Sea Watch, cosa ci aspettiamo dal nuovo governo

06.09.2019 - Sea Watch

Sea Watch, cosa ci aspettiamo dal nuovo governo
(Foto di Sea Watch)

Giorgia Linardi, portavoce di Sea Watch, affida a twitter la risposta alla domanda che molti si pongono, ossia: “Come commenta Sea Watch la caduta di Salvini e il nuovo governo?”

Auspichiamo un governo con cui semplicemente si possa tornare a ragionare.

Un governo aperto al dialogo e a soluzioni durevoli e sostenibili. Un governo orientato a un futuro di integrazione e di valorizzazione della diversità, come unica alternativa perseguibile se di futuro si parla sul serio. Un governo che difenda e valorizzi i principi della Costituzione, partendo dal rispetto per le persone e per i loro diritti fondamentali, indipendentemente dallo status.

Ci aspettiamo di non subire mai più bracci di ferro politici sulla pelle dei naufraghi; di veder cessare l’accanimento sulle Ong come arma di distrazione di massa dai reali problemi del paese; di porre fine ai continui abusi d’ufficio e alle pressioni sulle amministrazioni per l’esecuzione di ordini e leggi ingiusti; dia abrogare il decreto sicurezza bis e di annullarne con effetto immediato le sanzioni e i sequestri che gravano sui comandanti e le navi, accusati di costituire una minaccia alla sicurezza e all’ordine pubblico per aver effettuato operazioni umanitarie, abbandonate quando non osteggiate dalle autorità.

E’ necessario che i militari e la società civile tornino a collaborare per il comune interesse della salvaguardia della vita umana in mare, nella speranza che una migliore gestione del fenomeno migratorio possa riflettersi nel graduale annullamento delle partenze, attraverso la creazione di migliori condizioni nei paesi d’origine e di vie legali e sicure per la migrazione. Fino al raggiungimento di tali obiettivi ci auguriamo di vedere l’Italia tornare a soccorrere nel tratto di mare attualmente attribuito alla Libia, invece di delegare gli interventi in mare a un paese in guerra e di lavorare contestualmente a meccanismi di redistribuzione prevedibili in Europa.

Non viviamo il cambio di governo come una vittoria, ma come un primo, imprescindibile, passo in avanti. Non c’è vittoria finché, mentre commentiamo i cambi di reggenze, le persone continuano a morire annegate davanti ai nostri ombrelloni o vessate in Libia. Si apre un processo lungo, in cui tutto è da ricostruire, dopo i seri danni inflitti alla dignità del paese dalla direzione dell’uscente Ministro dell’Interno. Ci aspettiamo un governo che tralasci la tastiera per mettersi finalmente e per davvero a lavorare insieme alla società civile.

 

 

Categorie: Africa, Europa, Migranti, Politica
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