Sabato 8 giugno 2019 dalle 10 alle 18

CSOA Lambretta, via Edolo 10, Milano

Organizzato da Mai più lager – NO ai CPR

L’Appello condiviso mesi fa dalla Rete Mai Più Lager – No CPR, nei primi mesi di vigenza del D.L Salvini “Immigrazione-Sicurezza”, è stato fin qui oggetto di approfondita analisi ed applicazione e ha mosso i suoi primi passi, con riscontri anche come modello di resistenza diffusa replicato su varie zone del territorio.

Ma quanto sta accadendo ultimamente impone ora di impartire con urgenza un’accelerazione, e di trovare nuove modalità e ambiti di condivisione, sensibilizzazione, diffusione, e soprattutto di mobilitazione attiva sul territorio, per i prossimi mesi, per l’attuazione degli obiettivi comuni, che sempre di più coincidono per persone migranti e non.

Proponiamo quindi un laboratorio aperto di pratiche attive, una officina di elaborazione di strategie comuni di difesa, mobilitazione e riappropriazione di diritti, libertà e spazi.

E’ infatti sempre più evidente che, dai c.d. hotspot o altri non meglio identificati luoghi “idonei” in cui vengono trattenute le persone migranti nelle zone di frontiera, alle “zone sterili” degli aeroporti in cui vengono isolate in caso di respingimento, alle questure in cui gli avvocati non hanno più accesso, ai Centri di Permanenza per il Rimpatrio nelle nostre città, fino alle sempre più diffuse “zone rosse” di applicazione di “daspo” nelle nostre vie, è ormai un dilagare, sui nostri territori, di occasioni e luoghi di creazione di porti franchi dallo stato di diritto e per l’erosione delle aree di esercizio delle libertà e dei diritti individuali e collettivi, ben oltre il campo delle restrizioni previste (e le garanzie riconosciute) dal sistema penale per chi commetta un crimine. Il tutto in favore, e nelle mani, di un potere esecutivo e “di polizia” sempre più autoreferenziale e svincolato da ogni controllo e tutela giudiziaria.

A farne le spese, non solo le persone migranti: queste ultime hanno rappresentato solo il pretesto per il tentativo in corso di affievolimento generalizzato dei diritti di tutte e tutti, e per dare “picconate” a principi costituzionali fondamentali, quali ad esempio quello del diritto di asilo, del diritto alla difesa, ma anche di uguaglianza e di presunzione di non colpevolezza.

Il fenomeno è attualmente eclatante nella sua gravità, ma affonda le proprie radici e si serve di strumenti perfezionati sotto i precedenti governi, che l’attuale è stato in grado di adoperare sapientemente, creando un consenso diffuso che ha trovato già terreno fertile nelle politiche e nelle narrazioni legalitarie di “decoro e sicurezza”, abbinate strategicamente, e non solo da oggi, al tema dell’“immigrazione”.

Il risultato, a livello nazionale, è un ostinato e cieco sbarramento giuridico al fenomeno immigratorio, che si risolve nei fatti in una totale abdicazione alla gestione di quest’ultimo, che cionondimeno, come fenomeno sociale e storico, non può essere arrestato.

Il prodotto (voluto e perseguito) è il caos: da un lato, si registra un aumento vertiginoso di persone migranti prive e/o private di permesso, senza diritto all’accoglienza, e per le quali è nei fatti indisponibile anche un circuito di seria alternativa, neppure di sistemazione temporanea nei sempre più affollati dormitori; e dall’altro, persone munite di un titolo di soggiorno beneficiano di diritti che – nella migliore delle ipotesi – restano solo sulla carta, scontrandosi nei fatti con l’attuale collasso del sistema dell’accoglienza (a seguito dei tagli che hanno reso i relativi bandi insostenibili) e con la persistente negazione della iscrizione anagrafica e quindi di tutte le facoltà ed i diritti connessi: schema che si ripete anche sotto le amministrazioni locali, a parole, più “accoglienti”, come lo stesso Comune di Milano, comunque obbedienti alle istanze securitarie di “legalità” nella perenne e perdente rincorsa delle destre, e col “pugno duro” con le occupazioni abitative, come se, in tale contesto, non fosse loro la responsabilità di non saper, anzi voler, offrire un’alternativa alla strada.

Ovviamente, diretta conseguenza dell’irregolarità del soggiorno o della mancata iscrizione anagrafica dei “regolari” (specie ove gli sportelli della questura si ostinano a rifiutare o dilatare il tempo di rilascio dei permessi con prassi illegittime), è l’impossibilità di accesso ad un lavoro degno di tal nome, con tutto quel che ne consegue. Sotto tale profilo, si pone il problema delle prospettive di integrazione in una società già di per sé dis-integrata, dopo oltre un ventennio di politiche di precarizzazione del lavoro e dei relativi diritti. Vecchi e nuovi “irregolari” vanno quindi ad ingrossare le fila dell’esercito dei nuovi sfruttati, nelle schiavitù del terzo millennio, in cui la figura del datore di lavoro è sempre più evanescente – fino a diventare un algoritmo – ma il suo potere di fatto e di ricatto è ormai spropositato. E nello stesso esercito, a fianco a regolari ed irregolari senza lavoro, compaiono ora, massicciamente, gli operatori degli SPRAR e dei centri di accoglienza smantellati.

Quanto poi alle questioni di specifica fragilità sociale, inutile dirlo, quale ne sia la sorte: in una società in cui la lotta all’emarginazione lascia il posto alla lotta agli emarginati, non trovano spazio la tutela e la cura dei soggetti che storicamente partono con una situazione di svantaggio, quale è ad oggi nei fatti quello di essere, magari oltre che migrante, donna, o LGBTQI*, o disabile fisico o psichico, o anche solo semplicemente “diverso”: discriminazione che si aggiunge a discriminazione. E questo è un tema fin qui troppo poco considerato.

Se questo è il contesto, la chiamata è ad un intervento urgente e generalizzato, perché non può non tenere conto di un nuovo fattore: siamo tutte e tutti dallo stesso lato della trincea, migranti e non, associazioni, realtà e reti dedicate a questioni di immigrazione, lavoro, genere e salute. E questo deve indurci a ragionare insieme su nuove prospettive, superando schemi e ripartizioni ormai superati.

Abbiamo pensato ad una giornata di lavori su tavoli aperti, che si snoderanno sui seguenti temi principali, che traggono spunto da punti fondamentali del nostro Appello.

Il proposito è quello di trovare modalità, occasioni e nuove sinergie per produrre azioni pratiche e concrete di sensibilizzazione e mobilitazione nei più vari e ampi contesti.

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Queste le macroaree di lavoro e mobilitazione sulle quali vorremmo confrontarci con chi si riconosce negli obiettivi del nostro Appello:

1) Tavolo “Hotspot – CPR – Frontiere“: i porti franchi dei diritti e delle libertà
Documento di presentazione: http://bit.ly/2VAkzsm

2) Tavolo “Vivere la metropoli”: l’urgenza di invertire i processi generalizzati di affievolimento del diritto ad abitare e vivere la città, innescati dalle più e meno recenti politiche securitarie e dai pretesti narrativi sui quali essi si fondano.

http://bit.ly/2vVI0NE

3) Tavolo “Soggiorno, Accoglienza e Lavoro”: il Salvinismo come epilogo del ventennale processo di precarizzazione di permessi di soggiorno, accoglienza, lavoro ed esistenze: migranti e non, nel tritacarne della macelleria sociale. Strategie di uscita.

http://bit.ly/2Q72fRE

La raccomandazione – e l’impegno – è che tutti i tavoli trattino i rispettivi temi con particolare attenzione anche alle implicazioni degli stessi sulle questioni di genere, nella concordata opportunità di creare non un quarto tavolo a sé, bensì un tavolo “trasversale”, che attraversi e “contamini” gli altri con una nuova, più articolata visuale.

L’appuntamento è per sabato 8 giugno 2019, con il seguente programma:

Ore 10 – 11: iscrizione e introduzione tavoli di lavoro

Ore 11 – 13.30: discussione nei 3 tavoli

Ore 13 – 14.30: pranzo

Ore 14.30 – 15.30: ripresa lavori e sintesi tavoli

Ore 15.30 – 18.00: plenaria di restituzione lavori e conclusioni

Per info: noaicpr@gmail.com