“Autobiografia del Novecento” presentato a Milano

17.11.2019 - Milano - Patrizia Cecconi

“Autobiografia del Novecento” presentato a Milano

Casa della cultura, via Borgogna 3 – Milano
Giovedì 21 novembre 2019 ore 21,00

“Autobiografia del Novecento”, un singolare modo per raccontare raccontandosi. Questo il titolo del libro di Vera Pegna che verrà presentato alla Casa della Cultura di Milano giovedì 21 novembre alle ore 21,00 dall’attore, musicista e scrittore Moni Ovadia.

Il volume racconta gli avvenimenti  di un secolo, o quasi, attraverso la storia di vita di Vera Pegna, una donna di famiglia ebraica, nata ad Alessandria d’Egitto oltre ottanta anni fa e venuta a laurearsi in Europa, esattamente in Svizzera, successivamente impegnatasi in Sicilia a fianco di Danilo Dolci e presto  inviata a Palermo dal Partito Comunista dove, ancora giovanissima, affronterà di petto la mafia. Negli anni delle grandi lotte giovanili  sarà invece attiva a Milano nel comitato Vietnam.

La sua vita s’incrocerà con quella di numerose figure significative e socialmente importanti, ma anche con uomini e donne che la Storia non ricorda, ma ai quali l’autrice tributa appassionato riconoscimento e ne esalta la memoria, ricordando a tutti noi che la grande Storia cammina sulle miriadi di storie che a volte sfiorano, a volte invece penetrano nella realtà di ogni “soggetto storico”.

Il suo impegno – mai dismesso nonostante alcune inevitabili delusioni – per costruire un futuro migliore, l’ha accompagnata in Europa, a volte anche in Africa e in Asia, cioè ovunque sia stata chiamata a svolgere il suo lavoro di interpretariato che l’ha posta vicino a personaggi  e situazioni spesso determinanti per la storia del Novecento, come si apprende leggendo questa sua “Autobiografia”.

Il Vietnam, la mafia, la causa palestinese, le battaglie per la laicità e il diritto alla libertà, quelle contro ogni discriminazione, non sono solo ricordi del suo passare dal ventesimo al ventunesimo secolo, ma sono ancora attualità che accompagnano l’agire quotidiano di questa donna ricca di anni e di memorie. Memorie  che ha voluto trasmettere, in forma letteraria, affinché non vadano perdute.

Già di tutto questo Vera ha parlato in Tv in un’ora trascorsa nella trasmissione “Quante storie” condotta da Corrado Augias, cosa che avrebbe dovuto tranquillizzare la Comunità ebraica romana e che, invece, ha visto alcuni dei suoi membri attaccarla con pesanti commenti ancora leggibili on line, commenti offensivi che hanno investito anche il suo interlocutore.

Forse proprio per l’opposizione della Comunità ebraica romana la presentazione di questo libro alla Casa della Memoria e della Storia di Roma è stata eliminata con ridicole scuse, sostenute perfino dal prof. Alessandro Portelli, autore del famoso “L’ordine è già stato eseguito”, relativo all’eccidio delle Fosse Ardeatine e attento studioso della storia orale.

Dato lo scopo per cui il Comune di Roma 13 anni fa fondò la Casa della Memoria e della Storia, definendola come “uno spazio nato con l’intento di raccontare, conoscere e condividere la memoria e la storia del Novecento” e conoscendo l’interesse del prof. Portelli per il periodo storico raccontato in questo volume, suona veramente strano che lo stesso abbia appoggiato la Comunità ebraica nel tentativo di impedire la presentazione di questo libro che, invece, ha avuto ottima accoglienza ovunque, come dimostrato anche dal suo essere ospitato nella lunga trasmissione in Tv sopra citata.

Cosa spaventava la Comunità ebraica romana? La visione libera di una donna che racconta se stessa mentre attraversa la storia? Possibile che tale spavento abbia coinvolto anche uno studioso come il prof. Portelli, autore – tra l’altro – di importanti ricerche sulla musica di contestazione che attraversa proprio gli anni raccontati da Vera Pegna? Non lo sappiamo, ma è un brutto segnale per il nostro paese e, nello specifico, per la Casa della Memoria e della Storia di Roma.

La democrazia che teme il dissenso, soprattutto quando espresso in modo civile e supportato da cultura e conoscenza, è una democrazia malata e il nostro paese sta dando diversi segni preoccupanti dell’avanzare di questa malattia.

Speriamo di sbagliare, ma intanto, convinti che l’unica cura capace di impedire lo sviluppo di questo brutto male sia il ricorso a dosi sempre più massicce di cultura e di confronto dialettico, consigliamo la lettura di “Autobiografia del Novecento” (Vera Pegna, ed. Il Saggiatore, 2018, euro 18,00) e per chi fosse a Milano consigliamo la partecipazione all’incontro alla Casa della Cultura in via Borgogna 3, per un confronto diretto con l’autrice e con il sempre coinvolgente e poliedrico Moni Ovadia vicino, anche attraverso la sua arte, ad alcuni dei temi affrontati nel testo dell’autrice, compreso quello dell’ identificazione nazionalista di ebreo e dell’accusa di antisemitismo a chiunque giudichi severamente le politiche dei governi  israeliani.

 

Categorie: Cultura e Media, Europa, Opinioni
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