L’appello della giornalista Ginevra Battistini per riabbracciare i suoi bambini

16.02.2020 - Milano - Redazione Italia

L’appello della giornalista Ginevra Battistini per riabbracciare i suoi bambini
Ginevra Battistini alla libroteca Libellula (Foto di Stefania Ciocca)

Immaginate che questa sera darete un bacio sulla fronte ai vostri bambini prima di augurargli la buona notte, poi… immaginate che l’indomani mattina non saranno più nei loro lettini. Immaginate di andare a prenderli a scuola, sappiate che da domani non potrete più farlo. Immaginate ancora di passeggiare con loro e compragli un gelato o il pacchetto di figurine dei calciatori, da domani non sarà possibile, perché da domani qualcuno deciderà che voi da ora in poi non avrete più il diritto di avvicinare i vostri bimbi. Ecco, questa è la storia di Ginevra Battistini.

Questo strano paese narra antiche storie in cui la madre è il fulcro della casa e della famiglia, in cui molti testi romantici si rifanno al ricordo di queste donne generatrici di vita e culla familiare, anche se negli ultimi anni l’Italia attraverso osservatori esteri ha assunto invece un’identità insolita ed anche pesante da sopportare per tutti noi. Eppure a quanto sembra, la famiglia e la donna rappresentano ancora oggi una figura simbolica a livello di lotta, perché come avrete potuto osservare dalle notizie di cronaca dell’ultimo anno siano oramai in numero sempre maggiore le madri che vedono mettere in discussione il proprio ruolo genitoriale, divenendo così, insieme ai propri figli vittime della ragnatela dei servizi per la tutela del minore.

In verità vi sono innumerevoli modi per uccidere qualcuno o ferirlo, le cause di separazione portano infatti con esse non solo vendette ma veri e propri traumi per ogni membro della famiglia, spesso sono i bambini a pagarne le conseguenze più grandi, perché essendo minori sono obbligati ad affidarsi alle scelte degli adulti. Ginevra Battistini è una giornalista pluripremiata, fa parte della borghesia milanese e mentre lo racconta fa notare che per molti versi questo è un punto a suo sfavore; per anni ha collaborato con AGR-Agenzia Giornalistica Radiofonica del gruppo RCS-Corriere della Sera ed è stata autrice di diversi documentari. Da molto tempo Ginevra ha preso a cuore il dramma dei migranti, fondando nel 2009 e dirigendo il giornale Mixa e nel 2013 l’associazione Libellula, che si occupa di educazione alla lettura fin dai primi mesi di vita e di sostegno alla genitorialità.

Insomma, la sua scelta si è sempre stata orientata nel dare voce a chi non ne ha, eppure oggi si trova nella condizione opposta, nel bisogno di trovare una via che le permetta di essere ascoltata; nonostante la CTU non abbia evidenziato alcun problema di ordine psichiatrico o psicologico né tanto meno abbia riscontrato carenze nelle competenze genitoriali, il tribunale ha comunque disposto l’affidamento super esclusivo e rafforzato dei figli di Ginevra al padre, pedagogista di una nota cooperativa sociale milanese.

Per questo motivo come ci fa invece comprendere il suo racconto la macchina della giustizia che gestisce le cause legate ai minori è in realtà complessa, spesso di parte, rifacendosi ad una CTU, cioè una consulenza tecnica nominata dal tribunale; meccanismo che non solo a Ginevra ma anche a molti altri genitori caduti in questo labirinto non ha permesso di poter continuare a condurre una vita normale in compagnia dei propri figli. Spesso i servizi del territorio sono coscienti di ledere così anche il benessere mentale dei bambini, utilizzando una macchina della giustizia a volte collusa, come evidenziato nei tantissimi casi di cronaca degli ultimi anni, e complessa che non a caso spesso si inceppa, trasformando i tempi di trattazione dei casi in procedimenti che durano anni.

Nella notte del 13 Maggio 2018 il marito dopo una lite decide di portare via i bambini da casa, ecco che inizia il calvario della disperazione di una madre a cui sarà impedito di riabbracciare i propri figli, composto anche di avvocati e codici legali. A questa donna è stato infatti strappato dalle mani il ruolo di madre, all’improvviso non ha più goduto della libertà di poter prendere i bambini da scuola, oppure scegliere di fare una passeggiata al parco dopo un film o più semplicemente di andare a trovare i nonni per cena, questa totale restrizione infatti di poter vivere liberamente il rapporto con i due bambini vede coinvolta l’intera famiglia materna. Sono parecchi mesi oramai che le diatribe alimentano il tribunale ma non cancellano il rapporto tra Ginevra ed i suoi bambini pur riducendolo a pochissimi e monitorati momenti di visita. Tutto ciò fa bene comprendere cosa si provi e cosa accada in situazioni come questa, in cui come abbiamo potuto appurare vi siano delle congetture nei suoi confronti dettati da stati d’animo esterni e sicuramente da un’abilità legale di saper creare un labirinto apparentemente senza via d’uscita.

Ginevra, quando e come è iniziato questo calvario?
Precisamente il 13 maggio 2018, in cui mio marito decide di prendere i bambini e portarli via nel cuore della notte.
Qual è stata la causa scatenante di questo gesto?

Non c’è una causa scatenante, ma una divergenza sempre più profonda sul modo di concepire la vita, il nostro impegno politico e sociale, e soprattutto sull’educazione dei nostri figli. Non vi è quindi alcuna motivazione plausibile ed è qui il vulnus giuridico aberrante.

L’ultima volta che hai visto i tuoi figli?
Il 6 Gennaio scorso, per la Befana. La scena più raccapricciante è avvenuta il giorno di Natale del 2019, giorno in cui mio marito si è presentato portando via Arturo in spregio agli accordi presi in precedenza tra i nostri rispettivi avvocati di parte. Mio marito era venuto nella mia casa di famiglia a Laveno per riprendere Alma come avevamo concordato; è stata in quella occasione che senza consenso ha portato via con sé pure il piccolo Arturo, il quale era scalzo e senza giacca, e ciò nonostante i miei numerosi parenti lo incalzassero a desistere, purtroppo inutilmente;  quell’episodio è stato denunciato prima presso il nucleo dei Carabinieri di Laveno Mombello e poi presso il commissariato di PS del centro di Milano.

Scusami, ma quanto vi è costato in spese legali questo suo colpo di testa sino ad oggi?
Esatto è quello che ho cercato di fargli comprendere anche io, con questi soldi avremmo potuto far studiare i nostri figli nelle migliori università del mondo; facendo una veloce stima circa 50.000 euro a testa.

Cosa hai fatto dopo che tuo marito ha preso i bambini ed è andato via la notte del 13 Maggio 2018?
Ho chiamato mia sorella e mio cognato che abitano dall’altra parte delle Colonne di San Lorenzo e sono venuti a prendermi. Ho dormito da loro dopo aver detto a mio marito: domani ne parliamo con calma, non andartene portando via i bambini! Lui ovviamente ha fatto proprio questo… Non avrei mai pensato che la cosa si protraesse per così tanto tempo.

Quindi qual è stato il tuo primo pensiero?
Mi sono subito rivolta alla psicoterapeuta delle coppie in crisi Silvia Lepore, per anni avvocatessa di famiglia, perché avrei voluto iniziare con lei un percorso di mediazione sull’educazione dei bambini ma lui si è presentato agli incontri una sola volta.

C’è stato un evento che ti ha particolarmente infastidita dettato dai tecnici del tribunale?
Mi è capitato con una giovane operatrice, sicuramente per una madre è umiliante vedere una ragazzina che ti si presenta a casa per prendere nota su ogni tua minima azione, essere richiamata dalla stessa perché hai tardato di 15 minuti a dare la merenda al bambino, che peraltro la rifiutava, soprattutto se questo episodio accade in presenza dei tuoi figli. Sono rimasta a bocca aperta di fronte ad un comportamento del genere.

La storia di Ginevra come quella di qualsiasi altro genitore racchiude in sé molte sfumature e sfaccettature, non è semplice essere genitore ma sicuramente per chi ama i propri figli è il sacrificio più straordinario e magico del mondo. Non sono un tecnico, come non lo è la maggior parte di noi, ma sono sinceramente convinta che un qualsiasi professionista che non abbia avuto l’opportunità di avere figli sia privo degli strumenti basilari che gli permetteranno di essere obiettivo nella sua valutazione.

 

 

Categorie: Diritti Umani, Europa
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