Il ministro indiano Pratap Chandra Sarangi chiede al Niti Ayog di considerare le richieste del movimento Satyagraha

04.01.2020 - Pressenza India

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Il ministro indiano Pratap Chandra Sarangi chiede al Niti Ayog di considerare le richieste del movimento Satyagraha

Comunicato stampa di Abhilash.C.A, Segretario del movimento Gram Seva Sangh.

Il 21 dicembre 2019 Il ministro Pratap Chandra Sarangi ha ordinato al vice presidente del Niti Ayog Dr. Rajiv Kumar di esaminare le richieste del “Satyagraha for Sacred Economy”, movimento guidato da Gram Seva Sangh. Nella sua lettera, il ministro riconosce che la delegazione segnala alcuni problemi fondamentali riguardo alla nostra politica economica che coinvolgono molteplici settori.

Il 6 dicembre 2019 il ministro ha invitato la delegazione del Gram Seva Sangh a Delhi per discutere le richieste del Satyagraha a seguito della promessa fatta ad ottobre dal ministro D.V. Sadananda Gowda a Prasanna, attivista del Gram Seva Sangh, durante uno sciopero della fame a oltranza a Bengaluru. Oltre a Presanna e al Segretario Abhilash, la delegazione comprendeva attivisti molto conosciuti provenienti da tutta l’India, come Medha Patkar, Sunil Sahasrabudhey, Prasanna, Chitraji, K V Biju e Manjari Nirula.

La delegazione ha informato il ministro che, siccome i settori della Sacred Economy includono dal 90 al 93% della popolazione indiana (il settore dei prodotti fatti a mano ed altri con meno del 40% di automazione), per affrontare in modo efficace l’attuale crisi economica i fondi a loro destinati vanno decisi in proporzione alle persone impiegate. La delegazione ha esposto la richiesta di intraprendere un’azione al riguardo nel giro di un mese, altrimenti il Satyagraha verrà intensificato.

Il movimento Gram Seva Sangh sta attualmente espandendo il Satyagraha for Sacred Economy in vari distretti dello stato federato del Karnataka.

Il 3 gennaio 2020 abbiamo organizzato una convention sulla Sacred Economy a Raichur, seguita da molti altri incontri di distretto. Al momento siamo in attesa di una risposta adeguata dal Niti Ayog e attendiamo con impazienza l’incontro con i ministri delle finanze, dell’industria e delle micro, piccole e medie imprese.

Contesto e Note: 

Satyagraha, o forza della verità, è una particolare forma di resistenza nonviolenta o resistenza civile. Resistere senza usare la violenza non equivale alla resistenza passiva ed è considerata la massima espressione di coraggio. Il termine satyagraha venne coniato e sviluppato dal Mahatma Gandhi.

Il Niti Ayog, commissione politica in Hindi, è la sigla di National Institution for Transforming India, un think tank politico del governo indiano, il cui scopo è ottenere uno sviluppo sostenibile basato su un federalismo cooperativo che promuova il coinvolgimento dei governi statali indiani nel creare economie politiche usando un approccio dal basso verso l’alto.

Sacred Economy si riferisce al sistema di produzione che utilizza un minimo di 60% di mano d’opera e un 60% di materie prime locali, meno del 40% di automazione e meno del 40% di materie prime importate. Il settore sacro si riferisce ai prodotti fatti a mano, più altri settori più piccoli (con meno del 40% di automazione) che utilizzano macchinari automatici. Il settore dei prodotti fatti a mano copre il cottone e le industrie dei villaggi, come definiti da J.C. Kumarappa e Gandhiji, il settore agricolo deciso dal comitato Swaminanthan, il settore dei telai a mano e dell’artigianato sotto il Ministero dell’industria tessile.

La lavorazione fatta a mano è stata inclusa nella cosiddetta economia informale, ma secondo il Gram Seva Sangh “definirla così è offensivo. I nostri tessitori e artigiani non erano solo abili, ma anche molto organizzati. Ad esempio nel corso della storia hanno esportato i loro prodotti dopo un elaborato calcolo del valore aggiunto. Hanno guadagnato grandi ricchezze, finché non sono arrivati gli inglesi a prendere con la forza la nostra economia.

Sia come sia, l’Economia Informale (IE) rappresenta il 90-93 % della popolazione indiana. Se escludiamo la punta della piramide dell’IE, composta da professionisti come avvocati, medici e altri consulenti e includiamo il “ventre molle” del cosiddetto settore organizzato, (come piccoli venditori, piccoli commercianti, piccoli fornitori di servizi, piccoli produttori, officine meccaniche che usano meno del 40% di automazione) otteniamo quello che abbiamo chiamato il settore sacro dell’economia. Il settore sacro copre uno sconcertante 90% della popolazione indiana. Questa grande forza produttiva è stata purtroppo trascurata dai governi indiani che si sono succeduti.

Nulla sembra raggiungere il settore sacro. Gli impieghi riservati non lo raggiungono. La riforma economica introdotta negli ultimi venticinque anni non lo raggiunge. L’imprenditorialità  è stata quasi del tutto annullata. La cooperativa come sistema di produzione è stata sistematicamente distrutta. Probabilmente l’unica eccezione a questa triste situazione è l’introduzione del  Mahatma Gandhi National Rural Employment Guarantee Act.

A questo settore sono state concesse delle sovvenzioni. Forniture gratuite, istruzione gratuita, assistenza sanitaria gratuita, ecc. Ma i sussidi non lo raggiungono o vengono ritirati sistematicamente attraverso la riduzione degli stanziamenti di bilancio. Non c’è da stupirsi che l’economia indiana stia crollando.

Siamo d’accordo sul fatto che gli omaggi non sono una risposta ai nostri problemi economici. Nel settore sacro le riforme strutturali vanno intraprese su un piede di guerra e invece i governi che si sono succeduti hanno adottato una politica arrendevole nei confronti di quella che chiamiamo l’economia dei mostri. Stiamo cercando di riportare in vita il mostro morente. L’economia dei mostri è mostruosa sia nelle sue dimensioni che nella sua natura. Uccide i posti di lavoro. Ora sta uccidendo se stessa. Dovremmo lasciarla morire di morte naturale.

Il settore sacro non si riferisce solo all’economia del villaggio. Ci rendiamo conto che ci siamo allontanati molto dal villaggio e dall’industria del villaggio. Ci rendiamo conto che l’umanità è diventata dipendente dall’automazione e che il processo di “disintossicazione” deve essere graduale. Ecco perché abbiamo una formula suggerita, come rapporto tra il lavoro umano e l’automazione. Il settore sacro è il settore del villaggio più il piccolo settore urbano, il settore della produzione a mano più un uso limitato dell’automazione.

Vogliamo che l’attuazione dell’economia sacra non sia un esercizio dall’alto verso il basso, ma un vero e proprio esercizio che porti alla sacralità completa dell’economia. Non dimentichiamo che il lavoro è sacro secondo i principi delle sante tradizioni indiane.

L’economia sacra, non c’è bisogno di dirlo, può risolvere tutti e tre i giganteschi problemi che l’umanità oggi si trova ad affrontare: il collasso economico, il degrado ambientale e il conflitto sociale”.

Fonte: https://gramsevasangh.org/category/reports/

Traduzione dall’inglese di Asia Butti

 

 

 

Categorie: Asia, Comunicati Stampa, Economia
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