socialista abbia vinto il voto di ottobre con i 10 punti percentuali necessari per evitare un ballottaggio.

Secondo i ricercatori del MIT l’OAS ha adottato un “nuovo approccio all’analisi delle frodi” e che le sue conclusioni statistiche sembrano “profondamente errate”.

Secondo gli strani criteri dell’OSA, le elezioni americane, in cui i voti contati più tardi nel corso della giornata tendono ad appoggiare i Democratici, possono essere classificate come fraudolente, hanno commentato i ricercatori.

Curiel e Williams hanno detto di aver contattato l’OSA per un riscontro, senza ricevere risposta e aggiunto che “basarsi su elementi non verificati considerandoli prove di una frode costituisce una grave minaccia per qualsiasi democrazia”.

Lo studio ha spinto Morales, fuggito dalla Bolivia prima in Messico e poi in Argentina, a chiedere domenica alla comunità internazionale “democratica” di vigilare con attenzione sulle elezioni di maggio.

“I golpisti intendono squalificare i nostri candidati”, ha scritto Morales su Twitter.

Lo studio del MIT è stato commissionato dal Center for Economic and Policy Research (CEPR). Il suo direttore Mark Weisbrot ha dichiarato il 27 febbraio 2020 che l’OSA “ha gravemente fuorviato i media e il pubblico” sulle elezioni in Bolivia. “L’OSA deve spiegare perché ha fatto queste dichiarazioni e perché chiunque dovrebbe fidarsi di loro quando si tratta di elezioni”, ha detto.

L’OSA ha affermato che ci sono stati tentativi “deliberati” e “dolosi” di truccare il voto a favore di Morales e questa falsa accusa ripresa in tutto il mondo ha portato ad affermare l’esistenza di “prove schiaccianti” di frode.

Le accuse sono state rapidamente raccolte dalle forze dell’opposizione e alla fine hanno portato a un colpo di stato militare, che ha visto l’ascesa al potere di un governo di destra guidato da Jeanine Anez. Morales è stato addirittura costretto a fuggire in Messico e da lì in Argentina, dove gli è stato concesso l’asilo politico.

Morales ha dichiarato lo scorso novembre che l’OSA ha preso una “decisione politica” e ha avuto un ruolo chiave nel deporlo, anche se i media occidentali hanno respinto con decisione questa ipotesi, compreso il Washington Post, che ha pubblicato gli ultimi risultati.

Morales ha persino cercato di contattare il segretario generale dell’OSA Luis Almagro e di avvertire un assistente al telefono: “Se non rivedrete il vostro rapporto… porterete la Bolivia alla rovina e ci saranno dei morti”.

E in effetti ci sono stati dei morti. La Bolivia è stata travolta da proteste e scontri tra i sostenitori di Morales e le forze di sicurezza.

Un rapporto della Reuters da Santiago datato 2 marzo 2020 diceva: “Lo studio degli esperti del MIT che ha messo in discussione i presunti brogli elettorali che hanno spinto il presidente boliviano Evo Morales a dimettersi ha scatenato un conflitto tra i governi di sinistra e quelli di destra in America Latina”.

Il rapporto intitolato “Lo studio che mette in dubbio i brogli elettorali boliviani scatena polemiche” ha dichiarato: “L’OSA venerdì ha liquidato lo studio del MIT definendolo ‘non scientifico’”.

A maggio in Bolivia si terranno nuove elezioni.

Un portavoce del MIT ha detto che lo studio è stato condotto dai suoi ricercatori su base indipendente per il CEPR di Washington e non riflette necessariamente il punto di vista dell’università.

Morales ha annunciato che tornerà in Bolivia, ma è stato accusato di sedizione dal governo provvisorio e gli è stato impedito di candidarsi come senatore.

La reazione dei leader latinoamericani

I leader di alcuni paesi latinoamericani di sinistra che sostengono Morales hanno contribuito all’elaborazione del rapporto del MIT e il Messico ha chiesto all’OSA di chiarire le sue conclusioni.

Il presidente socialista venezuelano Nicolas Maduro ha ribadito che l’OSA è uno strumento degli Stati Uniti, postando su Twitter domenica scorsa l’affermazione che lo studio del MIT era “una prova in più che il Ministero delle Colonie (OSA) minaccia la volontà dei popoli liberi del continente”.

Il presidente argentino Alberto Fernandez ha dichiarato che le conclusioni del rapporto giustificano il suo continuo sostegno a Morales. “Chiediamo la rapida democratizzazione della Bolivia, con la piena partecipazione del popolo boliviano e senza prescrizioni di alcun tipo”, ha scritto Fernandez su Twitter.

I leader conservatori dell’America Latina hanno appoggiato l’OSA. Ernesto Araujo, Ministro degli Esteri del Brasile, ha detto che i brogli nelle elezioni boliviane sono stati “cristallini”.

Tuto Quiroga, un ex presidente boliviano che si candiderà alle prossime elezioni, ha definito lo studio del MIT un ” riassunto di vecchie menzogne”. Quiroga ha sottolineato che lo stesso Morales aveva chiesto all’OSA di rivedere le elezioni di ottobre, ha indetto una nuova votazione dopo la relazione dell’OSA sulla questione e ha licenziato i membri del consiglio elettorale della Bolivia.

Traduzione dall’inglese di Raffaella Forzati

Categorie: Diritti Umani, Politica, Sud America
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