Pace e nonviolenza, dal Tibet Festival

12.11.2019 - Maria Giovanna Farina

Pace e nonviolenza, dal Tibet Festival
(Foto di Istituto Samantabahdra)

L’Istituto Samantabhadra centro studi di Buddhismo tibetano, presenta la prima edizione de Il Tibet Festival “Un lungo viaggio sul tetto del Mondo” dal 9 al 15 dicembre 2019 presso WEGIL in Largo Ascianghi 5 Roma (Trastevere). Inaugurazione del Festival lunedì 9 dicembre ore 18:00. WEGIL Largo Ascianghi 5 Roma – Trastevere – Protagonisti saranno i Monaci tibetani del Monastero di Gaden Jangtse (casato Tsawa- India).

Ho incontrato il Lama tibetano  Ghesce Dorji Wangchuk, guida spirituale dell’Istituto Samantabahdra di Roma

Ho sempre considerato il Buddismo come una filosofia che fornisce il giusto equilibrio tra corpo e spirito, tra materiale e mentale, un modo di vivere rispettoso di tutto ciò che ci circonda perché noi siamo la Natura. Cosa ne pensa?

Corpo e spirito possono influire uno sull’altro fortemente, sia negativamente che positivamente. Quando la mente è dominata da difetti mentali ed emotivi, questi creano ostacoli e il corpo si può ammalare, o può diventare letargico e senza forze o con poca mobilità.

Quando invece è il corpo che viene utilizzato in modo negativo, per esempio per picchiare, per lanciare oggetti contro altri, per rubare e così via, allora l’influsso del corpo sulla mente diventa negativo. In questi casi le azioni che vengono compiute da corpo e mente risultano negative. Questo avviene quando il legame tra corpo e mente è negativo.

Nel caso invece di uno scenario positivo, quando la mente è calma e medita su amore, compassione e gentilezza amorevole allora anche il corpo è rilassato, non si impegna in azioni negative, non danneggia il prossimo, non si impegna in atti di violenza, non tratta male il prossimo, non uccide, non ruba, non causa sofferenza. Questo avviene quando c’è un legame positivo tra corpo e mente. Quindi possiamo dire che il legame tra corpo e mente può essere sia positivo che negativo.

Considerando il rapporto tra materia e mente possiamo dire che la materia, come ad esempio un oggetto, è un’apparenza che si presenta alla mente, un oggetto che viene percepito e concepito dalla mente. Quando l’oggetto che appare alla mente viene percepito come attraente allora la persona ha un’esperienza piacevole, di felicità. Se invece un oggetto viene recepito come repellente, l’esperienza è spiacevole. Perciò anche in questi casi il rapporto tra la materia e la mente può variare caso per caso. Però la mente è anche capace di rimanere in uno stato di consapevolezza neutra, senza pensare ad alcun oggetto, senza ricordare o sperimentare nessuno stato di felicità o dolore, in uno stato di equilibrio neutro. In questo stato possono essere presenti esternamente oggetti ma nella mente sorgerà solo questo stato di equilibrio neutro. In un tale stato mentale non ci sarà alcun legame o rapporto tra la mente e gli oggetti esterni.

Anche il rapporto tra la persona e l’ambiente dipende molto dalla predisposizione mentale dell’individuo. Una persona con la mente limpida e positiva sarà rispettosa dell’ambiente che lo circonda. È vero anche l’opposto: quando la mente non è limpida e non è in equilibrio la persona non presterà il rispetto e l’attenzione dovuti all’ambiente. Il benessere del nostro corpo fisico e la nostra predisposizione mentale sono influenzati anche dagli elementi materiali di terra, acqua, fuoco e vento, che quando in equilibrio dentro il nostro organismo creano uno stato di salute e benessere fisico e mentale. Questo è stato spiegato anche nei testi di addestramento mentale, nel testo della Condotta del Bodhisattva del Maestro Shantideva e nel testo della Saggezza Fondamentale della Via di Mezzo del Maestro Nagarjuna.

Quando le persone e gli esseri senzienti in genere vivono in uno stato di equilibrio tendono a vivere in armonia e a non nuocere gli altri esseri, poiché tutti noi desideriamo ottenere la felicità ed evitare la sofferenza. Il mio auspicio è che sia sempre così, e prego affinché tutti gli esseri possano sperimentare la felicità ed eliminare la sofferenza.

Gentile Monaco Ghesce Dorji Wangchuk, ci può raccontare perché durante il Festival sarà realizzato il mandala?

La creazione di un mandala porta molti benefici. Il significato etimologico della parola Khil Khor (mandala) in tibetano è ‘prendere (Khil) l’essenza (Khor). Quale essenza viene presa in questo caso? In genere tutti gli esseri senzienti nei sei reami di nascita, senza eccezione, spontaneamente, desiderano ottenere la felicità ed evitare la sofferenza. Per fare ciò devono saper accumulare le cause della felicità e abbandonare le cause della sofferenza. In quale modo? Accumulando meriti, karma positivo, e purificando le negatività e il karma negativo. Per accumulare meriti si realizza un mandala, si ‘prende l’essenza’, essendo il mandala il palazzo celestiale della divinità, del Buddha nell’universo, oppure di Dio, come viene chiamata la divinità in altre religioni. Quindi il mandala rappresenta il palazzo della divinità, la dimora della divinità, del Buddha. Ed è detto che creando un rapporto con questa dimora, pensandola, costruendola, esaminandola, sperimentando persino rabbia verso di essa oppure anche attaccamento o indifferenza, o perfino mancanza di rispetto, si accumulano comunque infiniti meriti e karma positivo. E questo per quale motivo? Perché precedentemente i Buddha e i Bodhisattva hanno espresso e formulato tante preghiere e aspirazioni per la felicità degli esseri e hanno creato con questi infiniti legami interdipendenti di buon auspicio. Perciò costruendo questi mandala, che sono dimore di divinità e terre pure dei Buddha, e venendo in contatto con questi si accumulano infiniti meriti. Ed è detto che la persona che possiede meriti ottiene ciò che desidera e ha successo nei propri progetti e propositi. Viceversa, non accumulando meriti si avranno molti ostacoli e impedimenti e non si potranno realizzare i propri progetti e propositi. Allo stesso modo, tramite questi legami di interdipendenza, costruendo un mandala si contribuisce alla pace nel mondo e si evita l’insorgenza di guerre e conflitti.

Secondo lei è possibile praticare la cultura della Nonviolenza nel mondo occidentale?

La possibilità di praticare la cultura della Nonviolenza dipende dal momento storico e dai rapporti reciproci che vengono creati. Se le varie culture si studiano a vicenda e si arricchiscono tramite un interscambio di idee e aumentano la conoscenza reciproca allora potrebbe essere possibile. Così le varie culture potranno anche adottare e mettere in pratica gli aspetti migliori delle altre culture per il beneficio di tutti.

In genere, la non violenza, il non nuocere al prossimo, è il cuore e l’essenza di tutte le religioni. Però ci sono differenze nel modo di studiare e applicare questo principio, nell’influenza che questo principio ha sul comportamento del singolo praticante, nella profondità o meno dei pensieri e comportamenti connessi. Quindi sarà auspicabile che le varie culture e religioni possano formare legami profondi tra loro, e scambiare informazioni sulle proprie pratiche e vedute, sugli studi e sui consigli che riguardano la pratica, in modo di aumentare la comprensione ed il rispetto reciproco. Questo sarà senza meno di grande beneficio.

Cosa pensa di chi considera il Buddhismo una religione “atea”?

Il Buddhismo non è una religione dove la divinità è assente o una religione che non ammette l’esistenza della divinità bensì è una religione il cui modo di pensare riguardo la divinità è differente. Il Buddhismo non ammette l’esistenza di una divinità che ha creato il mondo, che determina la felicità e la sofferenza di tutti gli esseri viventi e dove tutto ciò che accade è in qualche modo determinato o regalato dalla divinità. Nel Buddhismo, la divinità (Buddha) era inizialmente un essere ordinario come noi, ha studiato e ha praticato finché ha potuto realizzare tutte le buone qualità e abbandonare tutti i difetti, ha realizzato tutte le azioni positive ed eliminato tutte le azioni negative. Si è impegnato molto, ha faticato molto ed infine ha raggiunto il suo stato di Buddha, lo stato di una divinità. Per ciò che riguarda gli esseri ordinari se compiono azioni negative avranno un risultato negativo di sofferenza e se pensano o agiscono positivamente avranno un risultato positivo di felicità e benessere. Ambedue i tipi di risultato, felicità e sofferenza, dipendono principalmente dalla mente. Ad ogni modo, qualsiasi attività positiva porta a risultati di felicità e qualsiasi attività negativa a risultati di sofferenza. Questo è un principio base della filosofia e del modo di pensare buddhista. La divinità, nella concezione buddhista, ha investito molto impegno e perseveranza nel completare i due tipi di accumulazioni (di merito e saggezza), nel purificare i due tipi di oscurazioni (dei klesa e della conoscenza), nel realizzare tutto ciò che è positivo e abbandonare tutto ciò che è negativo, nel comprendere tutto lo scibile e così realizzare lo stato di un Buddha e diventare una divinità, luogo di rifugio. Poiché ha saputo liberare se stesso dalle sofferenze, è in grado di proteggere anche gli altri dalle loro sofferenze. Secondo il buddhismo questa è la divinità ultima nella quale crediamo. Eccetto questo tipo di divinità, non crediamo in una divinità auto originata e esistente da sempre, che non ha dovuto completare le accumulazioni e purificare le negatività. Quindi, la divinità non è assente nel buddhismo, ma è concepita diversamente.

Per chi è di altre religioni o ateo, cosa può donare il buddhismo?

Chiunque, che abbia o meno una fede religiosa, o che appartenga o meno a un’altra religione, desidera la felicità e non vuole la sofferenza. Tutti gli esseri viventi, in qualsiasi reame di rinascita, che abbiano o meno una fede religiosa, sono uguali nell’aspirare all’ottenimento della felicità e nel voler evitare la sofferenza. È un principio ammesso da tutti. Tutti ammettono di voler trovare il modo per eliminare la sofferenza, non è un discorso riservato ai buddhisti, non è un discorso che è diverso in funzione della presenza o assenza di una fede religiosa, è un discorso che accomuna tutti gli esseri viventi. Noi non vogliamo la sofferenza, ma la sofferenza arriva lo stesso e tutti sono anche d’accordo che bisogna comprendere e ricercare il modo della sua insorgenza. Tutti noi desideriamo la felicità e il benessere. Quali sono i metodi per ottenerli, cosa bisogna fare? Ci sono svariati metodi, per esempio tramite la cura dell’ambiente, tramite la coltivazione di una buona salute e buone pratiche igieniche, la dieta giusta, il giusto modo di comportamento, il giusto modo di pensare, oppure il modo corretto di coltivare i rapporti con gli altri. Per esempio ammetteranno tutti che è importante avere un rapporto positivo e rispettoso gli uni con gli altri. Così le persone di varie religioni o persone senza fede possono creare un reciproco rapporto profondo, spiegare e scambiare le proprie esperienze. Per esempio chiunque, a prescindere della propria fede, sarà d’accordo che i consigli per una buona salute possono essere utili, e già su questo c’è molto da spiegare e insegnare sulla base della filosofia buddista, sulla base della propria esperienza. Allo stesso modo è importante per tutti creare buoni rapporti con gli altri. È importante sapere come impostare questi rapporti. Se basati sul buon pensiero e la buona motivazione, il rapporto risulterà molto positivo. Per contro, se si cerca di basare i rapporti su una motivazione negativa il risultato sarà sicuramente negativo, ed anche su questo saranno d’accordo tutti, senza distinzione di fede religiosa. Su questo si può parlare e discutere molto e ci sono molte spiegazioni particolari che si possono dare sulla base della filosofia buddhista. Anche questo può sicuramente essere di beneficio a tutti indistintamente. Per dare un altro esempio, su consiglio di Sua Santità il Dalai Lama, molti studiosi stanno sviluppando un sistema di educazione all’etica laica, o ‘ secolare’, indipendente dalle religioni, con spunti presi dalla filosofia buddhista. Questo sistema è già stato introdotto in molte scuole in India. Viene studiato e perfezionato anche nella ben conosciuta Emory University negli Stati Uniti. Anche secondo i loro studi questo sistema è utile per chiunque, che abbia o meno una fede e con qualsiasi tipo di appartenenza religiosa. Perciò possiamo essere certi anche noi che può portare beneficio a chiunque.

Cosa risponde a chi uniforma il buddismo alle altre religioni?

Sia che si tratti di persone di religione buddhista, sia che si tratti di persone di altre religioni, tutti gli esseri umani e non solo, esseri di qualsiasi tipo che hanno un corpo e una mente, sono uguali nel desiderare la felicità e nel voler evitare la sofferenza. Da questo punto di vista siamo tutti molto simili. Però nel nostro modo di pensare e riflettere, nei metodi che proponiamo per ottenere la felicità ed eliminare la sofferenza non siamo affatto uguali. Qui c’è grande differenza tra il buddhismo e le altre religioni e tra credenti e non credenti. Per ciò che riguarda il buddhismo, esso si basa su un comportamento non violento (che vuole evitare di nuocere a qualsiasi essere vivente) e una visione filosofica di interdipendenza, una visione filosofica molto profonda. Ambedue questi aspetti sono molto vasti e molto profondi, e almeno che non li si studia a fondo sono molto difficili da comprendere correttamente e completamente. Non è sufficiente una semplice riflessione o uno sguardo superficiale per conoscerli. Sotto questi aspetti c’è differenza tra il buddhismo e le altre religioni.

Trailer di “Dalai Lama Scientist” che verrà trasmesso al festival

https://vimeo.com/348449347/4a55dc0e64

Categorie: Internazionale, Interviste, Umanesimo e Spiritualità
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