La cosa che manca più di tutto in carcere d’estate è il mare

06.08.2019 - Carmelo Musumeci

La cosa che manca più di tutto in carcere d’estate è il mare
(Foto di Flickr)

Quando qua fuori fa tanto caldo e non si respira, penso ai miei ex compagni prigionieri, chiusi là dentro una cella stretta, e smetto di lamentarmi per l’afa.

Si dice che in galera si sta al fresco, ma non è affatto vero. In carcere, forse per colpa del ferro e del cemento, si soffre di più il caldo e non c’è mai un alito di vento. In prigione non c’è mai una via di mezzo: o fa un freddo boia o fa un caldo bestia.

Quando ero detenuto, ricordo che d’estate l’afa mi faceva aumentare l’ansia e l’angoscia: dormivo di meno, ed era peggio, perché di notte la nostalgia e il desiderio di libertà si fanno più forti.

L’Assassino dei Sogni (il carcere, come lo chiamo io) nelle notti d’estate ti mangia l’anima con più voracità. Ricordo bene che la sera, quando mi chiudevano il blindato, la cella si trasformava in una trappola. Il tempo si fermava e il mattino non arrivava mai. Per reagire alla malinconia e all’afa, in quelle notti terribili mi mettevo a scrivere, forse per questo quasi tutti i miei libri li ho scritti d’estate.

Ecco cosa mi scrivono alcuni detenuti, in quest’altra estate infernale:

– Caro Carmelo, qui fa un caldo africano. Non ho tanta voglia di scrivere, né di dire qualcosa e sono pure incazzato. Sembra che il mio cuore prenda fuoco. Mentre ti scrivo, un velo di sudore mi copre la fronte. Se tengo la finestra aperta un ventaccio caldo entra dalle sbarre della finestra, fa il giro della cella per andare a morire nella parete di fronte. Sono contento che tu ce l’hai fatta. Mi raccomando quando fai un bagno al mare pensa anche a me.

– Ciao Carmelo, scusa se non ti ho risposto subito, ma sono stato in cella di punizione per quindici giorni e non mi hanno dato neppure la carta e la penna. La cella era piccola. Misurava quattro passi di lunghezza e due di larghezza. Faceva un caldo boia. Le doppie sbarre della cella scottavano sotto il sole rovente. L’acqua che scendeva dal rubinetto era marrone. Non ti dico che schifo. Come ben sai, perché in questo carcere ci sei stato anche tu, (adesso però si sta ancora più male), qui si vegeta perché tutti i giorni sono uguali e vivere non è esattamente fare tutti i giorni la stessa cosa… forse per questo quando mi puniscono e vado alle celle d’isolamento mi sento più vivo, perché i ritmi della giornata sono diversi.

– Carmelo, qui fa caldo… non si respira e di aprire le celle non se ne parla proprio. Non so nemmeno cosa sto scrivendo… il caldo non mi fa concentrare e purtroppo sono un paio di giorni che non sto bene… mi sembra tutto inutile, insensato: questa condanna maledetta mi sta devastando l’anima, mi sembra di aver perso le forze. Sarà il caldo, sarà la carcerite cronica che ho? Boh!

– Ciao Carmelo, qui continua la calma piatta più totale e un caldo disumano contribuisce alla stasi. Neanche cucina più nessuno, l’idea di accendere il fornello ci terrorizza, già la notte sto incominciando a dormire in terra e chi se ne frega degli scarafaggi. Tutta colpa di queste dannate bocche di lupo in plexiglass, sembra di stare in una serra. Per assurdo all’aria fa più fresco, anche in pieno sole, infatti ormai alla fine ci ritroviamo un po’ tutti a sonnecchiare ed a cercare di assorbire il fresco del cemento negli angoli più bui…

– (…) Questo carcere fa schifo. I pavimenti e le pareti sono tutte dello stesso colore grigio, con macchie d’intonaco scrostate. A causa dell’arredamento inesistente i suoni rimbombano, cancelli e ferri dappertutto, passeggi piccoli, scuri e cupi, con muri di contenimento alti, con il cielo coperto da una rete metallica. Si vive insieme a topi e scarafaggi. Ieri sera sentivo dei rumori e mi sono affacciato alla finestra e ho visto un gatto che miagolava disperato perché circondato da topi che sembravano leoni (non sto scherzando). Si soffoca! La mia stanza è la cella più calda di tutte le altre perché ci batte sempre il sole, ma alla notte, nonostante il caldo, chiudo la finestra per paura che mi entrino i topi. (…)

– (…) C’è un caldo che si soffoca e non si respira. Non riesco neppure a leggere. Mi è difficile trovare la concentrazione giusta a causa dei rumori e delle grida che vengono dal corridoio. Poi con il caldo hanno tutti la finestra aperta e sento il volume della loro televisione. Ti confido che è da venti anni che tutte l’estati sogno la stessa cosa: un bagno in mare con l’acqua salata. Non mi rassegno: ha ragione l’Assassino dei Sogni, sono veramente irrecuperabile perché continuo a sognare i sogni che non potrò mai realizzare. Come fanno quelli del DAP e tutti i politici a pensare che trattando così un essere umano questi possa migliorare? Il fine rieducativo è solo una facciata, il vero fine è quello di eliminarci con una morte lenta, lontano dalla società “perbene”.

– (…) In questi giorni fa troppo caldo, sopra la mia cella c’è il tetto dove picchia il sole tutto il giorno. E di notte, per trovare un po’ di fresco, dormo per terra, con sotto un grande asciugamano di spugna. Questa notte ho fatto un brutto sogno. Era un vero e proprio incubo. Ero chiuso in una cella dove le pareti della mia cella si restringevano e il soffitto si abbassava per raggiungere il pavimento. E non avevo nessuna via di fuga…

 

Categorie: Diritti Umani, Europa
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