La sanità pubblica dopo l’influenza spagnola

24.03.2020 - Pressenza Athens

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La sanità pubblica dopo l’influenza spagnola
L’Ospedale per le emergenze in Kansas che cura i soldati americani affetti da influenza spagnola (Foto di Wikipedia)

La pandemia del 1918, sebbene proveniente dall’Estremo Oriente, divenne ampiamente nota come Influenza spagnola. Le prime notizie sulla pandemia provennero infatti dalla stampa spagnola, in quanto la Spagna non prese parte alla prima guerra mondiale. Ogni resoconto sulla diffusione dell’influenza fu censurato negli altri paesi europei, proprio a causa del loro coinvolgimento nel conflitto mondiale.

Il virus pandemico infettò 1/3 della popolazione e causò il decesso di circa 50-100 milioni di persone, mentre la prima guerra mondiale ne uccise 18 milioni.L’alto tasso di mortalità fu dovuto a una carenza di misure preventive e a causa delle condizioni mediche dell’epoca.Le conseguenze dell’influenza del 1918 furono il motore della svolta più significativa nel campo della sanità pubblica.

Fino all’inizio del ventesimo secolo, la maggior parte dei medici lavorava privatamente o veniva finanziata da organizzazioni benefiche e ecclesiastiche, in un’epoca in cui la maggior parte delle persone non aveva accesso all’assistenza medica.

Ogni politica medica pubblica era subordinata all’eugenetica. Le patologie che colpivano i lavoratori erano dovute alla degenerazione naturale che rendeva queste classi predisposte ad ammalarsi o a sviluppare deformazioni. Le cause di tali malattie non venivano attribuite alle misere condizioni di vita delle classi meno abbienti, ossia malnutrizione, orari lavorativi estenuanti e alloggi sovraffollati. Se i lavoratori si ammalavano e morivano di tifo, colera e altre malattie la responsabilità ricadeva su di loro, poiché non erano stati in grado di raggiungere standard di vita migliori.

La prima ondata di casi positivi all’influenza, nella primavera del 1918, fu relativamente mite, ma la seconda, nell’autunno dello stesso anno, fu la più mortale; inoltre ce ne fu una terza agli inizi del diciannovesimo secolo. L’influenza è causata da un virus, ma i medici del tempo erano del parere di avere a che fare con una malattia di origine batterica.

Non disponevano né di vaccini antinfluenzali, né di farmaci antivirali e tanto meno di antibiotici che avrebbero potuto essere efficaci nel contrastare le infezioni batteriche secondarie.

Le misure stabilite avrebbero potuto essere efficaci, ma anche quando queste furono imposte, vennero attuate in ritardo, perché le autorità non riuscirono a notare per tempo lo scoppio della pandemia.

Il 1920 è l’anno che spinse molti governi a passare a politiche per rendere l’assistenza medica e sanitaria accessibile alla maggioranza della popolazione. La Russia fu il primo paese a sostenere un sistema sanitario pubblico centrale tramite un sistema assicurativo con sovvenzionamento statale. Bisogna attendere fino al 1919 per la fondazione di un ente internazionale per la lotta contro le epidemie, istituito a Vienna e precursore dell’attuale Organizzazione mondiale della sanità. Molti paesi hanno creato o riorganizzato da allora i ministeri della sanità, riconoscendo la necessità di coordinare la sanità pubblica a livello internazionale, poiché le malattie infettive non conoscono confini.

Ciò che la pandemia del 1918 fece comprendere alle autorità sanitarie fu che non era più ragionevole incolpare l’individuo per il fatto di essere stato contagiato di una malattia infettiva e che ciò non può essere considerato un semplice inconveniente. Le pandemie sono un problema sociale e non individuale.

Fonte:  Smithsonian magazine

Traduzione dall’inglese di Ivana Baldioli

Categorie: Europa, Politica, Salute
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