Alla riscoperta della cultura Maya Tzeltal

03.11.2019 - Claudio Rossetti Conti

Quest'articolo è disponibile anche in: Inglese, Spagnolo, Greco

Alla riscoperta della cultura Maya Tzeltal
(Foto di Claudio Rossetti)

Claudio Rossetti Conti, giovane psicologo milanese appassionato delle diversità cultural, è attivo in Chiapas e Guatemala in diverse comunità indigene come psicologo comunitario. Studioso e amico di alcune donne e uomini della medicina tradizionale Maya Tzeltal, è interessato alla riscoperta delle culture dei popoli originari minacciate da forti sistemi oppressivi. In una serie di articoli Claudio darà voce ad alcuni personaggi della cultura Tzeltal, raccontando la loro cosmovisione e la lotta per la sopravvivenza contro una globalizzazione rampante.

I Maya provengono dal sud del Messico, mentre i Nahua (Aztechi) fanno risalire la loro discendenza alla mitica terra di Aztlan, nel centro-nord,  descritta dal Codice Boturini come “un’isola in mezzo a una distesa d’acqua”. Entrambi i popoli avevano grande interesse a preservare le memorie di eventi passati ritenuti importanti. I diversi codici storici, di cui solo pochi sono sopravvissuti alla furia devastatrice dei conquistadores, assieme agli annali del mondo messicano pre-ispanico, venivano insegnati agli studenti nei centri preispanici di educazione per non perdere la memoria di ciò che era successo anno per anno.

Gli articoli sulla cultura Maya Tzeltal hanno come ambientazione il Chiapas postmoderno. Ci tufferemo in apnea nella cosmovisione sincretica Tzeltal, vedendo come un gruppo socio-culturale chiamato Teologia India provi a riscattare le proprie radici culturali divelte fin dall’invasione dei conquistadores. Invasione che prosegue in diverse forme e in parte sotto le mentite spoglie dei progetti dei governi messicani passati e presenti, che causano assistenzialismo e una perdita progressiva e implacabile delle proprie tradizioni.

La cultura è un sistema dinamico e per definizione muta la propria forma, ma questo sistema “occidentale” si scontra con forza con la realtà indigena minacciata da una globalizzazione rampante e causa un’enorme disarmonia che si ripercuote sulla vita quotidiana delle popolazioni locali: continue discriminazioni, malattie della “povertà”, crisi d’identità culturale, aumento dell’alcolismo e tossicodipendenza sono solo alcune conseguenze di questi continui scontri culturali, che la Teologia India tenta di ammortizzare attraverso i suoi incontri.

Parleremo dell’Altare Maya e di come questo canale metta in comunicazione la Terra con il Cosmo, aiutando la comunità indigena a ricevere i consigli dagli Antichi e a prosperare attraverso le offerte e il dialogo con le diverse entità.

Vedremo come il mais sia l’elemento costitutivo della cultura tzeltal e l’elemento base sacro della vita comunitaria e conosceremo la visione secondo cui l’umanità è stata creata dagli dei attraverso la pannocchia.

Faremo la conoscenza di alcune donne e uomini della medicina tradizionale: i curanderos, le parteras, i hueseros e gli hierberos ci illumineranno con la loro saggezza raccontandoci come ricevono i loro doni e come le entità guida gli insegnino attraverso i sogni a individuare le piante medicinali, a intervenire nei singoli casi di fratture ossee o di parti complicati e a riconoscere le malattie spirituali.

Approfondiremo quindi la relazione tra la salute e la malattia e vedremo come la ricerca di questo equilibrio stia alla base della vita quotidiana di questi popoli originari .

Foto: Le tredici candele sono uno degli elementi fondamentali durante i rituali di cura. Il tredici è un numero sacro e ricorrente nella cultura Tzeltal: ad esempio tredici sono i punti del nostro corpo che ci relazionano con l’universo o ancora tredici sono le parole segrete usate dai curanderos durante le loro orazioni.

 

Categorie: America Centrale, Nord America, Opinioni, Popoli originari, Umanesimo e Spiritualità
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