Migranti e aziende biologiche si uniscono contro il caporalato

27.05.2019 - Italia che Cambia

Migranti e aziende biologiche si uniscono contro il caporalato
(Foto di Italia che Cambia)

In Puglia dalla collaborazione tra lavoratori migranti vittime di caporalato e aziende biologiche d’eccellenza è nato il pestato di cime di rapa e broccoletti Assay, risultato di un percorso che ha messo al centro i diritti delle persone e l’agricoltura ecologica nel tentativo di proporre soluzioni alla condizione di sfruttamento che affligge la produzione di cibo nel nostro Paese.

L’associazione ambientalista Terra! lancia sul mercato ASSAY, il prodotto di una filiera etica e trasparente costruita grazie al progetto “IN CAMPO! Senza caporale”. ASSAY è un pestato di cime di rapa e broccoletti frutto della collaborazione fra lavoratori migranti sottratti allo sfruttamento e aziende biologiche di eccellenza della Capitanata pugliese.

Il progetto ha previsto 10 mesi di formazione e tirocinio in agricoltura per 9 lavoratori provenienti da Ghana, Togo, Burkina Faso e Senegal. Molti di loro vivevano al ghetto di Borgo Tre Titoli, vicino a Cerignola (FG), senza accesso all’acqua o all’elettricità, lavorando come braccianti alla giornata sotto la regia dei caporali. Grazie al progetto “IN CAMPO! Senza caporale”, sono entrati per la prima volta in una casa vera nel centro urbano di Cerignola, hanno potuto studiare l’italiano e svolgere una formazione professionalizzante in 5 aziende biologiche del territorio, conoscere i loro diritti di lavoratori e fare un passo importante verso la vera integrazione.

“ASSAY è il prodotto di uno straordinario percorso che mette al centro i diritti delle persone e l’agricoltura ecologica, nel tentativo di proporre soluzioni alla condizione di sfruttamento che affligge la produzione di cibo nel nostro Paese – spiega Fabio Ciconte, direttore dell’associazione Terra! – Per sostenere concretamente il Made in Italy bisogna partire da chi, a monte di tutta la filiera, viene impiegato nella raccolta dei prodotti troppo spesso senza diritti e senza tutele. Il caporalato non sarà sconfitto fino a quando non troveremo il modo, istituzioni e società civile, di lavorare su scala nazionale a modelli di produzione e distribuzione capaci di garantire il rispetto dei diritti umani e sociali a tutti i livelli della catena produttiva”.

Nonostante il forte impegno, non è stato facile portare a compimento il progetto, e tutt’ora non è semplice concluderlo garantendo un futuro dignitoso a tutti i partecipanti. “Possiamo raccontare storie positive come quella di Mamadou, che dopo il tirocinio è diventato socio della Cooperativa Altereco – spiega Giulia Anita Bari, responsabile del progetto IN CAMPO! Senza caporale – Ma non vogliamo nascondere le storie più difficili. Due ragazzi che si stavano integrando, uno dei quali aveva anche trovato lavoro, si trovano esclusi dal sistema occupazionale a causa di un sistema di accoglienza sempre più restrittivo dopo le recenti norme del Governo in materia di sicurezza. Cosa sarà di loro? Rivolgiamo la domanda a chi innesca queste bombe sociali attraverso una politica irresponsabile e discriminatoria”.

PROTAGONISTI
I protagonisti – Si chiamano Yusuf, Mounir, Paap, Hussein, Ibrahim, Matthew, Guebre, Abdoulaye e Mamadou i protagonisti del progetto “IN CAMPO! Senza caporale”. Vengono da Ghana, Burkina Faso, Senegal e Togo. Quasi tutti hanno attraversato l’inferno libico prima di solcare il Mediterraneo a bordo di imbarcazioni di fortuna. Arrivati in Italia, dopo la prima accoglienza sono finiti quasi tutti nel ghetto di Borgo Tre Titoli, a vivere in baracche senza acqua né luce nell’attesa di essere reclutati dai caporali per qualche giornata di raccolta. Per conoscere tutte le loro storie visita il sito di Terra! a questo link.

LE AZIENDE PARTNER
Il progetto “IN CAMPO! Senza caporale” è stato possibile grazie alla collaborazione con 5 aziende biologiche d’eccellenza della Capitanata:

– La Cooperativa Sociale Altereco, nata nel 2008, dal 2011 gestisce Terra Aut, un bene confiscato alla mafia poco fuori dalla città di Cerignola. I terreni ospitano un orto invernale e uno estivo, ulivi e alberi da frutto da cui vengono prodotti ogni anno olio extravergine di oliva, confetture di uva, ciliegie e prodotti trasformati.

– La Cooperativa Sociale Pietra di Scarto, nata nel 1996 a Cerignola su tre ettari confiscati alla mafia. Produce olive Bella di Cerignola e pomodori, fondando la propria attività su un impegno politico quotidiano volto a promuovere il cambiamento in un territorio strangolato dalla criminalità organizzata e dal caporalato.

– L’azienda agricola Aquamela bio, condotta da Vito Merra, è nata nel 2005 e su 23 ettari produce in biologico cereali, olive Coratina e uva Garganega. L’azienda commercializza olio e olive Bella di Cerignola a marchio Aquamela bio, nome della località in cui si trovano sei ettari di oliveto.

– L’azienda agricola Roberto Merra, nata nel 2005 sui terreni di famiglia, produce in biologico uva da vino (varietà San Giovese, lambrusco e trebbiano toscano), pesche, pomodoro, olive Coratina e Bella di Cerignola.

– L’azienda agricola Domenico Russo è nata nel 2017, quando Domenico ha abbandonato la professione di commercialista per tornare alla terra. Su 14 ettari produce in biologico uva da vino e da tavola, pesche nettarine, albicocche ed olive.

LA FORMAZIONE
Grazie all’aiuto di Pio Bufano, consulente di numerose aziende agricole della Capitanata, i 9 partecipanti hanno svolto 150 ore di teoria e pratica nelle aziende partner del progetto “IN CAMPO! Senza caporale”. Le lezioni, svoltesi tra giugno 2018 e marzo 2019, hanno spaziato dalle caratteristiche suolo agli organismi viventi, dalla fotosintesi clorofilliana ai sistemi di irrigazione, fino alle malattie delle piante e alle tecniche di potatura di diversi alberi da frutta. Oggi i partecipanti hanno competenze di gran lunga superiori a quelle di un bracciante agricolo, e possono proporsi come operai specializzati nel settore primario.

Per tanti braccianti agricoli, in particolare immigrati in condizioni di vulnerabilità, è infatti difficilissimo uscire dalla spirale di sfruttamento innescata da tanti fattori: scarsa conoscenza della lingua italiana, difficoltà di ottenere un permesso di soggiorno, vita emarginata nei ghetti lontano dai centri urbani. Le falle nel sistema di accoglienza – allargate dal nuovo Decreto sicurezza – relegano gli stranieri alla marginalità, in condizioni da cui è quasi impossibile affrancarsi. “IN CAMPO! Senza caporale” vuole tracciare una strada diversa, che permetta ai giovani braccianti di valorizzare le proprie risorse per favorirne l’autonomia, il senso di responsabilità e di appartenenza.

IL PRODOTTO
ASSAY è un errore di scrittura in una chat. Da quando Guebre ha scritto “assay” invece di “assai”, la parola è diventata un tormentone: “ho lavorato assay”, “fa caldo assay”, “sono stanco assay”. In inglese, poi, significa assaggio: un motivo in più che ha spinto i ragazzi, guidati in un percorso partecipato da un esperto marketing strategist, a scegliere questo nome. ASSAY racconta una storia di integrazione e diritti, di ecologia e di filiere pulite.

Categorie: Europa, Migranti, Opinioni
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