Matrimonio uguale per tutti in Ecuador: “non vogliamo privilegi, vogliamo gli stessi diritti con gli stessi nomi”

20.06.2019 - Quito - Redacción Ecuador

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Matrimonio uguale per tutti in Ecuador: “non vogliamo privilegi, vogliamo gli stessi diritti con gli stessi nomi”

Danilo Manzano, attivista politico LGBTI e direttore dell’organizzazione Diálogo Diverso di Quito, Ecuador, è stato il bersaglio di tutti i tipi di insulti e aggressioni a seguito dell’approvazione del matrimonio equo in Ecuador da parte della Corte Costituzionale mercoledì 12 giugno. Lo stesso è accaduto alle organizzazioni e sgli attivisti per i diritti LGBTI e anche a persone che non appartengono ad alcuna organizzazione, ma che si identificano come popolazione diversa. In mezzo a questa ondata di discorsi di odio che il paese sta vivendo, Pressenza ha parlato con Danilo. Ecco cosa ci ha detto.

D: Cosa significa l’approvazione del matrimonio equo nella storia della lotta per i diritti della popolazione LGBTI nel paese?

DM: Uno dei punti da sottolineare è che questo non è un regalo o un privilegio. Lo è stato per molti anni per le coppie eterosessuali, perché era un’opzione solo per loro. E’ un diritto che consente la protezione in ambito giuridico, permette di avanzare nell’avere gli stessi diritti con gli stessi nomi e, soprattutto, di avere accesso alle garanzie legali che questa figura giuridica offre. La depenalizzazione in Ecuador, 22 anni fa, ha avuto luogo in un contesto ambiguo. All’epoca, essere LGBTI era considerato un crimine. I gay e le lesbiche finivano in prigione. Il fatto che la Corte si sia pronunciata a favore della parità di matrimonio offre all’Ecuador l’opportunità di diventare un paese all’avanguardia nel campo dei diritti umani; il divario tra le persone eterosessuali e LGBTI, che finora sono state trattate come cittadini di seconda classe, viene colmato.

D: Alcuni settori e movimenti della società ecuadoriana hanno contestato la decisione della Corte e alcuni avvocati di questi settori ne hanno affermato l’incostituzionalità. Come vede questa situazione?

DM: Indubbiamente, questa decisione per i diritti delle persone LGBTI ci permette di comprendere almeno due scopi del movimento. Il primo è l’incidenza politica che cerca di far sì che lo Stato ecuadoriano garantisca pari diritti, in questo caso il matrimonio, in modo che le coppie che lo desiderano lo scelgano. Il secondo, molto più difficile, ha a che fare con il cambiamento strutturale di una società ecuadoriana altamente violenta e discriminatoria in cui la paura infondata, incoraggiata soprattutto da posizioni religiose, non permette lo sviluppo del pensiero critico. La questione è legata all’istruzione.

Sebbene l’Ecuador sia uno stato laico, i suoi valori sono profondamente radicati nei pensieri e nei sentimenti delle persone, che li rendono timorosi verso questo tipo di cambiamento. I movimenti LGBTI non sono contro la spiritualità e la religione delle persone, ma facciamo notare che si tratta di una questione di diritti e di far si che tutti i diritti siano per tutte le persone.

Le reazioni conservatrici dei professionisti della giurisprudenza ci danno una chiara visione della società ecuadoriana e di come essa sia attraversata da posizioni conservatrici che usano la paura e che usano argomenti menzogneri come il fatto che la famiglia sta per essere distrutta, che intendiamo omosessualizzare bambini e adolescenti, screditando il processo umano di costruzione del proprio orientamento sessuale. Inoltre, mette in evidenza la centralità degli adulti nella società, che nega la libertà di decisione di bambini, adolescenti e giovani.

Ci appelliamo alle coscienze per metterci nei panni degli altri, per dialogare e capire perché è importante conquistare diritti, soprattutto per quei gruppi che sono stati storicamente lesi. Se questa è un traguardo molto importante, ci sono molti altri diritti per i quali dobbiamo lottare, in particolare quelli relativi all’accesso alla salute, all’istruzione, al lavoro, all’alloggio, alla sicurezza sociale, in cui esistono ancora enormi lacune, soprattutto per le persone trans, che continuano a essere molto discriminate.

D: Altri settori dell’opinione pubblica non capiscono molto bene il motivo per cui si combatte per un matrimonio equo. In particolare quei settori che considerano il matrimonio come un’istituzione ormai superata. Qual è l’importanza di questa lotta per il matrimonio?

DM: Personalmente credo che il matrimonio in quanto tale sia un’istituzione sovraccarica di morale e valori. La percezione della sua importanza è eccessiva e diventa un limite alla libertà di decidere. Continuiamo a pensare che la persona amata sia una proprietà, un oggetto e non un essere libero che può decidere di sospendere un rapporto affettivo quando l’amore finisce. La vergogna, quello che diranno, la paura, la forte carica religiosa, limitano la libertà delle persone. Sono certo che se la lotta fosse per abolire l’istituzione del matrimonio, molti di noi se ne andrebbero sicuramente.

Tuttavia, poiché il matrimonio in quanto tale è una figura giuridica che permette alle coppie di proteggere la propria famiglia in molti modi, è profondamente importante realizzare questo diritto che ci è stato negato nel corso della storia.

D’altra parte, c’è il valore simbolico della possibilità di esprimersi e di impegnarsi pubblicamente. Perché alcuni possono e altri no. Che ci sia una possibilità per tutti è importante. Alcuni lo faranno e altri no, ma è esattamente questo che ha senso per loro: avere questa opzione.

D: Qual è il programma permanente per i diritti della popolazione LGBTI in Ecuador?

DM: Sicuramente, è importante contestualizzare che nei programmi delle diversità LGBTI, il raggiungimento della parità di matrimonio è stato positivo per alcuni, indifferente per altri e per altri ancora molto importante. Le priorità nella vita reale di ogni persona sono diverse.Ci sono coppie che hanno voluto optare per questo beneficio e le sue garanzie e per loro è un grande motivo di gioia. Per altri settori, le priorità sono altrove ed è proprio nell’accesso a diritti come la salute, l’istruzione, la sicurezza sociale, tra gli altri. Una volta che il matrimonio uguale per tutti è stato ottenuto, è importante concentrarsi su altre lotte fondamentali. Una di queste, per esempio, la legge sull’identità sessuale, una legge fondamentale soprattutto per i transessuali; lavorare sulla consapevolezza di cui abbiamo tanto bisogno per poter apprezzare la diversità come qualcosa di positivo.

Così, una volta raggiunto il matrimonio equo, dobbiamo continuare la lotta nell’incidenza politica e anche nel realizzare i cambiamenti sociali che permetteranno una convivenza armoniosa, pacifica e rispettosa tra eterosessuali, LGBTI e tra tutti. Un’altra lotta in sospeso è l’adozione, che è stata duramente attaccata e distorta da settori conservatori, sempre con argomentazioni menzognere. Gli argomenti in sospeso sono tanto diversi quanto le nostre popolazioni. La sfida è di unirci, sradicare il machismo e la discriminazione che esistono anche all’interno delle organizzazioni e delle popolazioni LGBTI. Infine, è fondamentale allearsi con altre organizzazioni sociali per eliminare ogni segno di discriminazione, omofobia e violenza e lavorare per una società che rispetti la diversità nella sua massima espressione.

Danilo conclude affermando che questo risultato è anche una commemorazione e un omaggio a tutti coloro che hanno combattuto per molti decenni, alle generazioni di uomini e donne che hanno nascosto le loro relazioni, che non hanno avuto la possibilità di vivere la depenalizzazione dell’omosessualità e che oggi non avranno accesso al diritto alla parità di matrimonio. È fondamentale, dice, riconoscere la lotta di Pamela Troya e Gabriela Correa, che hanno reso visibile la loro relazione davanti a questa società conservatrice e machista nel chiedere la registrazione del loro matrimonio. Riconoscere la Fondazione Pacta, di giovani avvocati che hanno aderito a questa lotta e che, con il sostegno di attivisti e organizzazioni, hanno ottenuto questo risultato. Allo stesso modo, un riconoscimento all’attivista Efraín Soria e alla sua compagna, della Ecuadorian Equity Foundation, che si è unita in modo così professionale e coraggioso affinché oggi siano riconosciuti questi diritti. Riconoscere la lotta di tutti e di tutte  è fondamentale. Ora continuiamo nella sfida per ottenere tutti i diritti  per la popolazione LGBTI.

Categorie: Diritti Umani, Diversità, Educazione, Genere e femminismi, Nonviolenza, Opinioni, Politica, Sud America
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